Ascoli, pochi locali a disposizione dell’università. Stop al corso di scienze infermieristiche

ASCOLI – Nel momento in cui la Link University si prepara ad attivare il corso di Medicina e Chirurgia all’ombra delle Cento Torri, il Piceno rischia paradossalmente di perdere un pezzo fondamentale della sua offerta formativa: il corso di laurea in Scienze infermieristiche dell’Università Politecnica delle Marche.
La proposta
La proposta di sospensione del primo anno, avanzata dal preside di facoltà Mauro Silvestrini durante un incontro di pochi giorni fa ad Ancona, avrebbe un effetto dirompente. In tutte le province marchigiane verrebbe attivato il nuovo anno accademico, tranne che ad Ascoli. Risultato: un corso monco, ridotto ai soli secondo e terzo anno, destinato fatalmente a spegnersi per mancata continuità. Una chiusura non dichiarata, ma di fatto programmata. Eppure i segnali non mancavano. Già negli anni scorsi erano emerse criticità logistiche, dalla carenza di aule fino alla difficoltà di garantire spazi adeguati per la didattica. Una situazione tamponata solo di recente con la disponibilità di locali all’interno dell’ospedale Mazzoni. Ma il cerotto non è bastato, e ora si arriva al punto più critico: mentre la sanità del territorio reclama personale, la formazione di quel personale rischia di scomparire proprio dove sarebbe più necessaria. La perdita del corso di Scienze infermieristiche sarebbe una mazzata non solo per l’università pubblica, ma per l’intero sistema sanitario del Piceno. Gli ospedali di Ascoli e San Benedetto verrebbero privati del loro naturale serbatoio di risorse umane, in un momento storico in cui la carenza di infermieri è già un’emergenza nazionale. Una contraddizione che suona come un paradosso politico e amministrativo: si parla ovunque di potenziare la sanità territoriale, ma si indebolisce la formazione di base degli operatori. E c’è anche un valore simbolico che pesa come un macigno. Ad Ascoli la scuola per infermieri, seppure non universitaria, fu una delle prime a nascere negli anni Settanta grazie alla lungimiranza degli amministratori di allora. Era un investimento sul futuro, un seme che ha dato frutti per decenni. Ora quel patrimonio rischia di essere disperso senza un vero dibattito pubblico, nell’indifferenza generale.
I privati
Intanto, l’università privata avanza spedita, portando con sé prestigio, investimenti e un’offerta formativa accattivante. Nulla di male, se non fosse che il contrappasso sembra ricadere proprio sulla struttura pubblica, già fragile e ora sempre più marginalizzata. La domanda che resta sospesa è semplice e inquietante: Ascoli sta scegliendo, o sta subendo? Una città che perde pezzi del suo futuro formativo perde anche una parte della sua identità. E questa volta il prezzo potrebbe essere molto alto.




