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Antonelli, ultimo giapponese 34 anni dopo Patrese: “Una volta le macchine si guidavano, non si portavano”

Quando l’ultimo italiano vinceva a Suzuka Silvio Berlusconi non era sceso in campo, l’Italia giocava regolarmente il Mondiale ogni 4 anni, nel tennis ci domandavamo quando sarebbe nato un talento per non parlare sempre della Davis in Cile. Era il 1992, Riccardo Patrese vinse in Giappone. Dopo di lui, mai più nessuno. Fino a Kimi Antonelli: “Però quando ero in F1 io le macchine si guidavano, oggi si portano. Altre chance di vittoria”.

Cambiato tutto?

“Ora ci sono le strategie. Contano i box. Con queste regole la F1 è meno istintiva e più telecomandata. Con motore metà termico, metà elettrico la guida è diversa. Ma basta ascoltare chi va oggi in pista: in molti si lamentano. Non si sentono piloti. Detto questo, sì la F1 è cambiata, ma Kimi merita di stare lassù”.

Avere poca esperienza è un limite. Non rischia di essere troppo giovane?

“Che vuol dire troppo giovane? Ha infilato tanti record. il più giovane a conquistare una pole, il più giovane a stare in testa alla classifica piloti. Questo vuol dire che ha carattere e talento, freddezza per gestire la pressione. Posso garantirlo, lo conosco da quando è bambino”.

E ha qualcosa di speciale?

“Ha equilibrio e carattere. Oltre al talento che tutti vedono. Per questo ha la possibilità di vincere e tenere sotto controllo una situazione che può risultare schiacciante”.

Come mai lo conosce da così tanto?

“Conosco la sua famiglia da tempo: siamo amici, conosco Kimi da sempre. È cresciuto in un ambiente di grande serenità. Il suo più grande pregio: riesce a focalizzare piccoli particolari, assorbe tutto quello vede, ascolta, guarda, chiede e impara”.

È sempre stato un ragazzo tranquillo?

“Attenzione: è educato, è un bravo ragazzo, ma le assicuro che è tutt’altro che tranquillo. È equilibrato, curioso, attento, ma ha il fuoco dentro. Solo il fuoco spinge il talento e prestazioni così arrivano grazie a qualità e attenzione, ma anche grazie a una grande passione. E Kimi ce l’ha. Poi ha avuto anche fortuna”.

Perché?

“Arrivare in F1 non è scontato, è stato baciato dalla buona sorte. Lui ha talento ma Toto Wolff è stato bravo a notarlo”.

Si sono trovati.

“L’accoppiata giusta, le due cose si sono incontrate. Non sempre succede, si dice che la fortuna aiuta gli audaci. E anche chi la merita. E lui la sta meritando, mantenendo le promesse”.

Tra Ferrari e Antonelli?

“Tifo Kimi, senza dubbio”.

Perché?

“Perché siamo amici, perché ha talento, perché è italiano. Spero sempre che la Ferrari centri qualche gara, ma so che quest’anno non vincerà il titolo. E allora forza Kimi”.

Cuore però diviso a metà.

“Realisticamente: se non vincerà lui, il campionato andrà all’altro pilota della Mercedes, Russell, un inglese. Io già ci ho rimesso il titolo con un inglese nel ‘92 (Mansell, suo compagno di team nella Williams, ndr), direi che è sufficiente. E allora tifo doppio per Kimi”.


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