Appello «per fermare il declino della città». Il movimento “Ricostruire Fermo” pronto a formare una lista
FERMO – «Fermo può cambiare solo se i cittadini decidono di mettersi in gioco, non come semplici elettori chiamati a votare ogni cinque anni, ma come protagonisti responsabili del futuro della città»
«Rompere il muro di silenzio che avvolge il declino economico e sociale del territorio e restituire voce ai cittadini». Con questo obiettivo nasce il movimento Ricostruire Fermo, una risposta civica determinata a «contrastare un sistema politico locale dove destra e sinistra appaiono ormai sempre più come due facce della stessa medaglia. In una città dove esponenti politici e liste civiche cambiano schieramento in base alla convenienza del momento, e dove si può appoggiare qualsiasi decisione per poi ritrovarsi il giorno dopo dalla parte opposta con un semplice “scusa, mi dispiace”, il voto rischia di diventare un gioco delle parti, se non un vero e proprio inganno per i cittadini».
Non solo, quindi, Alberto Scarfini, Angelica Malvatani e Mauro Concetti. Della partita potrebbe essere anche il movimento Ricostruire Fermo che sembra avere le idee ben chiare ed essere pronto a presentare una lista civica. Ma solo se all’appello risponderanno «imprenditori, professionisti, lavoratori, studenti, giovani e anziani, tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Fermo e non vogliono lasciare la città nelle mani di chi ha dimostrato, con i fatti, di non amarla abbastanza da difenderla e da cambiarla».
«I dati parlano chiaro: la provincia di Fermo è oggi l’ultima nelle Marche per reddito pro capite ed è tra le peggiori in Italia per chiusura di imprese. Il centro storico si svuota, le attività chiudono, i giovani se ne vanno, mentre la politica continua a discutere senza affrontare le cause profonde di questo declino. Di fronte a questo scenario è inevitabile porsi alcune domande: perché a Fermo i partiti della destra rinunciano a partecipare alla competizione elettorale? Perché quelli della sinistra evitano qualsiasi critica ai provvedimenti, anche gravi, presi dalla precedente amministrazione? Perché sui problemi reali della città si preferisce tacere? Di fronte a questa situazione, Ricostruire Fermo non può non constatare che nei programmi elettorali delle altre forze politiche mancano proprio i punti decisivi per il futuro della città. Per noi questi punti sono essenziali, e da qui vogliamo ripartire. Trasparenza totale e partecipazione: troppi atti, troppe decisioni, troppe scelte importanti sono state prese senza un vero confronto con i cittadini. L’impegno è chiaro: ripristinare la piena consultabilità degli atti amministrativi, nel rispetto delle direttive Anac, garantire un confronto pubblico reale sulle scelte strategiche, sugli incarichi e sulle consulenze, porre fine alla stagione del consociativismo, delle decisioni prese nelle stanze chiuse».
E ancora «Difesa del patrimonio pubblico e sviluppo economico reale. Fermo non può continuare a perdere i propri beni e la propria identità. Luoghi simbolo come la Casina delle Rose, la Casa del custode (di fronte alla Cattedrale), l’ex Mercato Coperto e l’area Santa Lucia devono tornare ad essere strumenti di rilancio turistico, culturale ed economico, non occasioni mancate o operazioni poco trasparenti. Ricostruire Fermo si impegna a fare da collante tra imprese, commercianti e proprietari di locali inutilizzati per contrastare la desertificazione commerciale e rilanciare Fermo come vero capoluogo del territorio».
Altro punto programmatico? Ambiente e salute dei cittadini: «No a progetti calati dall’alto e potenzialmente dannosi. Fermo non può diventare il luogo dove trattare i rifiuti provenienti da tutta la provincia e anche oltre, come ad esempio avverrà con la creazione da parte del Comune di Fermo di un bio-digestore e dell’industria insalubre di trasformazione del gas in metano. Un Comune dovrebbe difendere i propri cittadini e il proprio territorio non creare problemi. Problemi per l’arrivo dei rifiuti, problemi per l’inquinamento, problemi per il traffico pesante, problemi per lo smaltimento dei materiali di risulta. Se i cittadini di Caldarette d’Ete non potranno più aprire le finestre di casa basterà un semplice “scusa, mi dispiace”? È necessario dotare il Comune di strumenti per il controllo dell’inquinamento elettromagnetico e delle polveri sottili. Perché questi strumenti non sono mai stati acquistati?».
Si parla anche di sicurezza e vivibilità: «La sicurezza non può essere solo uno slogan. Tra i primi provvedimenti da adottare: un presidio fisso della polizia municipale nel quartiere di Lido Tre Archi e zone a traffico limitato nelle ore notturne, oltre che a Lido Tre Archi anche nel centro storico, maggiore presenza sul territorio per restituire ai cittadini il diritto di vivere serenamente la propria città».
Infine, quindi, un appello ai fermani: «Abbiamo atteso fino all’ultimo un segnale di responsabilità e di amore per la città da parte delle forze politiche di destra e di sinistra. Un segnale che non è arrivato. A pochi giorni dal voto non si è vista alcuna presa di distanza dai tanti errori e dai tanti danni prodotti negli anni alla città, né una vera assunzione di responsabilità per il declino economico e sociale che tutti possono constatare. Di fronte a questo silenzio, e di fronte al rischio che tutto continui come sempre, riteniamo che non sia più possibile restare a guardare. Per questo non ci resta che fare appello direttamente ai cittadini:
imprenditori, professionisti, lavoratori, studenti, giovani e anziani, a tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Fermo e non vogliono lasciare la città nelle mani di chi ha dimostrato, con i fatti, di non amarla abbastanza da difenderla e da cambiarla. Se da questo appello nascerà una reale disponibilità a candidarsi e a lavorare per la città, presenteremo la lista e un programma amministrativo completo, serio e trasparente. Se questa disponibilità non ci sarà, non presenteremo l’ennesima lista di facciata, fatta solo per essere sulla scheda elettorale.
Resteremo fuori dalla competizione elettorale, ma nessuno potrà dire di non essere stato chiamato a difendere il futuro della città. Perché Fermo può cambiare solo se i cittadini decidono di mettersi in gioco, non come semplici elettori chiamati a votare ogni cinque anni, ma come protagonisti responsabili del futuro della città.
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