>>>ANSA/ Zelensky rassicura l’Ue sull’oleodotto Druzhba, ma Orban non cede – Altre news
(di Alessandra Briganti)
Un segnale di distensione nel
momento più critico. Ad appena 48 ore dal summit europeo,
Volodymyr Zelensky tende la mano a Viktor Orbán e Robert Fico.
Duplice l’obiettivo: salvare il ventesimo pacchetto di sanzioni
contro Mosca e soprattutto il prestito da 90 miliardi di euro,
ossigeno per l’economia ucraina nei prossimi due anni.
L’oleodotto Druzhba fermo dai raid russi del 27 gennaio, potrà
ritornare a pompare l’oro nero russo verso l’Ungheria e la
Slovacchia “entro un mese e mezzo” ha garantito il presidente
ucraino in una lettera indirizzata ai vertici Ue. A una
condizione: che non vi siano ulteriori attacchi da parte della
Russia.
Dal canto suo, l’Ue ha messo sul piatto un pacchetto di
“assistenza tecnica e finanziamenti” per accelerare i lavori di
riparazione. Una mossa che nasconde un paradosso: i contribuenti
europei si ritrovano a finanziare il ripristino di
un’infrastruttura distrutta dai russi per garantire il flusso di
greggio a Budapest e Bratislava. Il tutto al solo scopo di
convincere i due Paesi a guida sovranista a sbloccare un
prestito per Kiev a cui, peraltro, non contribuiscono. “Gli
esperti europei sono immediatamente disponibili”, hanno chiarito
Antonio Costa e Ursula von der Leyen. La missione sarà
dispiegata domani stesso. Il piano non si ferma alla sola
riparazione: Bruxelles sta lavorando ad individuare percorsi
alternativi che permettano il transito di greggio “non russo”
verso i paesi dell’Europa centro-orientale. Un monito, neanche
troppo velato, alle due capitali dell’Est, chiamate a fare la
propria parte per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.
Non è il solo messaggio recapitato in giornata a Budapest. In
una telefonata al recalcitrante Orbán, Costa ha ribadito che
quella sul prestito all’Ucraina è una decisione già presa e non
sarà oggetto di nuovi negoziati. “Gli impegni vanno onorati”,
hanno spiegato fonti Ue in vista del summit di giovedì dove –
viene rimarcato – non ci sarà una discussione sul prestito a
Kiev semplicemente perché sul dossier un’approvazione c’è già
stata il dicembre scorso. Nessun piano B, quindi, sul tavolo dei
leader: l’obiettivo è incassare il sì di Orban al fotofinish.
Difficile però che l’enfant terrible di Budapest non trasformi
il summit, l’ultimo prima delle elezioni di aprile, in una resa
dei conti con i leader europei, utile a macinare voti in vista
delle elezioni. “Niente petrolio, niente soldi” ha replicato
Orbán, tornando a chiedere la riapertura dell’oleodotto,
convinto che lo stop non dipenda da guasti tecnici, ma da un
ricatto politico di Kiev per colpirlo durante la campagna.
Mentre tentava di ricomporre lo strappo a Est, Zelensky, con
al fianco il segretario generale della Nato Mark Rutte,
consolidava l’asse con l’Ovest. A Londra, l’incontro con il
primo ministro britannico Keir Starmer ha portato a un nuovo
accordo sulla difesa che prevede la realizzazione di droni
militari ucraini nel Regno Unito e nuove forniture di strumenti
bellici innovativi per Kiev. L’Ucraina ha inoltre ottenuto
l’impegno di Londra a far sì che la crisi in Medio Oriente non
oscuri il conflitto russo-ucraino, e ha rivendicato l’invio di
oltre 200 militari, reduci dall’esperienza della guerra
anti-droni con la Russia, in supporto alle operazioni contro la
reazione dell’Iran agli attacchi di Usa e Israele.
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