Puglia

Arena Giardino, il cinema del Libertà a 500 Lire è un ricordo

C’era una volta l’ex Arena Giardino, il cinema all’aperto nell’ex Manifattura dei Tabacchi. Nel cuore del quartiere Libertà di Bari è stato per anni il centro nevralgico per la proiezione di centinaia di film a cui l’intero rione si recava: “Costava 500 lire – racconta Giovanni, un signore di circa 70 anni o poco più, incontrato all’interno dello spazio che oggi ospita il mercato rionale – eravamo ragazzi e aspettavamo che si accendessero le luci del cinema Giardino per vedere il film della serata. Era bello”. C’è molta nostalgia nei suoi occhi, un po’ per i tempi leggeri della gioventù passata, vere e proprie scatole di ricordi ed emozioni per quella Bari che non c’è più.

Era una sala di seconda visione, economica, che proiettava film classici e di qualità, frequentata anche da studenti e amanti del cinema. La sua esistenza faceva parte di una rete di cinema all’aperto, oggi scomparsi, che rappresentavano un importante punto di riferimento culturale per la città. L’arena Giardino costituiva un vero fiore all’occhiello, un elemento di avanguardia sorta all’interno di quella che fu considerata la più grande struttura industriale del sud, realizzata in pieno stile liberty su volontà di re Vittorio Emanuele III nel lontano 1913.

Funzionante dal dopoguerra, nel 1947 aprì per la prima volta i suoi battenti; la sala di proiezione dedicava ai suoi lavoranti, la serata inaugurale di ogni nuova stagione. Poteva ospitare fino a 106 poltrone dalle quali si assisteva alle seconde visioni dei film in voga in quegli anni: “Ricordo quando con mia cognata – racconta Claudia, 70enne – andammo a vedere il film ‘Madame X’, con Lara Turner, celebre attrice americana nota nei fotoromanzi. Le sedute erano circondate da grandi alberi, un piccolo polmone verde nel quartiere. Ancora oggi ritorno a quell’emozione di vedere una pellicola che per l’epoca (era il 1966) toccava temi scabrosi come il tradimento e andare a cinema da sole era qualcosa di davvero poco frequente”.

Un atto di libertà per quei tempi ma soprattutto un gesto che racconta un pezzo di popolazione in cammino verso il cambiamento di una nazione che si incrociava con il rinnovo di un quartiere in forte espansione e per il quale la manifattura dei tabacchi rappresentava un movimento innovatore nonché simbolo di emancipazione femminile, dotata di servizi di welfare aziendale come la mensa, l’asilo nido, la nursery, il cinema e un centro ricreativo per i dipendenti: “Mia madre era una di quelle tabacchine, lavoratrici per lo più dello stesso quartiere che, grazie alle loro mani, piccole e agili, producevano sigari e sigarette. Lo ricordo ancora il rumore della sirena alle 8 in punto che segnava l’ingresso in fabbrica – dice Nicola – al cinema Giardino offrivano anche il cremino a noi figli dei dipendenti per ogni inizio di stagione cinematografica”. Camminando su quel tratto di strada, le narrazioni si intrecciano e disperdono, creando un inevitabile effetto ‘amarcord’. Vola il ricordo a voci, rumori, risate, musiche e colonne sonore, commenti, brusii, odori, colori, fumi. Del botteghino da cui si compravano i biglietti, una piccola nicchia verde prato, oggi rimane solo un cumulo di rifiuti e sporcizia; dal cancello arrugginito si alza un manto di vegetazione selvaggia e di sterpaglia incolta che copre del tutto quello che fu il pavimento del cinema. In fondo si erge ancora, come un re senza corona, lo schermo, scrostato e sporchissimo ma da cui nel secolo scorso venivano trasmesse le pellicole più famose: “Succedeva spesso che chi abitava nei palazzi difronte, guardasse i film seduti comodamente sul proprio balcone – continua Giovanni”.

Spente le luci, resta il buio più fosco. Non rimane nulla, nessun cartellone che annuncia il prossimo film in uscita, nessuna fila al botteghino, nessun carretto che, posto fuori, vendeva panini e birre, in seguito sostituito da un baretto proprio subito dopo l’entrata nell’arena. Dalla sua chiusura sono passati oltre 30 anni, oggi l’area è abbandonata all’incuria e al degrado più fetido e nessun atto di bonifica è in corso. A fare da padroni solo motorini e macchine che riempiono lo spazio antistante, ciotole per gatti randagi e rifiuti di ogni tipo seppellendo così ogni ricordo di quello che un tempo fu uno tra i cinema più frequentati del quartiere, baluardo di bellezza e sogni.




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