Piemonte

approvato il nuovo regolamento per il benessere animale

LEINI’ – Un passo deciso verso una maggiore tutela degli animali e della salute pubblica. Il Consiglio comunale di Leinì ha approvato all’unanimità il nuovo Regolamento per il benessere animale, introducendo una misura destinata a far discutere: il divieto di vendita e detenzione di animali vivi nei mercati settimanali.

Una scelta che nasce anche dalla spinta della coalizione “Non in vendita / Not For Sale”, impegnata a contrastare il fenomeno dell’acquisto impulsivo di animali e a promuovere modelli più etici e responsabili.

Un regolamento più ampio e strutturato

Il provvedimento non si limita al solo divieto nei mercati, ma definisce un quadro organico per la tutela degli animali a livello comunale. Il regolamento riconosce i proprietari come responsabili diretti del benessere fisico ed etologico degli animali, vietando esplicitamente maltrattamenti, abbandono e qualsiasi pratica che possa provocare sofferenza.

Tra i punti disciplinati figurano:

  • la detenzione responsabile;
  • il commercio e la vendita di animali;
  • le condizioni di vita e il trasporto;
  • l’impiego degli animali negli spettacoli.

Non mancano inoltre misure dedicate all’educazione civica e alla collaborazione con enti veterinari e associazioni, oltre a un sistema di sanzioni economiche per chi viola le norme.

Gli emendamenti approvati

Il testo è stato perfezionato con due emendamenti significativi. Il primo chiarisce la definizione di animale da compagnia: l’elenco di specie (come cani, gatti, uccelli o animali acquatici) è da considerarsi esemplificativo e non esaustivo.

Il secondo introduce un’eccezione per eventi e manifestazioni patrocinati dal Comune, purché svolti nel pieno rispetto della normativa sul benessere animale.

Perché vietare gli animali nei mercati

Sebbene sempre meno diffusa, la vendita di animali vivi nei mercati settimanali è ancora presente in alcuni territori. Una pratica che, secondo associazioni e promotori del regolamento, comporta criticità rilevanti su tre fronti: benessere animale, salute pubblica e responsabilità negli acquisti.

Gli animali, spesso esposti in gabbie sovraffollate e privi di adeguati ripari, sono sottoposti a stress continuo: trasporti frequenti, manipolazioni da parte dei visitatori e condizioni ambientali inadeguate. Tutto questo può generare paura e sofferenza.

Dal punto di vista sanitario, i mercati rappresentano potenziali luoghi di diffusione di zoonosi, malattie trasmissibili dagli animali all’uomo. La vicinanza con banchi alimentari aumenta inoltre il rischio di contaminazioni batteriche, con possibili conseguenze per la sicurezza alimentare.

Infine, l’acquisto d’impulso: comprare un animale senza una valutazione consapevole delle responsabilità può portare a situazioni di detenzione inadeguata o, nei casi peggiori, all’abbandono.

Verso un modello più responsabile

Il divieto mira anche a favorire l’adozione consapevole attraverso rifugi e associazioni, dove i futuri proprietari possono ricevere informazioni adeguate e scegliere in modo responsabile. Allo stesso tempo, contribuisce a contrastare il commercio illegale e non tracciato.

Una direzione già intrapresa da oltre venti comuni italiani, tra cui Milano, Roma, Monza, La Spezia, Bari e Lecce. Leinì si inserisce così in una rete crescente di amministrazioni locali sensibili al tema.

L’appello a Torino

Proprio su questo punto insiste la coalizione “Non in vendita”, che invita ora Torino a seguire l’esempio.

“Confidiamo che Torino non resti indietro rispetto ad altre grandi città italiane e risponda alle aspettative sociali, vietando i mercati con animali vivi – dichiarano –. La sensibilità sociale evolve e gli standard devono adattarsi, integrando nuove preoccupazioni come la salute pubblica, la sicurezza alimentare e il benessere animale”.

Un segnale chiaro, dunque, che parte da Leinì e punta a estendersi: il rapporto tra cittadini e animali cambia, e con esso anche le regole che lo governano.

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