>ANSA-FOCUS/ Quattro mesi per il rilancio Ue, ‘gli eurobond non più un tabù’ – Altre news
(di Valentina Brini)
Non saranno mai la regola, ma
l’eccezione – forse più frequente del passato – non è più un
tabù, nemmeno per Berlino. Ora che la sfida di Donald Trump
incombe e l’assertività di Pechino si fa ogni giorno più
pressante, l’urgenza costringe tutti i leader Ue a guardarsi
allo stesso specchio. E il terreno, lentamente, si muove anche
sotto il dossier, nella definizione di Giorgia Meloni, tra “i
più divisi” di tutti: gli eurobond.
Nel castello di Alden Biesen, fortezza medievale dell’Ordine
Teutonico a pochi chilometri dalla città-simbolo olandese di
Maastricht, i Ventisette non hanno preso decisioni – come impone
il rito dei vertici informali -, ma hanno aperto qualche
spiraglio per rimettere mano, nel giro di pochi mesi, alle
fondamenta dell’Europa. A partire già da una roadmap per il
mercato unico, ribattezzata da Ursula von der Leyen ‘One Europe,
One Market’, pronta a essere approvata a marzo. E dalla
possibilità, destinata a diventare certezza, di avanzare con
“cooperazioni rafforzate” sui diversi dossier, senza più restare
ostaggi dell’unanimità.
“La coreografia degli eurobond la conosciamo tutti bene”.
Emmanuel Macron evita persino di rievocarla: i falchi del Nord
sulle barricate, le colombe del Sud pronte a sostenere il debito
comune, affiancate dalla Francia. Un copione che si replica da
anni. Questa volta però il muro contro muro è meno rigido alla
luce dall’urgenza del quadro economico e geopolitico. “Non ci
sono più tabù”, ha evidenziato l’inquilino dell’Eliseo,
ricordando i passi fatti con il via libera a dicembre – senza
l’appoggio di Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca – al debito
comune per il prestito da 90 miliardi di euro a Kiev e con lo
strumento Safe per gli appalti congiunti nella difesa. “Per
innovare servono più finanziamenti pubblici, è un dato di fatto,
che piaccia o no”, ha scandito il presidente francese, forte
anche del report di Mario Draghi che stima in 800 miliardi di
euro il fabbisogno continentale – tra fondi pubblici e privati –
e dell’assenso di Meloni che su questo punto resta intatto.
“Personalmente sono favorevole”, ha detto la premier, marcando
al momento l’unica distanza che la separa dalla visione
dell’alleato tedesco Friedrich Merz.
A dispetto dell’apertura del governatore della Bundesbank,
Joachim Nagel, la linea del cancelliere non cambia: “Non posso
approvare gli eurobond”, ha ribadito, usando come scudo il
vincolo costituzionale tedesco e relegando l’emissione comune
“all’eccezione”. Eppure, ha riconosciuto il
cristiano-democratico, “l’epoca è nuova” e il finanziamento
delle iniziative pubbliche è diventato “centrale”. La via, nella
sua visione, passa però dal prossimo bilancio europeo 2028-2034,
non da nuovi eurobond. Una linea condivisa dal premier olandese
uscente Dick Schoof, pronto a cedere tra dieci giorni il
testimone al progressista Rob Jetten, che bolla l’emissione
condivisa come “un fardello sulle spalle delle prossime
generazioni”.
La partita però è appena iniziata e, dietro la prudenza, si
intravede perlomeno un calendario: entro giugno potrebbero
prendere forma nuove scelte di debito comune mirate,
chirurgiche, sul modello del Safe. Debito per settori
strategici, quanto basta per non far saltare i nervi a Berlino e
allo stesso tempo dare un segnale ai mercati. Sul tavolo c’è
anche il ‘Bund europeo’ rilanciato da Enrico Letta. Già a marzo
invece entrerà nel vivo l’altro fronte caldo, il Buy European
sostenuto da Emmanuel Macron per dare forza all’industria
continentale al cospetto di Stati Uniti e Cina. Nel tentativo di
cucire un compromesso con Roma e Berlino – scettiche sul
protezionismo francese – la preferenza europea, in arrivo con
l’Industrial Accelerator Act di Bruxelles il 25 febbraio, sarà
oggetto di negoziato a fine marzo, quando al tavolo dei leader
Ue si definiranno con precisione i settori coinvolti. Il
commissario Ue all’Industria, il francese Stéphane Séjourné, è
intervenuto per smontare “esagerazioni e idee errate”: la
maggioranza dei Paesi membri, ha fatto sapere tramite il suo
team, sostiene il principio. Nella nuova bozza la preferenza
sarà limitata soprattutto agli appalti per batterie,
rinnovabili, nucleare. E con i partner “affidabili” – come Regno
Unito e Giappone – resteranno alleanze reciproche.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source link



