arriva il primo piano per una città “a misura di donna”
Roma prova a ridisegnarsi partendo da un punto di vista finora rimasto ai margini della pianificazione urbana: quello di genere. Non è solo una scelta simbolica, ma un cambio di prospettiva destinato a incidere su spazi, servizi e mobilità.
Nasce così il primo “Quaderno della città che cambia”, un documento che punta a orientare lo sviluppo della Capitale verso criteri più equi, accessibili e inclusivi.
La sfida è tutt’altro che teorica. I dati raccolti negli ultimi anni raccontano una città vissuta in modo diverso a seconda delle persone: donne, anziani, bambini, persone con disabilità e comunità LGBTQI+ incontrano più ostacoli negli spostamenti quotidiani, nella percezione della sicurezza e nell’accesso ai servizi.
Un quadro che riflette squilibri strutturali e una storica sottorappresentazione femminile nei processi decisionali legati all’urbanistica.
Il documento, presentato all’Urban Center Metropolitano, rappresenta un primo passo concreto per colmare questo divario.
Frutto della collaborazione tra Roma Capitale, Human Foundation e Risorse per Roma, il Quaderno mette a disposizione strumenti operativi per amministratori e tecnici: linee guida, casi studio e indicazioni pratiche per integrare la prospettiva di genere in ogni fase delle politiche urbane, dalla progettazione alla valutazione degli interventi.
Non si tratta solo di teoria: le indicazioni saranno sperimentate sul campo, a partire dal quartiere Spinaceto, dove sono previsti interventi di urbanistica tattica pensati per migliorare vivibilità e sicurezza, in continuità con il programma “15 Municipi, 15 progetti per la città in 15 minuti”.
Il percorso si inserisce in un quadro più ampio, che guarda alle migliori esperienze europee – da Parigi a Vienna, fino a Barcellona – ma valorizza anche progetti locali già avviati, come Spatium Urbis e HER WALKS, che hanno analizzato la città attraverso mappe partecipate e vissuti quotidiani.
Al centro c’è un’idea semplice quanto rivoluzionaria: una città progettata per le donne è una città che funziona meglio per tutti.
Significa ripensare l’illuminazione pubblica, rendere i marciapiedi accessibili anche con passeggini, potenziare i trasporti non solo verso i poli produttivi ma anche verso scuole, servizi e luoghi di cura.
In altre parole, trasformare lo spazio urbano da luogo di passaggio a spazio di relazione, sicurezza e partecipazione.
Il confronto avviato durante la presentazione ha coinvolto istituzioni, accademici ed esperti del settore, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa e strutturata.
Una riflessione destinata a proseguire nelle prossime settimane, mentre Roma prova a imboccare una strada nuova: quella di una città più vicina ai bisogni reali delle persone.
Perché, come sottolineato durante l’incontro, l’urbanistica non è mai neutrale. E progettare includendo davvero tutte e tutti significa, in fondo, ridefinire il diritto stesso alla città.
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