>ANSA-LA-STORIA/Mancini, i bucatini li vendo in Usa ma importatori subiscono incertezza – Business
(di Alessandra Moneti)
“Spaghetti e mezze maniche sono i
formati che vendiamo di più, ma è negli Stati Uniti e a Roma che
vendiamo tutti i nostri bucatini. E anche se oltreoceano una
porzione abbondante di pasta è di 150 grammi a testa, i dazi Usa
finora non hanno inciso molto nelle forniture ai ristoranti
nordamericani di medio-alto livello. Sono piuttosto i nostri
distributori negli States che lamentano troppe incertezze di
mercato”. A fare il punto con l’ANSA sui dazi è Massimo Mancini,
titolare del pastificio agricolo a filiera corta a Monte San
Pietrangeli (Fermo), nel cuore delle Marche.
Per il pastificio artigianale che utilizza solo grano
coltivato nei propri campi, circa 6mila tonnellate cerealicole
l’anno, gli Stati Uniti sono il primo mercato estero, secondo
per vendite solo all’Italia. “Nel 2025 – spiega l’imprenditore
marchigiano – non abbiamo avuto conseguenze importanti della
politica tariffaria di Trump, ma la situazione di mercato sta
determinando incertezze da parte dei nostri importatori.
Parlando coi nostri distributori nei canali ho.re.ca
statunitensi tutti sottolineano che la situazione è incerta. Il
dazio lo paga l’importatore di specialità made in Italy, ma per
le nostre imprese stanno cambiando le potenzialità del mercato
Usa”.
Il 2025 per il pastificio Mancini si è chiuso con un
fatturato di 10 milioni di euro, e le vendite realizzate
nell’area Usa-Canada hanno superato 1,5 milioni di euro. Il
pastificio artigianale è nato nel 2010 come evoluzione
dell’azienda agricola di famiglia: “Sono laureato in Agraria con
una tesi elaborata con Barilla sulla pasta italiana. E la tesi
mi ha cambiato la vita, convincendomi a dare nuova prospettiva
all’azienda cerealicola di famiglia che prima conferiva le
sementi prodotte. L’impianto di produzione della pasta
artigianale è stato inaugurato nel 2011 e tuttora per la nostra
pasta artigianale – una produzione annua di circa 3mila
tonnellate – non compriamo grano altrui, tanto meno dall’estero.
Diversamente, dovremmo cambiare filosofia di produzione che è
sempre stata legata alla valorizzazione dei nostri grani, del
territorio, dell’italianità. Le vendite anche in questi primi
due mesi del 2026 sono in crescita, e quello che chiediamo – ha
concluso – è di poter continuare a vendere sempre più bucatini
nel Lazio e negli Usa”.
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