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Arbitri, il presidente Zappi squalificato per 13 mesi: per la decadenza serve la sentenza definitiva

Tredici mesi di squalifica per il presidente dell’Aia, Antonio Zappi. Lo ha stabilito il tribunale federale nazionale della Figc che ha quindi pienamente accolto la richiesta della procura avanzata nell’udienza di questa mattina. Il numero uno degli arbitri era accusato di avere esercitato pressioni sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, affinché rassegnassero le dimissioni dai rispettivi incarichi. Zappi, in base allo Statuto Figc, nonostante l’inibizione sia superiore all’anno (era sufficiente in realtà una inibizione superiore a due mesi, avendone già scontati 10 in carriera), al momento non decade dalla presidenza: è necessario infatti che il provvedimento sportivo sia definitivo, quindi in secondo appello. I difensori di Zappi, che faranno appello, hanno abbandonato l’aula durante l’udienza: “Diniego al nostro assistito delle istanze istruttorie preliminari da noi avanzate”, hanno fatto sapere gli avocati Sergio Santoro, Daniele Sterrantino e Matteo Sperduti: “La fase istruttoria è stata di fatto svuotata di contenuto”.

Zappi squalificato, era in carica da un anno

Zappi era stato eletto con il 72,3% delle preferenze poco più di un anno fa, il 14 dicembre del 2024: l’inchiesta era nata da un esposto, in seguito disconosciuto da chi lo aveva presentato (un ex arbitro della sezione di Macerata) ma che poi ha trovato conferme nelle dichiarazioni dei due protagonisti della vicenda: gli ex designatori Ciampi e Pizzi. Entrambi hanno raccontato di aver subito pressioni, documentandole con i messaggi WhatsApp, per dimettersi in modo che potessero essere nominati al loro posto Orsato e Braschi.


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