Anziani, la spesa per le cure volano a 21 miliardi: sfida in salita per i fondi integrativi
La bomba a orologeria della non autosufficienza per i conti del nostro Welfare è già esplosa da tempo: sono almeno 4 milioni gli anziani fragili che hanno bisogno di cure e assistenza continua e se nel 2050, come dicono le previsioni, un italiano su tre sarà over 65 (oggi sono uno su quattro) si capisce bene come i conti saranno definitivamente insostenibili. Oggi la spesa pubblica per le cosiddette long term care rivolta agli anziani e ai disabili vale circa 35 miliardi all’anno, di cui 13 di spesa strettamente sanitaria, 15 miliardi per indennità di accompagnamento e circa 7 miliardi per i servizi erogati a livello locale. Una montagna di soldi assolutamente non sufficienti visto che gli italiani di tasca loro – la cosiddetta spesa “out of pocket – per garantirsi cure e assistenza per sé e per i loro cari spendono la maxi cifra di 21 miliardi di euro che diventano oltre 30 miliardi se si includono i costi diretti e indiretti per badanti e caregiver che prestano servizio senza contratti regolari. Numeri di fronte ai quali anche la recente riforma sulla non autosufficienza può pochissimo, come nel caso del bonus anziani da 850 euro al mese che visto i paletti stringenti – a cominciare dall’Isee sotto i 6mila euro – ha raggiunto poche migliaia di over 80 (a fronte comunque di una platea potenziale di solo 25mila anziani).
Ecco perché accanto a un Ssn sempre più in difficoltà la strada della Sanità integrativa, il secondo pilastro, è assolutamente ineludibile per gli attuali e i futuri milioni di non autosufficienti: a interrogarsi sulle Long term care (Ltc) è una indagine contenuta nell’ultima rivista Sanità complementare di LavoroWelfare in cui sono stati interpellati oltre a diversi esperti del settore anche sei Fondi integrativi tra i più grandi che oggi operano in Italia che contano circa 6,5 milioni di iscritti sul totale dei 16,3 milioni di italiani che aderiscono ai 324 Fondi presenti nel nostro Paese Si tratta di Fondi che in quattro casi su sei stanno stanno muovendo i primi passi nelle long term care. Sotto la lente di questa indagine Fondo Est (commercio, turismo), Empapi (professionisti), Sanedil (edilizia) SanArti (artigiani), Fasi (managaer), MetaSalute (metalmeccanici, orafi e argentieri). Dall’indagine emerge come la spesa sanitaria dei Fondi veda prevalere l’odontoiatria – “confermando il ruolo storicamente centrale di questa area” non coperta dal Ssn – le visite specialistiche, l’alta diagnostica e gli interventi chirurgici, con aree emergenti come quelle della salute mentale. I fondi nel sondaggio di LavoroWelfare riconoscono la necessità di “rivedere o aggiornare alcune prestazioni, soprattutto in relazione ai cambiamenti dei bisogni di salute e alle nuove fragilità emergenti”, avverte l’indagine. Tra questi proprio le Ltc: “Alcuni fondi prevedono già prestazioni dedicate, mentre altri non hanno ancora sviluppato coperture strutturate”, nel campione analizzato a esempio 4 Fondi su 6 prevedono prestazioni Ltc con soluzione diverse: “servizi di assistenza, rendita vitalizia o modelli misti”, dove in ogni caso prevale ancora una logica indennitaria invece di una reale “presa in carico” di bisogni spesso molto complessi che per essere sostenibile economicamente deve puntare sempre di più verso una “capitalizzazione collettiva” del rischio non autosufficienza. “Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana unito alla rilevante diminuzione della natalità e al progressivo aumento dell’indice di dipendenza degli anziani rispetto alle coorti di individui in età lavorativa, determina condizioni particolarmente critiche per realizzare una soluzione ottimale al problema”, avvertono Cesare Damiano Presidente Lavoro&Welfare e Paolo De Angelis CoPresidente Studio De Angelis Savelli e Associati. Che sottolineano come sia cruciale ormai che “la copertura di un rischio sistemico quale la non autosufficienza richieda necessariamente una soluzione fondata su un pieno principio di mutualità tra generazioni, realizzata attraverso soluzioni legislative che permettano una piena sinergia tra settore pubblico e privato nel quale, in particolare i fondi sanitari e i fondi pensione, possano avere un ruolo determinante nel contribuire alla protezione dei lavoratori e dei pensionati da questo rischio prevedendo anche appositi contribuiti versati dai lavoratori e imprese”.
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