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>>>ANSA/La sponda di Macron alla Groenlandia, ‘un richiamo all’autonomia Ue’ – Altre news

(di Michele Esposito)
Quanto accaduto sulla
Groenlandia “è un richiamo al risveglio strategico” dell’Europa,
“bisogna concentrarsi sulla sovranità” del continente. Emmanuel
Macron, ricevendo la premier danese Mette Frederiksen e il capo
del governo groenlandese Jens-Frederik Nielsen, ha confermato un
punto: sulla questione dell’isola artica è la Francia a guidare
i falchi dell’Ue a dir poco infastiditi dalla recente offensiva
americana.

   
La tappa di Parigi, per Frederiksen e Nielsen, ha costituito
la fine di un mini-tour europeo che ha compreso anche Berlino e
che è stato finalizzato a puntellare la sponda di due importanti
alleati Ue su un dossier che resta di fatto aperto. A Nuuk, ha
raccontato il premier groenlandese, la gente “ha paura” ma non
mollerà. Nessuno si fida ciecamente di Donald Trump, sebbene
rispetto ad una settimana fa la tempesta sembri essersi
abbassata. Nel frattempo, la questione ha superato i confini
della Danimarca, diventando una sorta di volano per accelerare
sull’autonomia dell’Ue da ogni punto di vista, da quello
militare all’energetico. L’imperativo, a Bruxelles, è “basta con
le dipendenze”. Ed è un diktat che circola non solo con lo
sguardo rivolto a Russia e Cina ma ora anche agli Usa di Donald
Trump.

   
“Faremo il possibile per garantire che le relazioni
commerciali” con gli Stati Uniti “possano essere mantenute ma è
chiaro che le turbolenze geopolitiche” come la crisi in
Groenlandia “sono un campanello d’allarme. Percepisco una
crescente preoccupazione, che condivido, che si rischi di
sostituire una dipendenza” energetica “con un’altra”, ha
sottolineato il commissario all’Energia Dan Jorgensen in
un’intervista a un gruppo di media europei, tra i quali l’ANSA.

   
Parole con cui Jorgensen ha riassunto un timore piuttosto
diffuso a Bruxelles: che dopo essere usciti dal cul de sac della
dipendenza dall’energia russa ci si leghi fin troppo a gas e Gnl
a stelle e strisce. I tempi per l’autonomia strategica europea,
certo, non possono essere brevissimi. Già il 12 febbraio, al
summit straordinario dell’Ue sulla competitività, se ne parlerà
a fondo, partendo dai rapporti di Mario Draghi e Enrico Letta,
ospiti del vertice.

   
Sulla questione groenlandese, nel frattempo, il binario sul
quale muoversi resta doppio. Il primo riguarda l’Ue, il secondo
la Nato. “Proponiamo di raddoppiare i finanziamenti per tutti i
Paesi e Territori d’Oltremare, passando da 500 milioni di euro
nell’ambito dell’attuale quadro a 999 milioni di euro per il
2028-2034”, di cui “530 milioni di euro per la Groenlandia”, ha
spiegato il commissario Ue per i Partenariati internazionali
Jozef Sikela. Sul fronte Nato la parola chiave è invece Arctic
Sentry, la sentinella artica che comporrà il cuore della
missione ad hoc che sta preparando Mark Rutte. I negoziati veri
e propri, sulla Groenlandia, vedranno invece al tavolo Usa,
Danimarca e la Groenlandia stessa. Fermo restando il punto della
sovranità di Nuuk, intoccabile per Copenaghen ma anche per
l’Europa, i fronti su cui venire incontro a Trump restano
diversi, da quello delle basi militari allo sfruttamento dei
militari. “Ho visto il ministro degli Esteri Lars Rasmussen, mi
ha raccontato un po’ dei suoi contatti a Washington, mi pare di
capire che” sulla Groenlandia “si va verso un accordo”, ha
spiegato il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro
Parolin.

   

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