Piemonte

Askatasuna: “Rioccupare? Stagione finita. Ma su corso Regina daremo battaglia politica”


«Rioccupare? Quella è una stagione finita ma dobbiamo rimboccarci le maniche per evitare che lo stabile di corso Regina 47 finisca in mano a un’associazione qualsiasi. Daremo battaglia politica affinché si riapra nel miglior modo possibile senza snaturarlo». Gli antagonisti del centro sociale Askatasuna non hanno dubbi sul futuro della struttura sgomberata il 18 dicembre e lo annunciano nella conferenza stampa per analizzare quanto accaduto il 31 gennaio, durante il corteo pacifico poi degenerato in violenze e scontri. Non fanno un passo indietro sulla possibilità di far parte del percorso futuro dello stabile, nonostante proprio quel 18 dicembre – quando sono state trovate sei persone all’interno –, il patto con il Comune sia saltato.

Il palazzo di corso Regina Margherita, «è innegabile, ci interessa come spazio ma non fine a se stesso, bensì per aprirlo alla comunità in modo più ampio possibile». Il timore di Aska è che «si ceda alle logiche di terzo settore o del privato». A parlare sono Michele, Ludovica e Martina, tre degli autonomi esponenti del centro sociale. «Quell’edificio è un simbolo, Askatasuna non è quell’edificio – ma aggiungono – una proposta, un metodo, un’attitudine e un atteggiamento che è quello di persone che decidono di mettere come priorità il fatto di volersi attivare nella società con le persone per portare del cambiamento».

Alla domanda sulla loro vocazione politica, rispondono: «Non rappresentiamo nessuno, non stiamo nelle istituzioni proprio perché crediamo che la politica si faccia dal basso e si faccia con le persone e che quell’opzione di cambiamento si costruisca collettivamente». Intervengono anche sul tema delle violenze e dicono: «La questione andrebbe complessificata: di fatto chi ha innalzato il livello è chi ha deciso di attaccare l’Askatasuna e di attaccare Torino con lo sgombero del 18 dicembre». Secondo gli autonomi lo sgombero ha «chiaramente portato in piazza anche una risposta a questo attacco. È stata una risposta determinata, che ha visto la partecipazione di tutti e tutte». E mentre sugli obiettivi delle manifestazioni assicurano: sono «condivisi da tutti», sulle diverse modalità, dicono: «Si tratta di autodifesa, ognuno sceglie come partecipare alle manifestazioni».


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