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>>>ANSA/Meloni dà forfait al vertice Ue-Balcani dopo le manovre Macron-Merz – Altre news

(dell’inviato Michele Esposito)
Quando poco dopo il pranzo di lavoro
dei leader, nell’assolato lungomare di Tivat, gli organizzatori
del vertice Ue-Balcani chiamano a raccolta i cameraman per la
photo-opportunity d’ordinanza, il sospetto, tra i cronisti, si
fa certezza: Giorgia Meloni ha dato forfait al summit. Solo
pochi minuti dopo da Palazzo Chigi confermano che, visto il
protrarsi della sua missione in Calabria, Meloni “con rammarico”
ha deciso di disertare un vertice che – viene non a caso
sottolineato dal governo – sarebbe terminato alle 15.30. Non si
tratta, probabilmente, solo di una questione di orari e di
organizzazione dell’agenda. Il forfait di Meloni appare quasi
come un segnale diretto – si ragiona in ambienti diplomatici
europei – in particolare a due leader, Emmanuel Macron e
Friedrich Merz. Entrambi attivissimi negli ultimi giorni sul
fronte dei Balcani Occidentali. Entrambi organizzatori, con Keir
Starmer, del vertice di domenica a Londra con Volodymyr
Zelensky.

   
Il summit di Tivat, una sorta di Saint Tropez in salsa
montenegrina messa a soqquadro dall’arrivo dei leader Ue , era
calendarizzato da tempo ed era stato descritto dall’Ue come un
“punto di svolta” nel percorso di integrazione dei Balcani
Occidentali. Di Montenegro e Albania, su tutti. L’Italia, da
anni, è oltremodo attenta a quest’area e, anche nelle ore
precedenti al summit, ha continuato a mantenere la linea portata
finora ai consessi comunitari: l’adesione dell’Ucraina e della
Moldavia non può prescindere da quella dei Paesi balcanici
pronti ad entrare nell’Unione. Anche per questo la notizia del
forfait di Meloni, a Tivat, viene accolta con una certa sorpresa
dai presenti, a cominciare dai padroni di casa montenegrini e
dai vertici Ue. Una questione di agenda? Fino a un certo punto.

   
Meloni, nella mattinata, presenzia la cerimonia celebrativa del
212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri a Reggio
Calabria. Il suo protrarsi, spiega Palazzo Chigi, è tra le cause
del forfait. Eppure, subito dopo, Meloni sceglie di non recarsi
allo scalo reggino per decollare in direzione Tivat. Si reca in
Prefettura, per presenziare all’annullo filatelico di un
francobollo celebrativo dell’anniversario dell’Arma.

   
L’appuntamento non era stato inserito nell’agenda della
presidente del Consiglio.

   
Non è solo alla Calabria, insomma, che bisogna guardare, ma
alle manovre di Merz e Macron per decifrare la scelta di Meloni.

   
Partendo, ad esempio, dal documento presentato giovedì da
Berlino e Parigi a favore di una integrazione graduale ma
accelerata dei Paesi balcanici. Ai quali, spiega il non paper,
andrebbe concesso lo status di osservatori per le riunioni
europee, nell’attesa dell’ingresso vero e proprio nell’Ue. Ma
l’attivismo di Merz e Macron non è si fermato qui. Arrivando a
Tivat il presidente francese spiega di essere “in stretto
coordinamento” con Londra e Berlino sulla questione ucraina,
indice un nuovo vertice dei Volenterosi per il 14 luglio, festa
della Bastiglia in Francia, e preannuncia un prossimo incontro
con Volodymyr Zelensky. Quando? A Londra, domenica, nel formato
E3, che comprende anche Starmer. Una riunione, quella
Oltremanica, che va a sostituire di fatto quella messa in
cantiere per giugno a Berlino, con al tavolo però anche Varsavia
e Roma.

   
Fonti ben informate di governo attribuiscono a un
sofisticato “gossip” l’irritazione di Meloni e invitano a “non
rincorrere le dietrologie”. Eppure, la sensazione, è che negli
ultimi giorni le cose si siano mosse senza il coinvolgimento
italiano. Non a caso, l’assenza di Meloni in Montenegro innesca
l’attacco frontale delle opposizioni che parlano di un’Italia
“isolata”. “Fa l’offesa con Merz e Macron, ha comportamenti
adolescenziali”, sottolinea Matteo Renzi. “L’assenza a Tivat è
un pugno nello stomaco”, incalzano dal Pd. “Ma forse il suo
aereo era pilotato da Salvini? Ma è possibile che l’Italia sia
caduta così in basso?”, si chiede, con sarcasmo, il leader del
M5S Giuseppe Conte. Se sui Balcani il passo di lato italiano ha
destato sorpresa, una certa presa di distanza dell’Italia dal
fronte dei Volenterosi confermerebbe però i dubbi del governo su
un format che – viene osservato – finora non ha prodotto
risultati concreti, in una situazione che resta di stallo. A
prescindere dalla messa a punto di un negoziato che appare
comunque lontano, per Roma sarebbe il protagonismo di altri
paesi a impedire di individuare un profilo che possa parlare a
nome di tutta l’Europa.

   

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