Cultura

Approfondimenti – Musica dall’altro mondo

C’è musica fuori dalla nostra bolla

max_ananyev_01All’interno del mercato musicale – italiano, europeo e statunitense – sembra esistere una caratteristica immutabile. Quella di un mercato che si definisce internazionale ma che, nei fatti, resta confinato entro ristrette aree geografiche e continua a essere dominato dall’universo anglofono, pur concedendo uno spazio significativo alla discografia nazionale di ciascun paese. L’innegabile egemonia anglofona non si limita a dominare quantitativamente il mercato, ma stabilisce anche cosa può essere canonizzato come classico e cosa deve essere scartato. Le discografie nazionali sopravvivono all’interno di questo schema solo in forma subordinata, come eccezioni tollerate, purché non mettano in discussione l’ordine simbolico dominante.

Nell’epoca delle classifiche di fine anno, una delle prove più lampanti di questa regola risiede proprio nell’omogeneità degli ascolti della stampa specializzata di tutti i paesi occidentali: al netto delle differenze legate alle specificità nazionali, le classifiche di una webzine inglese, americana, italiana, francese o polacca tendono a somigliarsi in modo impressionante. Esiste chiaramente un mercato comune che attraversa paesi diversi, una sorta di bolla culturale relativamente chiusa che – sebbene continuamente invasa da centinaia di migliaia di nuove uscite – è quasi del tutto impermeabile alle influenze provenienti dal resto del mondo.

foresteppe_01Questa egemonia culturale e politica ha come effetto principale l’esclusione sistematica della musica proveniente dalla stragrande maggioranza dei paesi del pianeta. Intere nazioni, e talvolta interi continenti, vengono di fatto cancellati dal mercato musicale anglofono. 
La lista di dischi che segue, inevitabilmente parziale, si concentra su una selezione di album russi del 2025 disponibili su Bandcamp, che rappresentano solo una piccola percentuale della produzione musicale del paese. Un viaggio, dunque, in un altro mondo: un percorso che attraversa elettronica, gothic, ambient, psichedelia, progressive, jazz, post-rock, metal, folk, shoegaze, musica etnica e molte altre declinazioni sonore, offrendo uno sguardo su una scena vastissima e largamente ignorata.

Max Ananyev – Seasons (acoustic ambient, guitar ambient)

max_ananyevIl chitarrista acustico di San Pietroburgo Max Ananyev è probabilmente la scoperta più interessante di questa ricerca nella musica russa contemporanea. La sua chitarra acustica minimale evoca paesaggi sonori intimi “adatti a menti capaci di sognare” (così dice lui in un’intervista). Ogni brano di “Seasons” rimanda ad ambienti naturali differenti divisi nelle quattro stagioni. Ananyev ha la capacità di creare mondi in cui tempo sembra fermarsi, come se ci mettesse di fronte quattordici dipinti che colgono un attimo irripetibile ed eterno. Dall’inverno gelido di “White Frost”, che fa emergere la bellezza di un paesaggio in una fase di stasi in attesa di esplodere di vita, alla rinascita di “The Water Awakening” sino alle delicatissime melodie di “Photosynthesis” e all’estate di “Golden Time”, ogni brano è un tassello che racconta, stagione dopo stagione, i cambiamenti che avvengono nelle foreste russe che hanno segnato l’intera carriera di Max Ananyev. Chiude il cerchio “Snow Magic”, un nuovo inverno che riapre l’eterno ciclo dell’esistenza. Voto 8

Brom – Чёрная голова (Black Head) (avant jazz, no-jazz)

bromI Brom sono un collettivo moscovita di jazz d’avanguardia tra i più estremi oggi attivi in Russia, come testimoniano le numerose recensioni entusiastiche apparse tanto sulle webzine locali quanto su quelle internazionali. Il nuovo Lp “Black Head” è un lavoro violento e contorto, che spinge il linguaggio jazzistico fino ai limiti del math-rock: il basso post-punk è aggressivo e frontale, le composizioni oscillano tra avant-prog, esplosioni noise e furiose derive free jazz, con il sax tenore di Ivan Bursov a giganteggiare su un caos costantemente sul punto di collassare. “Макароны” (“Pasta”) sembra evocare atmosfere da poliziottesco all’italiana, mentre “Сон милицанера” (“Il sogno di un poliziotto”) è un esempio riuscitissimo di improvvisazione caotica e feroce. Ogni traccia si configura come un’esperienza d’ascolto entusiasmante, anche – e soprattutto – nei momenti più brutali, come nel devastante finale del terzo brano. La band si autodefinisce no-jazz, in omaggio alla no-wave, ma osservando la copertina e, soprattutto, lasciandosi travolgere dalla musica, l’idea di thrash jazz appare decisamente più calzante. Voto 8



Foresteppe – Vstrecha (ambient, minimal folk)

foresteppeLa maggior parte della musica prodotta in Russia proviene ovviamente da Mosca e San Pietroburgo, ma in questo caso ci spostiamo a Berdsk, in Siberia, città natale di Egor Klochikhin, autore del progetto Foresteppe. Attivo dal 2012 e autore tra i tanti del bellissimo album “Diafilms” (2015), Foresteppe è un maestro nel ricreare paesaggi che si ispirano alla memoria di un’infanzia perduta, alla riscoperta di momenti di pace passati nella propria casa, al sicuro, quando fuori la temperatura può raggiungere i meno cinquanta gradi. “Vstrecha” è una registrazione live proprio del periodo di “Diafilms” che tra ambient, folk, field recording e un’estetica lo-fi molto molto accentuata crea un forte punto di contatto tra sonorità e memoria (il suono della chitarra appena accennato e le voci tratte da vecchie registrazioni casalinghe su mezzi magnetici ormai in disuso, utilizzati nella Russia sovietica degli anni 70 e 80). Un unico brano di quasi 30 minuti che trasforma il ricordo in un luogo senza tempo, che non immagina grandezza e non sogna imperi da dominare, ma ricerca esclusivamente pace e serenità. Voto 7,5



Sivyj Yar – A Scarlet Sunset Over The Horrid Abyss (post black metal)

sivyj_yarVladimir Vishniakov, proveniente da San Pietroburgo, è l’autore del progetto Sivyj Yar, attivo sin dal 2014. “A Scarlet Sunset Over The Horrid Abyss” è un lavoro di post-black metal atmosferico molto evocativo, che utilizza le poesie dello scrittore russo Andrej Belyj per descrivere la storia e le sofferenza del suo popolo (i testi parlano del periodo staliniano e delle vittime dei gulag). Se il canto è tipicamente black metal, le chitarre suonano al confine del post-rock, creando un connubio interessante e particolarmente immersivo che trasforma tutti i brani in lunghe cavalcate black metal atmosferiche assolutamente imperdibili. La cover è una foto d’archivio scattata nel campo di Kolyma, uno dei luoghi di prigionia più crudeli della storia russa. Voto 7,5.



Offizier Rinzer – Ministry Of Death (gothic, industrial)

ministry_of_death“Ministry Of Death” è l’album d’esordio del progetto gothic/industrial della musicista originaria di Mosca Kira Rinzer, a nome Offizier Rinzer. Le parole di Kira su sottofondo industrial raccontano storie di fantasmi, di morti che raccontano le loro storie intrappolati per l’eternità su onde radiofoniche. “Ministry Of Death” è quindi un’opera austera e concettuale che si muove tra il dark-ambient di Lustmord, l’industrial dei Throbbing Gristle e forse qualcosa dei dischi più oscuri di Scott Walker, con in aggiunta l’intento di creare un viaggio oscuro nel post mortem, quasi una seduta spiritica che rileva le voci dei vivi ormai perdute per sempre nell’aria ma teoricamente presenti per l’eternità. Originale e nero come il catrame. Un ottimo esordio. Voto 7,5

Rushana – Any Second Now (avant-pop, elettronica)

any_second_now__rushanaDi stanza a San Pietroburgo, la musicista Rushana è l’artefice di una musica pop d’autore che, per certi versi, può ricordare una versione russa di PJ Harvey. Non ci trovano per nulla di fronte a un pop di facile ascolto, ma a un insieme di brani complessi nella struttura (“Any Second Now”) che contengono sempre un centro melodico riconoscibile (“Racing Each Other”) che però non appare mai del tutto all’interno della forma-canzone convenzionale. “Losing Myself” è un manifesto di un modo alternativo, intimo e sofferente di suonare pop. Il brano acustico finale “Mirel” chiude l’album come farebbe una cantautrice affermata. Voto 7



The Re-Stoned – Dreams From The Outside. Stories Of The Astral Lizard Vol.3 (psych rock, psych folk)

stories_of_the_astral_lizard_01Il terzo capitolo della trilogia “Stories Of The Astral Lizard” della band moscovita The Re-Stoned prosegue le jam psichedeliche che hanno caratterizzato la loro discografia (giunta al dodicesimo Lp). Chiaramente ispirati alla psichedelia più dilatata e lisergica, i The Re-Stoned suonano con la tecnica certamente sopra la media e una maestria nel creare atmosfere ipnotiche di primo livello (“Saikhshya Sakhyash”). L’aspetto folk predomina nella maggior parte dei brani, con suoni orientali che si fondono alla psichedelia anni 60, espandendo i sensi come nei migliori casi di quel periodo d’oro. Voto 7


Nytt Land – Songs Of The Shaman (etnomusicologia, nord-music)

songs_of_the_shamanIl duo siberiano dei Nytt Land, formati dalla coppia (moglie e marito) Natalya e Anatoly Pakhalenko, può essere definito come la risposta russa alla musica dei norvegesi Wardruna o dei danesi Heilung: un tentativo di riscoperta della cultura ancestrale e delle antiche divinità dei popoli indigeni siberiani. Folk sciamanico, si potrebbe dire, interamente suonato con strumenti primitivi (perlopiù percussioni), che cerca di far rivivere i canti sciamanici delle popolazioni Manchu-Tungus. Figure fondamentali in ogni civiltà primitiva, gli sciamani creano un punto di unione tra il mondo spirituale e quello materiale, portando a uno stato di trance chi ne è partecipe. Nel loro album “Songs Of The Shaman” i Nytt Land si prefiggono questo fine con canti gutturali tipici delle tradizioni siberiane, ritmi percussivi e riscoperta delle antiche lingue ormai morte. Voto 7



Electricjezus – Colossus (sludge, doom)

electricjezusGli Electricjezus sono un duo sludge/doom di Mosca, formato da Ruslan (chitarra e voce) e Oleg (batteria). Attivi sin dal 2012, nel 2025 hanno pubblicato “Исполин” (“Colossus”), Lp compatto che si ispira alle principali band sludge/doom, probabilmente in primis agli Electric Wizard, ma che in pratica si rifà ai Black Sabbath, capostipiti di  tutto questo mondo sonoro oscuro. Lenti, monolitici e opprimenti (“Morse Code”) raggiungono livelli estremi nei tredici minuti strumentali, ripetitivi e psichedelici di “Null”. In altri casi sanno come arrivare dritti al punto, nelle tracce più violente come “Mother Of All Horrors”, al limite del post-metal, o nel canto abrasivo di “Snake Around The Neck”. Un disco maturo, alienato e pessimista, che non concede nulla alla melodia, ma che ipnotizza con droni di chitarra e volumi assordanti. Voto 7



Roz Vitalis – Dedication To BigNick (progressive, chamber rock)

dedication_to_bignickNikolai “BigNick” Bogaichuk è stato uno dei produttori di musica progressive più amati e rispettati in Russia. Ingegnere del suono e appassionato di musica a livelli maniacali, ha pubblicato centinaia di Lp negli anni compresi tra il 2000 e il 2023, anno della sua prematura scomparsa. La band russa Roz Vitalis, progetto della mente creativa del polistrumentista Ivan Rozmainsky, ha deciso quindi di dedicargli il loro nuovo Lp “Dedication To BigNick”. La musica dei Roz Vitalis è da alcuni descritta come una risposta russa al Rock in Opposition, ma in realtà non è così avanguardistica, semmai più cameristica con assoli di piano tecnici ma dall’animo infantile (“The Threesunny Light Power”), un jazz-rock arricchito da strumentazione folk (“The Tragedy Of The Ancient Spring”). I nove brani non vanno intesi come un concept-album che racconta la vita di BigNick, ma secondo Ivan Rozmainsky seguono con maggiore cura possibile tutti gli insegnamenti che BigNick ha dato ai musicisti nell’arco della sua vita, cioè la ricerca di una musica prog senza nostalgia del passato. Voto 7



ГНЁТ – Ночь Молода (black metal)

1053108610951100_105210861083108610761072ГНЁТ è il progetto black metal one-man band di Maxim Levin, musicista russo del quale è volutamente ignota la città di provenienza. Chitarre grezze, ritmi veloci e urla disumane lo rendono un epigono di Burzum e di tutta la scena di black metal atmosferico da Mizmor a Paysage d’Hiver. Il freddo, la neve e le foreste sono lo scenario ideale della musica di Levin, come chiaramente esplicitato dalla cover. E come deve accadere in un disco black metal, ci parla di una alterità assoluta alla società moderna, di una vita isolata lontana da città, denaro e potere, vicina alla natura e alle foreste innevate che rappresentano quanto di più possibile lontano dalla modernità. “По Блуждающим Тропам” (in italiano “Per i sentieri erranti”) rappresenta il viaggio sonoro più emblematico, un perdersi senza meta necessario per ritrovare sé stessi. Voto 7



Dead Frank – Zoom Out (dark jazz)

dead_frankAttivi a San Pietroburgo, i Dead Frank sono un trio formato da Danila Plaschev al basso, Maria Kachalova alla batteria e Sergey Khramtsevich al sax tenore. La loro musica è un mix di jazz improvvisato, free jazz e sperimentazione che non raggiunge i livelli di caos dei già citati Brom. Il legame col jazz tradizionale non è del tutto scisso, ma permane sensibilmente in brani notturni come “Procrastination” e negli accumuli di tensione che infine deflagrano di “The Lights On The Avenue Came On”, che alterna momenti free jazz a sonorità coltraniane della prima ora. “Zoom In” spegne quasi del tutto la luce col suono lento e cupo del basso a dominare, il sax in sottofondo e una batteria minima a ricucire gli spazi vuoti. Un jazz partcolarmente nero, che può ricordare, seppur in modo niente affatto calligrafico, band come Dale Cooper Quartet & the Dictaphones, The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble o The Lovecraft Sextet. Voto 7



Dzhuna – Мания (darkwave, shoegaze)

10521072108510801103I Dzhuna sono una band gothic/shoegaze/post punk di Mosca che si è sciolta subito dopo la pubblicazione di “Мания”. La loro carriera, iniziata nel 2017 (quindi durata ufficialmente otto anni), non si è mai discostata troppo dal post-punk degli anni 80, riuscendo a essere – con una certa dignità – un tassello della scena darkwave. Tra il basso che traccia linee melodiche coinvolgenti che farebbero la felicità di qualsiasi locale goth, un chitarrismo in stile Cure e un canto che può ricordare un versione russa di Molly Nilsson, la band riprende gran parte degli stilemi della storia della musica dark. E’ probabile che se non fossero confinati ai margini del mondo, i Dzhuna sarebbero stati più noti di quanto non siano adesso. Voto 7



Kedr Livanskiy – Myrtus Myth (avant-pop, elettronica)

myrtus_myth“Myrtus Myth” è il quinto album in studio di Kedr Livanskiy (nome d’arte di Yana Kedrina), musicista russa nativa di Mosca che ha iniziato la sua carriera con Lp tipicamente da elettronica clubbing. Il nuovo disco consolida una traiettoria artistica sempre più distante dalle coordinate delle origini. La sua discografia viene aperta nel 2016 da “January Sun”, interessante lavoro di elettronica minimale che sembra ispirarsi alle sonorità dei Boards Of Canada. Dopo tanti anni la producer russa ha progressivamente trasformato il suo suono lo-fi in una forma di pop esoterico, che sa essere a volte vintage (“Anna”), molto più spesso moderno, e che non ricerca ritmi ballabili, bensì sonorità che spingono più all’ascolto attento che al ballo in sé. L’autrice stessa tiene a precisare che la sua principale influenza odierna sia Kate Bush. Voto 6,5



Otokoro – Immense Melancholy (ambient)

immense_melancholyLa guerra in Ucraina non può non avere influenzato tanti musicisti russi nell’arco di questi lunghi tre anni. Non deve essere facile per loro poter esternare questo disagio, ma Otokoro, musicista ambient di San Pietroburgo, è riuscito con “Immense Melancholy” a descrivere il senso di perdita di una generazione oppressa dalla paura di una guerra. Le sei tracce utilizzano l’ambient per descrivere un senso di smarrimento e impotenza che emerge nella title track, in “Unseen passage” e nel lunghissimo rumore bianco di “Alimemazine”. Voto 6,5


Russian Gothic [Russian Music Part II] (darkwave, gothic)

russian_gothicUnica compilation della lista, questa raccolta di nuovi brani gothic russi non si distingue molto dalle compilation del genere di altre parti del mondo, ma è interessante da segnalare in quanto sottolinea la prolificità di una scena musicale grande e prolifica, ma isolata dal resto del mondo. Trentadue brani di altrettante band sconosciute, che vanno dalla Russia alla Bielorussia e che ripercorrono i tradizionali suoni gothic rock e darkwave, senza cercare grandi innovazioni, ma con la voglia di esserci e partecipare alla scena gothic internazionale. Le melodie darkwave di “Queen Of Dust” dei The Star Of Išhtar e il post-punk nero di “Private Cabinet” dei Зима non possono che farne parte integrante. Voto 6,5

April Rain – Aperture (post-rock)

april_rainSe i Mogwai fossero nati a San Pietroburgo, suonerebbero più o meno come gli April Rain, band post-rock strumentale con sonorità che sono tipiche della celebre band scozzese, sia nell’utilizzo degli strumenti che nelle atmosfere evocative. Il quartetto russo utilizza tutti gli stilemi del post-rock strumentale, dalle intro lente ai crescendo e alle improvvise esplosioni di chitarra che si alternano a momenti di stasi, in un continuo susseguirsi di piano/forte che non potrà non piacere agli appassionati di band come Explosions In The Sky o God Is An Astronaut. Voto 6,5



Fedortolstoy – этого никогда не будет (shoegaze)

fedortolstoyProveniente da Nizhny Novgorod, la band Fedortolstoy è uno dei pochi esempi di shoegaze russo con chitarre avvolgenti e canto femminile particolarmente adatto a un progetto dream-pop. E’ praticamente impossibile trovare notizie biografiche della band nel web, ma questo nuovo Ep di appena quindici minuti mostra chiaramente di ispirarsi alle formazioni principali della storia dello shoegaze con coerenza e una fragilità emotiva che è tipica del genere. Voto 6,5



Oleg Grymov, Petr Ivshin – Winter Dream (cool jazz, smooth jazz)

winter_dreamOleg Grymov (sassofono contralto, sassofono soprano, clarinetto) e Pyotr Ivshin (batteria) sono un duo abbastanza celebre tra gli appassionati di jazz in Russia. “Winter Dream” suona proprio come un album invernale, tra cool jazz e smooth jazz, con suoni morbidi e accoglienti da ascoltare in casa mentre fuori nevica. La title track, le tre ballate dedicate alla famiglia di Oleg, “Samira’s Lullaby” (per la moglie), la romantica “Portrait Of Irene” (per la figlia) e la dolce melodia di clarinetto di “Katy’s Tune” (per la seconda figlia) sono emblematiche di un jazz caldo e confortevole. Le dediche non finiscono qui: dai jazzisti sovietici Stanislav Grigoriev e Vladimir Presnyakov Sr. sino alla versione jazz di Chopin (“Étude Op. 10, No. 3, in E major”), la musica è eterea e limpida come un paesaggio innevato. Voto 6


Flynotes – Cast In Stone (psych rock)

cast_in_stoneIl trio di San Pietroburgo dei Flynotes è un progetto strumentale variegato e pieno di influenze che possono dalla psichedelia al post-rock, dal prog allo space rock, con rari picchi di distorsioni quasi stoner. Non particolarmente sorprendenti o innovativi, basano la loro musica soprattutto su un intreccio elaborato di melodie di chitarra e tastiera che piacerà senz’altro agli appassionati di band come Ozric Tentacles (“Carnival”) e Motorpsycho (“Finishing Touches”). Voto 6

18/01/2026




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