Armi clandestine tra Dasà e Acquaro: due arresti nel Vibonese
Un arsenale nascosto, ricostruito attraverso i segreti custoditi in uno smartphone. I carabinieri di Serra San Bruno hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini, originari di Dasà e Acquaro, accusati a vario titolo di detenzione di armi clandestine, armi comuni da sparo e ricettazione.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, ha preso il via lo scorso 28 gennaio 2025. In quella data, i militari della Stazione di Arena e del Nucleo Operativo e Radiomobile avevano rinvenuto una pistola calibro 9 con la matricola punzonata e tre cartucce. Quello che sembrava un ritrovamento isolato si è rivelato, grazie agli accertamenti tecnici, solo la punta di un iceberg.
La svolta nelle indagini è arrivata dall’analisi forense di uno smartphone in uso a uno degli indagati. All’interno del dispositivo, i Carabinieri hanno trovato prove che ricondurrebbero ai due arrestati la disponibilità di un vero e proprio arsenale. Oltre alla pistola già sequestrata, gli inquirenti ritengono che i due avessero gestito: un fucile semiautomatico con matricola abrasa; una pistola revolver calibro 44 magnum; una pistola semiautomatica calibro 7.65; un fucile da caccia.
L’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Vibo Valentia, è stata eseguita con un’operazione che ha visto un vasto spiegamento di forze. Oltre ai militari di Serra San Bruno, hanno partecipato all’azione lo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” di Vibo Valentia, specializzato nelle ricerche in zone impervie; i carabinieri di Alba (CN), segno che le ramificazioni o gli spostamenti degli indagati avevano toccato anche il Nord Italia.
I due soggetti si trovano ora ristretti in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, mentre proseguono gli accertamenti per capire se le armi siano state utilizzate in recenti episodi di cronaca nella zona delle Serre vibonesi.
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