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>ANSA-FOCUS/ Vance in Svizzera con la moglie, Ghalibaf ricorda i bimbi di Minab – Altre news

(di Mattia Bernardo Bagnoli)
JD Vance si presenta a Lucerna
per guidare la delegazione Usa ai negoziati del Bürgenstock
hotel accompagnato dalla moglie Usha, incintissima del loro
quarto figlio. Ognuno dei protagonisti vuole d’altra parte
lanciare un messaggio, al mondo e alle audience interne, con il
vicepresidente che nei negoziati si gioca forse un bel pezzo
della sua futura corsa alla Casa Bianca. Mohammad Bagher
Ghalibaf, il campione degli iraniani, ha invece fatto dipingere
l’hashtag #Minab168 sull’aereo, per ricordare gli alunni delle
elementari spazzati via il primo giorno di conflitto da un
missile americano. “Ci vedono e guidano le mie azioni”, ha
scritto su X.

   
Ad assistere Iran e Usa, nel ruolo di mediatori, ci sono il
Qatar – con il premier e ministro degli Esteri Al Thani, il
primo ad arrivare in Svizzera – e (soprattutto) il Pakistan, con
il premier Shehbaz Sharif e il capo delle forze armate di
Islamabad, il feldmaresciallo Asim Munir, già elogiato da Donald
Trump. Anche Vance si è complimentato con lui per le sue doti da
diplomatico e ha scherzato: “Nella mia vita ci sono un’indiana,
mia moglie Usha, ed Asim, con cui ho parlato più di tutti negli
ultimi tre mesi”. Entrando nella sala dei negoziati, il numero 2
della Casa Bianca alle telecamere aveva detto “amiamo il
Pakistan” e subito lo staff di Sharif lo ha trasformato in una
sorta di meme a profili social unificati. Allo stesso tempo,
Sharif e Munir si sono fatti ritrarre mentre abbracciavano
Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, prima dei
colloqui, mostrando il calore riconosciuto loro dagli iraniani:
il memorandum d’intesa fra Usa e Iran, ricordiamoli, è stato
messo a punto a Islamabad.

   
Ma Ghalibaf e Araghchi non sono soli. Con loro c’è Ali Bakri,
forse una delle figure più significative per quanto riguarda il
dossier nucleare iraniano nell’ultimo decennio (nel 2021 è stato
il capo negoziatore dell’Iran durante l’era del defunto
presidente Ibrahim Raisi). Poi sfilano Abdolnaser Hemmati,
governatore della Banca centrale iraniana, e il viceministro del
Petrolio Hamid Bour. Una delegazione insomma di altissimo
profilo, che copre i settori della diplomazia, della sicurezza
nazionale, dell’allentamento delle sanzioni, del settore
bancario e dell’energia.

   
Per gli Usa, invece, oltre al vicepresidente ci sono Steve
Witkoff e Jared Kushner, come pesi massimi, accompagnati da
Jacob Reses e Cliff Sims, rispettivamente capo di gabinetto e
consigliere per la sicurezza nazionale di Vance, nonché Nick
Stewart, consigliere di Witkoff. Non così performante, azzardano
gli analisti.

   
In apertura dei colloqui, il primo imbarazzo. La delegazione
iraniana ha rifiutato lo scambio di strette di mano e la foto di
gruppo previste dagli organizzatori con la delegazione
statunitense prima dell’inizio dei lavori. Vance, a telecamere
accese, aveva parlato di “mano tesa” dagli Usa all’Iran per
costruire “nuove relazioni” in cambio di un atteggiamento nuovo
di Teheran. Ghalibaf e Araghchi sono entrati nella sala,
concentratissimi, solo a parte pubblica terminata. In pratica un
atteggiamento diametralmente opposto. E un chiaro obiettivo: non
essere ripresi con gli americani. Non ancora, almeno.

   

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