Arrivano la Pasqua e la Pasquetta tra fede, sole e 12 chili di salsiccia
Per Pasqua e Pasquetta stai attento alla pancetta, che detta così sembra un consiglio, ma in Sicilia è una minaccia. Perché questo è un periodo attesissimo dove si risveglia contemporaneamente il lato spirituale del siciliano e pure quello digestivo.
Ci sono tradizioni meravigliose come la Processione dei Misteri a Trapani, il Ballo dei Diavoli a Prizzi, la Settimana Santa di Enna, i Riti Pasquali a Piana degli Albanesi, gli Archi di Pane a San Biagio Platani a tanti altri, tutti bellissimi e carichi di significato religioso. Ma la Pasqua in Sicilia non è solo una festa, è soprattutto una scommessa col meteo. È quella settimana in cui tutti, ma proprio tutti, oltre a partecipare alle processioni, stanno incollati al telefonino per controllare il meteo. E quest’anno finalmente c’è il sole, bello e splendente, come le grigliate di Pasquetta.
Però con le belle giornate il siciliano va in crisi. Perché in Sicilia la Pasqua è sacra e si festeggia in famiglia, tranne a Palermo dove quest’anno in più di venticinquemila festeggeranno allo stadio per seguire la partita contro l’Avellino. A Pasquetta invece in molti si concedono la canonica gita fuori porta, peccato che alla fine mangiano così tanto, che non ci passano. La prima cosa è mettere d’accordo tutti su dove andare: in montagna, al mare o in campagna?
Dopo la scelta del posto parte l’altra tradizione siciliana che sembra il titolo di un talent in tv: «chi prepara il mangiare?». Ecco il momento in cui la Pasquetta smette di essere una gita e diventa una missione umanitaria. A Pasqua e Pasquetta la tavola siciliana diventa un monumento all’abbondanza. C’è di tutto. E quando dico di tutto, intendo che se un turista straniero vede la scena, pensa che siamo i concorrenti affamati che arrivano dall’Isola dei famosi. Tavoli pieni, contenitori, teglie, piatti di carta, vassoi di alluminio, bottiglie, bicchieri, salse, sottaceti, olive, torte salate, cassate, cannoli, impanate, carciofi, salsiccia, agnello, capretto, pollo, focaccia, vino a fiumi e birra a volontà.
Il momento più importante è l’accensione della griglia con tutti i commensali che chiedono in coro: «ma la carne è pronta?». E quando l’uomo della griglia dice sì, tutti corrono come per l’assalto al traghetto ad agosto. Poi c’è sempre quello salutista, che a Pasquetta si sveglia e dice: «Io carne non ne mangio, magari un’insalatina». Poi dopo mezz’ora lo trovi con due salsicce, un pezzo di castrato, mezza focaccia con la ricotta e un bicchiere di vino che esclama: «Vabbè, oggi è festa».
In Sicilia «oggi è festa» è la formula magica che sospende ogni regola con dieta, glicemia e trigliceridi fino a data da destinarsi. E dietro questa abbondanza, c’è una teatralità meravigliosa, c’è il cuore della Sicilia che riesce a trasformare una giornata qualunque in un evento da condividere sui gruppi WhatsApp. Anche i dialoghi a fine pranzo sono sempre gli stessi: «Vuoi il caffè?». «Sì, però amaro». La frutta? «No». E il Dolce? «No». «Almeno assaggia la cassata». Sulla cassata cominci a barcollare e dici: «Solo un pezzettino». Che un pezzettino in Sicilia corrisponde a due porzioni a Milano. E quando ve ne andate vi salutate con la stessa frase usata da più di duemila anni: «Ci vediamo l’anno prossimo!». «Se Dio vuole!». «E se c’è sole!». Auguri a tutti!
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