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>>>ANSA/Sì del Pe al reato di abuso d’ufficio, ‘l’Italia lo reintroduca’ – Altre news

(di Michele Esposito)
“L’abuso di ufficio, se grave,
va criminalizzato”. Il Parlamento europeo ha approvato la prima
direttiva anticorruzione della storia dell’Unione e gli effetti
si sono palesati subito sul fronte italiano. Le norme votate
dagli eurodeputati ad amplissima maggioranza vanno infatti a
toccare il cuore del ddl Nordio approvato nell’estate del 2024:
la cancellazione del reato di abuso d’ufficio. “L’Italia dovrà
obbligatoriamente reintrodurlo, in almeno due gravi
fattispecie”, ha avvertito Raquel Garcia Hermida, relatrice del
provvedimento a Bruxelles. “Speriamo che il rapido recepimento
della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni
dei vuoti di tutela che si sono aperti”, ha dal canto suo
osservato il presidente dell’Autorità Anticorruzione, Giuseppe
Busia.

   
Il via libera al provvedimento, arrivato mentre a Roma il
governo è alle prese con i delicatissimi giorni post-sconfitta
al referendum, ha acceso un clima politico già caldissimo. “È
arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia”,
ha subito attaccato il leader del M5S Giuseppe Conte. il ddl
Nordio si è rilevato “l’ennesima decisione arrogante e non
condivisa che si rivela un boomerang per un governo che sta in
Europa solo a parole”, hanno sottolineato la responsabile
giustizia del Pd e il capogruppo Dem in commissione giustizia
alla Camera, Debora Serracchiani e Federico Gianassi,
annunciando un’interrogazione per chiedere che l’esecutivo
spieghi in Aula la questione. “Un altro sonoro ceffone al
ministro Nordio e al governo Meloni”, è stata la stoccata su X
di Nicola Fratoianni di Avs.

   
La maggioranza, tuttavia, ha respinto le accuse al
mittente. Con una tesi: non c’è alcuna obbligatorietà per
l’Italia di reintrodurre il reato di abuso di ufficio. Secondo i
meloniani all’Eurocamera è questa la conclusione che si
evincerebbe dall’articolo 7 della direttiva, secondo la quale
“gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se
intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni
gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di
un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle
sue funzioni”. L’articolo nei mesi scorsi è stato al centro dei
negoziati tra i Paesi membri, alla fine dei quali la maggioranza
delle capitali – Roma inclusa – ha optato per una versione più
soft rispetto al testo iniziale. “Questa formulazione lascia
agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità
nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti e non
introduce un obbligo di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio
nei termini previsti dall’ordinamento italiano”, hanno spiegato
fonti di Fdi in Ue. Sarebbe questo, quindi, il motivo per il
quale i meloniani, come anche Lega e FI, hanno votato a favore
del testo “smentendo”, come invece sottolineato
dall’opposizione, la legge varata dal suo stesso ministro.

   
Il ministero della Giustizia ha richiesto la direttiva e, a
quanto si apprende, il prossimo passo per via Arenula sarà
capire che margini ci sono a livello interpretativo. La norma –
viene osservato – potrebbe non essere vincolante se c’è solo una
questione interpretativa. Ma a muoversi potrebbe non essere solo
l’esecutivo. “Se questa direttiva modifica il quadro normativo,
è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il
controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione
prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a
prendere atto di questa nuova legislazione europea”, ha
sottolineato il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni
Amoroso. Fuori dai confini italiani, invece, la direttiva
anticorruzione è stata accolta soprattutto con “l’orgoglio”
espresso dalla stessa presidente dell’Eurocamera, Roberta
Metsola. “Abbiamo mantenuto la nostra promessa”, ha spiegato.

   
La direttiva, passata con 581 voti a favore 21 contrari e 42
astenuti, prevede tra l’altro un rafforzamento della
cooperazione autorità nazionali e organismi Ue, tra cui l’Olaf,
Procura europea, Europol ed Eurojust, nonché un continuo
aggiornamento da parte dei 27 delle strategie anticorruzione.

   

   

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