Appiccano fuoco a un negozio di tatuaggi, raccolta fondi per aiutare i titolari
Era una mattina di lavoro come altre per le ragazze che lavorano al Lusôr Studio, studio di tatuaggi e piercing di via Mantica 23. Al loro arrivo in negozio, però, la brutta sorpresa: qualcuno, durante la notte tra giovedì 14 e venerdì 15 maggio, aveva scassinato la porta e appiccato fuoco al locale. Il conto è salato. Il piano terra dell’attività è del tutto annerito dal fumo, che ha raggiunto anche il piano superiore, ma in modo più lieve e lasciando meno tracce. Da una settimana il team di Lusôr Studio, che conta il titolare Marco Snidero (“body piercer” con oltre vent’anni di esperienza) e altri quattro tatuatori e tatuatrici, lavora senza sosta per sanificare gli spazi commerciali e ritinteggiare i muri. Si tratta di operazioni non facili e costose, che necessitano di prodotti appositi. L’identità degli autori dell’incendio è ancora avvolta nel mistero: non appena è stata appurata la natura dolosa dell’evento da parte delle forze dell’ordine, è scattata una denuncia contro ignoti. Al momento le ipotesi al vaglio degli inquirenti sono diverse (il titolare sospetta anche di concorrenti nel settore), ma non è facile risalire ai responsabili o ai motivi del gesto: Snidero ci ha detto di non avere “nemici” e di non avere idea di chi possa aver fatto qualcosa del genere o il perché.
“Qui abitano delle persone, poteva saltare tutto”
L’esito della vicenda, ci ha detto Snidero, poteva essere molto peggiore e coinvolgere anche delle persone: “Non è stato un atto vandalico qualsiasi, i responsabili sono venuti con un piede di porco e una tanica di benzina. Sono entrati dalla porta sul retro e l’hanno scassinata attraverso l’inferriata. Per fortuna le fiamme non hanno raggiunto il tubo di gas che c’è sopra la porta, altrimenti saltava tutto. Qui vicino abitano delle persone, poteva finire molto male”.

“15mila euro di danni e tutta l’attrezzatura da buttare”
“Abbiamo contattato un’azienda specializzata in sanificazione per danni da incendio — ci ha raccontato ancora Snidero — e ci hanno detto che il conto totale si aggirava intorno ai 15mila euro totali, ma in attesa del preventivo abbiamo già cominciato a lavorare per conto nostro. Al conto totale bisogna aggiungere i danni subiti dagli strumenti di lavoro, che sono da buttare. Al momento non ho idea di quanto ci costerà sistemare tutto”.
La raccolta fondi su Gofundme
Il team dello studio, operativo da meno di un anno, ha pensato di ricorrere anche alla solidarietà per sostenere gli ingenti costi per riaprire. Così è stata lanciata una raccolta fondi sul sito specializzato Gofundme: al momento, sono stati raccolti 5600 euro, su un obbiettivo di 7mila, ma che poi alzerà l’asticella a 14mila: “La raccolta procede ‘a scaglioni’, è una procedura che segue il sito in automatico. Non ho mai pensato di chiedere soldi a nessuno, ma quando mi è stato suggerito da alcuni amici ho pensato fosse una buona idea” spiega Snidero. Lui e i suoi collaboatori dello studio hanno già ricevuto molta vicinanza da amici, vicini e clienti: alcuni si sono anche recati al negozio per dare una mano nei lavori di riparazione e sanificazione. “Prevedo ancora almeno due settimane di lavoro”, ha concluso il titolare.

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