>ANSA-LA-STORIA/ ‘Nonno era nazista?’ L’archivio del partito per la prima volta online – Altre news
(di Sabina Rosset)
“Il nonno era nazista?” E se lo
era, “sosteneva Hitler dalla prima ora o si era iscritto al
partito per opportunismo solo durante la guerra?”. La domanda,
rimasta a lungo confinata nella sfera privata, torna oggi al
centro del dibattito in Germania dopo che i nomi degli iscritti
al partito nazionalsocialista (Nsdap) sono diventati per la
prima volta facilmente consultabili online. Dal 2 aprile il
settimanale tedesco Die Zeit ha messo a disposizione un motore
di ricerca basato sullo schedario degli iscritti al partito
nazionalsocialista (‘Mitgliederkartei’) consentendo di
interrogare milioni di dati semplicemente per nome e luogo di
nascita.
L’archivio, conservato e digitalizzato negli Stati Uniti
presso i National Archives and Records Administration, era già
accessibile in forma grezza ma finora difficilmente consultabile
nella sua interezza. Il registro degli iscritti al Nsdap
rappresenta una delle fonti più estese sulla composizione del
partito: oltre 10 milioni di persone risultano avervi aderito
tra il 1925 e il 1945, una quota significativa della popolazione
adulta dell’epoca. Ogni scheda riporta dati personali, numero di
tessera e data di adesione, offrendo un punto di partenza per
ricostruzioni individuali e analisi storiche.
La pubblicazione del motore di ricerca ha suscitato reazioni
contrastanti. Da un lato emergono timori per un possibile uso
improprio dei dati e per il rischio di una “colpevolizzazione
ereditaria”; dall’altro molti utenti raccontano di aver scoperto
per la prima volta il coinvolgimento di parenti, mettendo in
discussione versioni familiari consolidate. Gli storici invitano
alla cautela. L’iscrizione al partito nazionalsocialista non
equivale automaticamente a una responsabilità penale e va
interpretata nel contesto storico: le adesioni potevano avvenire
per convinzione ideologica, opportunismo o necessità legate alla
carriera.
La distinzione tra chi si iscrisse prima del 1933 e chi lo
fece negli ultimi anni del regime resta centrale per la
valutazione dei singoli casi. Alla fine della Seconda Guerra
mondiale gran parte dell’archivio rischiò di essere distrutta,
ma una quota significativa fu salvata e utilizzata dagli Alleati
nel processo di denazificazione. Oggi, a ottant’anni dalla fine
del conflitto, la sua piena accessibilità riapre il confronto
con il passato nazista non più solo sul piano pubblico, ma
all’interno delle stesse famiglie. Per gli studiosi, la
disponibilità dei dati rappresenta soprattutto un punto di
partenza per nuove ricerche, anche statistiche, sulla diffusione
del consenso al regime. Ma l’impatto più immediato è sul piano
sociale e familiare, grazie alla maggiore accessibilità dei
dati.
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