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ascolta “What Lies Ahead”, terzo estratto dal prossimo album “o\i”


Dopo “Been Undone”, uscito con la Wolf Moon di gennaio, e “Put The Bucket Down”, diffuso in occasione della Snow Moon, anche il nuovo brano è stato lanciato seguendo il calendario lunare, questa volta durante la Worm Moon. Il progetto prevede infatti la pubblicazione di una nuova traccia a ogni luna piena, fino alla presentazione integrale del disco a fine anno.
Gabriel spiega che il brano era già apparso in forma embrionale durante il “Back To Front Tour”, dove veniva eseguito senza testo, come accadeva anche per “Playing For Time”: una composizione ancora in progress. L’origine risale a una melodia su cui stava lavorando suo figlio Isaac. “Mi colpì subito”, racconta, “e pensai che potesse diventare la base per qualcosa di più strutturato”.

Nel corso di quel tour erano presenti anche le musiciste scandinave Jennie Abrahamson e Linnea Olsson, quest’ultima al violoncello. Gabriel aveva particolarmente apprezzato una linea di cello di Olsson, poi confluita nella registrazione definitiva. Nel 2022, John Metcalfe ha aggiunto ulteriori arrangiamenti orchestrali.
Nel brano ritorna inoltre il coro maschile svedese Orphei Drängar, già presente in “This Is Home” su “i/o”. Gabriel sottolinea l’atmosfera peculiare che il coro riesce a generare: intensa, emotiva, quasi sospesa. L’idea di aprire il pezzo con questa tessitura corale è stata suggerita da Brian Eno. Gabriel ribadisce il proprio interesse per una musica dal carattere spirituale e ispirazionale: pur non definendosi religioso, riconosce in quelle sonorità la capacità di trasportare l’ascoltatore in una dimensione altra, più contemplativa.
Ascolta qui sotto “What Lies Ahead”.

“What Lies Ahead” affronta il tema dell’invenzione e della figura dell’inventore. Il padre di Gabriel era un ingegnere elettronico e inventore, e il musicista ricorda le difficoltà incontrate nel trasformare un’idea in un prodotto concreto: le continue revisioni, la ricerca di finanziamenti, il confronto con il mercato. Un’esperienza che ha alimentato la sua riflessione sui processi creativi e sulle analogie tra invenzione tecnica e creazione artistica.
L’artwork del mese è firmato dall’artista femminista Judy Chicago: si tratta di “Birth Tear / Tear” (1982). L’opera, che raffigura il dolore del parto, viene letta da Gabriel come metafora della nascita di un’idea, un processo meno traumatico ma segnato da tensioni e trasformazioni. Il lavoro fu realizzato nell’ambito di un ampio progetto sul tema della nascita che, tra il 1980 e il 1985, coinvolse oltre 150 collaboratori sotto la direzione dell’artista; questo specifico ricamo venne eseguito da Jane Thompson a Houston, in Texas.
Gabriel cita una frase di Chicago — “truth can be found in the ignored, the forgotten, and the left out” — accostandola a una riflessione di Gaetano Pesce secondo cui “la bellezza del futuro risiederà nell’imperfezione”. In un contesto dominato da automazione e intelligenza artificiale, il musicista rivendica il valore del pensiero critico e degli spazi deputati alla sperimentazione, come le arti e le università, esprimendo preoccupazione per le tendenze che ne limitano l’autonomia.

Entro la fine del mese, in coincidenza con la luna nuova, verrà pubblicato anche il “Dark-Side Mix” di “Put The Bucket Down”, firmato dal produttore Tchad Blake.




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