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App sulle Smart TV Samsung condividono la connessione Internet con estranei: cosa è successo




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Avete una Smart TV Samsung in salotto? Bene, perché c’è una notizia che vi riguarda direttamente. Alcune app presenti sullo store di Samsung contenevano codice capace di trasformare il vostro televisore in un nodo di uscita per il traffico internet di sconosciuti, anche dopo aver chiuso l’app stessa. Lo ha scoperto la società di cybersicurezza norvegese Mnemonic, con una ricerca pubblicata nei giorni scorsi.

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Tra le app coinvolte c’era persino un semplice gioco Pac-Man che Samsung aveva messo in evidenza nella sezione “Editor’s Choice” del proprio store. Non esattamente il tipo di app che ti aspetti di trovare a sfruttare la tua connessione di casa.

Il meccanismo alla base di tutto si chiama rete proxy residenziale (o “resproxy”): in pratica, il vostro indirizzo IP domestico viene usato da terzi per instradare traffico web, rendendolo apparentemente proveniente da una normale abitazione. Chi paga per usare questi nodi può essere un’azienda che fa scraping di dati, ma anche un hacker che vuole nascondere la propria attività.

Il traffico è cifrato e impossibile da ispezionare, il che rende questi sistemi particolarmente difficili da contrastare per le aziende di sicurezza.

Il ricercatore Harrison Sand di Mnemonic ha analizzato il traffico di una Smart TV Samsung dopo averla “rootata”, e ha trovato nel gioco Pac-Man il codice di Bright Data, azienda israeliana che gestisce reti proxy con accesso a milioni di dispositivi residenziali. Il codice non si attivava automaticamente: richiedeva che l’utente accettasse una schermata di consenso. Ma Sand ha avvertito che “una semplice modifica al codice su un server web” potrebbe attivare istantaneamente centinaia di milioni di Smart TV come botnet potenzialmente malevola.

Dall’analisi del traffico, Sand ha osservato che buona parte dei dati instradati attraverso la rete di Bright Data sembrava legata a scraping massivo di profili LinkedIn e raccolta di dati per addestrare modelli AI. Bright Data, contattata dopo la pubblicazione, ha dichiarato di rispettare “i più alti standard di conformità, sicurezza e uso etico” della propria rete, senza però rispondere a domande specifiche sulla percentuale di clienti sospesi per abusi.

Un dettaglio tecnico che spiega come queste app abbiano superato i controlli: molte sono gusci vuoti di poche righe di codice che caricano contenuti da un server esterno. Chi le revisiona vede solo il codice interno, non quello che viene effettivamente eseguito. Come ha scritto Sand: “Quello che viene esaminato non è necessariamente quello che viene eseguito.”

Dopo essere stata contattata da TechCrunch, Samsung ha annunciato che vieterà le nuove registrazioni di app che incorporano funzionalità proxy e sta lavorando per identificare e rimuovere quelle già presenti nello store. La mossa arriva un mese dopo che LG aveva adottato una politica analoga in seguito a una ricerca che aveva rivelato come circa il 42% delle app sul suo store arruolasse i televisori in reti proxy.

Vale la pena ricordare che le reti proxy residenziali non sono illegali di per sé: vengono usate anche per aggirare la censura o per raccogliere dati pubblici. Il problema è che il confine tra uso lecito e abuso è sottile, e la responsabilità ricade sull’utente che ha accettato un consenso probabilmente senza capire cosa stava autorizzando.

Parliamo spesso su SmartWorld dei controlli non sempre sufficienti su Play Store ed Apple Store, ma non dobbiamo dimenticarci che anche le TV sono ormai un “ricettacolo” di applicazioni potenzialmente pericolose, in dispositivi che restano accesi e connessi giorno e notte e che la maggior parte degli utenti non pensa mai di dover “sorvegliare”.


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