Marche

arrivano i gettonisti, ma a caro prezzo. In 9 mesi spesi 10 milioni


ANCONA – Diciassette milioni di euro in un anno per garantire turni e servizi che il personale interno non riesce più a coprire. È il costo delle esternalizzazioni nella sanità marchigiana nel 2024: un sistema che, tra cooperative, contratti flessibili e medici a gettone, ha permesso di evitare la chiusura di reparti chiave, ma che espone le aziende a una spesa ormai strutturale.

La frenata

E se il 2025 segna una lieve frenata, non si può ancora parlare di inversione di rotta: al 30 settembre la spesa regionale aveva già toccato 10,47 milioni di euro. Pesaro Urbino è scesa a 3,45 milioni (nel 2024 erano 7,1) ma resta l’area più dipendente dalle esternalizzazioni insieme a Fermo, che si attesta a 3,38 milioni contro i 4,1 milioni dell’anno precedente. Al contrario, l’Azienda ospedaliera universitaria e Inrca non fanno uso di gettonisti medici, ma di altre forme di esternalizzazione sanitaria che pesano sul bilancio rispettivamente per 261mila e 428mila euro.

Numeri che si muovono in una geografia complessa, diversa da territorio a territorio. La provincia di Macerata è il territorio dove le relazioni aziendali parlano più chiaramente di emergenza.

Le Pediatrie di Macerata e Civitanova, entrambe legate ai punti nascita, non dispongono della dotazione necessaria per una copertura h24. Cinque dimissioni e tre astensioni per maternità hanno svuotato i reparti in pochi mesi e i concorsi non hanno prodotto candidati idonei.

I pronto soccorso

Ancora più evidente è la criticità nei pronto soccorso: Macerata, Civitanova, Camerino e San Severino devono garantire turni continuativi con un organico insufficiente. Attualmente risultano posti ancora vacanti, che non sono stati coperti nel tempo per mancanza di candidati nelle graduatorie di concorso: il 7 settembre è stato emesso un ulteriore avviso pubblico per contratti di lavoro flessibile. In provincia il ricorso a gettonisti è stato obbligatorio. Non meno grave, ma comunque migliorata, la situazione a Pesaro.

L’ondata di assunzioni avviata nel 2025 – in Medicina, Anestesia, Ostetricia-Ginecologia – e il ricorso a turnazioni tra discipline affini hanno finalmente alleggerito la spesa, che rimane comunque tra le più alte della Regione. Nella top 3 delle province più onerose c’è la città dell’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro, Fermo, che pure per il 2026 prevede una riduzione drastica degli esterni: in Pediatria sono stati assunti 4 pediatri e il direttore di struttura complessa che a breve porterà all’eliminazione dei gettonisti (salvo che per l’attività di guardia).

Mentre al pronto soccorso dal 16 gennaio prenderà servizio il nuovo direttore di struttura complessa e nel 2025 sono stati assunti un medico e 6 anestesisti. Ad Ancona la pressione è stata meno drammatica, ma il meccanismo è lo stesso: tra graduatorie esigue e difficoltà di reclutamento, i gettonisti hanno permesso di riportare la situazione alla normalità. Il caso della Radiologia di Fabriano è emblematico: con l’arrivo di nuovi medici, le esternalizzazioni sono state quasi azzerate. Ad Ascoli Piceno l’emergenza-urgenza continua a muoversi sul filo del rasoio. L’Ast ha tentato tutte le strade: tre concorsi (che hanno portato all’assunzione di tre medici e tre specializzandi), incarichi autonomi, richiami a medici esperti e pensionati. Nonostante questo, alcune posizioni resteranno scoperte fino al 2026, rendendo inevitabile il supporto dei gettonisti.

La Regione rivendica, come risposta strutturale, l’aumento di 28,7 milioni del tetto di spesa per il personale dal 2021, l’attivazione di 60 procedure concorsuali e l’utilizzo di 24 accordi con l’Università per assumere specializzandi. Interventi che iniziano a produrre risultati, ma che ancora non bastano.




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