“Approccio rifiutato” – Il Tempo

Un passaggio chiave, forse l’ultimo prima della chiusura delle indagini. La Procura di Pavia ha fissato per il 6 maggio l’interrogatorio di Andrea Sempio, 38 anni, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. L’iniziativa anticipa di fatto i tempi dell’avviso di conclusione delle indagini e offre all’indagato la possibilità di confrontarsi con un quadro accusatorio che, secondo gli inquirenti, si sarebbe nel frattempo consolidato e ridefinito.
Nell’atto di convocazione, la Procura – diretta da Fabio Napoleone – ha rimodulato l’impostazione dell’accusa: non più un concorso con altri soggetti, ma l’ipotesi che Sempio avrebbe agito da solo. Al tempo stesso, verrebbero contestate le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi.

In questa prospettiva, gli inquirenti sosterrebbero – in termini che restano oggetto di verifica processuale – che l’indagato avrebbe colpito la vittima più volte, anche al capo e al volto, senza risparmiarle sofferenze ulteriori ritenute non necessarie. Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi “con l’aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo
approccio sessuale”, sostiene la Procura di Pavia nell’invito a comparire con cui chiede all’indagato per l’omicidio di Garlasco di
essere interrogato il prossimo 6 maggio. Si tratta, va ribadito, di una ricostruzione accusatoria ancora da vagliare nelle sedi giudiziarie e sulla quale la difesa potrà articolare le proprie controdeduzioni.
Tra gli elementi già noti e destinati a essere approfonditi nell’interrogatorio figura la cosiddetta “impronta 33”, individuata sulle scale verso la cantina dell’abitazione. Una traccia che nelle indagini del 2007 era stata considerata non significativa, ma che oggi verrebbe attribuita a Sempio.

L’indagato, in precedenti dichiarazioni pubbliche, aveva spiegato quella possibile presenza con frequentazioni passate della casa, dove si recava insieme al fratello della vittima. La Procura, invece, riterrebbe che tale impronta sia compatibile con la dinamica dell’omicidio e con la presenza dell’autore subito dopo l’aggressione.
Il nuovo impianto accusatorio segnerebbe anche un cambio di rotta su un altro fronte: nell’atto non comparirebbero più riferimenti al concorso né con Alberto Stasi né con soggetti non identificati. Gli investigatori del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano riterrebbero dunque che il delitto sia riconducibile a un’unica persona.
Parallelamente, gli accertamenti genetici più recenti avrebbero ridimensionato l’ipotesi della presenza di un secondo individuo – il cosiddetto “ignoto 2” – emersa in passato in forma marginale.
La nuova lettura investigativa si discosterebbe in modo significativo dalle sentenze definitive che hanno portato alla condanna di Stasi. Secondo l’attuale impostazione della Procura pavese, infatti, l’ex imputato non sarebbe coinvolto nei fatti. Una valutazione che potrebbe aprire la strada a un eventuale procedimento di revisione, destinato comunque a svilupparsi su un piano autonomo e con tempi non brevi davanti alla Corte d’appello di Brescia.
Resta ora da capire quale linea adotterà Sempio il 6 maggio: presentarsi e rispondere alle domande dei magistrati oppure avvalersi della facoltà di non rispondere, attendendo di esaminare integralmente gli atti.
In ogni caso, la convocazione rappresenta uno snodo decisivo. L’inchiesta si avvia alla conclusione con un quadro accusatorio profondamente rinnovato che, come riportato anche dal “Corriere della Sera”, ridisegnerebbe la scena del delitto, indicando un unico presunto autore e nuove aggravanti, tutte ancora da verificare nel contraddittorio tra accusa e difesa.
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