>>>ANSA/ Orban sfida l’Ue, ‘veto sulle nuove sanzioni contro Mosca’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Per la prima volta e salvo colpi
di scena, l’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina non
sarà segnato da un nuovo pacchetto di sanzioni europee contro il
Cremlino. A mettersi la maschera del guastafeste è ancora una
volta Viktor Orban, ormai pronto a giocarsi il tutto per tutto
nella sua battaglia all’Ue in vista del voto del 12 aprile.
Il casus belli, questa volta, è l’interruzione dell’oleodotto
Drubzha, che trasporta petrolio a Ungheria e Slovacchia,
esentate temporaneamente dal divieto di import del greggio russo
sancito da Bruxelles. L’oleodotto è stato bombardato da Mosca ma
Orban da giorni ha puntato il dito contro Kiev. Fino a giocarsi
il jolly: “Bloccheremo il ventesimo pacchetto di sanzioni
europee”, è stato l’annuncio di Budapest.
L’accordo politico era atteso alla riunione del Consiglio
Affari Esteri e alla vigilia della missione a Kiev della
presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del
presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Il pacchetto di
misure, a prescindere dallo strappo di Orban, non godeva già di
ottima salute. Lo stop ai servizi marittimi per le petroliere
russe, nei giorni scorsi, ha destato profonde perplessità in
alcuni Paesi membri, a cominciare da Cipro e Malta. La
presidenza di turno – tenuta guarda caso da Nicosia – ha provato
a limare più volte il testo, con l’obiettivo chiaro di giungere
all’intesa politico al Consiglio Affari Esteri. I tentennamenti
di Ungheria e Slovacchia non erano mancati ma, come nel passato,
a Bruxelles confidavano in un via libera al fotofinish, anche
perché né Budapest né Bratislava sembrano essere sfiorate dagli
effetti collaterali di quest’ultimo round di sanzioni.
Ma Orban ha puntato allo strappo totale. Sabato ha annunciato
il veto al prestito da 90 miliardi all’Ucraina, affiancato dal
suo alleato Robert Fico. Poi ha esteso il suo niet alle
sanzioni. per entrambi i testi occorre l’unanimità. Bruxelles,
sul prestito a Kiev, ha ricordato a Ungheria e Slovacchia che
gli accordi si rispettano, visto che il sì ai 90 miliardi è
arrivato, unanime, al vertice dei 27 di dicembre con la clausola
che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non dovranno sborsare
un centesimo. Sul fronte energetico da giorni la Commissione
cerca di fornire rassicurazioni a Budapest, sottolineando che la
sicurezza energetica dei 27 è una priorità e spiegando che Kiev
sta facendo il suo dovere nelle riparazioni dell’oleodotto. Non
è servito a nulla. Il premier ungherese, nei suoi comizi
elettorali e dai suoi account, ha continuato a diramare accuse
sia nei confronti dell’Ucraina, che di Bruxelles.
Lo strappo sulle sanzioni è stato accolto da un apparente
silenzio a Palazzo Berlaymont. Ma la Commissione e il Consiglio
Ue stanno studiando le contromosse. Da qui al voto ungherese di
aprile Orban è destinato a indurire la sua posizione. Né, è la
riflessione che si fa nel quartiere europeo, il futuro sostegno
all’Ucraina può dipendere dal risultato delle urne a Budapest.
La sospensione del diritto di voto per l’Ungheria, ex articolo 7
dei Trattati, è una extrema ratio che continua a non convincere
tutti. Ma nella gran parte delle cancellerie è ormai evidente
che la regola dell’unanimità, nel nuovo contesto geopolitico
globale, è un pericoloso boomerang. E la via del dialogo con
Budapest – finora tenuto soprattutto da Costa – da qui ai
prossimi due mesi sembra sbarrata.
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