>ANSA-FOCUS/ L’Ue vuole chiarezza, congelata l’intesa con gli Usa – Altre news
(di Michele Esposito)
Nessuno strappo ma la volontà di
vederci chiaro e la forte tentazione di congelare nuovamente la
ratifica dell’accordo siglato a luglio in Scozia. La clamorosa
bocciatura della Corte Suprema ai dazi imposti da Donald Trump,
tra le cancellerie europee, ha generato innanzitutto molta
confusione. Che valore ha l’intesa firmata da Ursula von der
Leyen e il presidente americano se la sua premessa è stata
l’imposizione di dazi inammissibili giuridicamente? E’ questa
una delle principali domande che serpeggia tra i corridoi di
Palazzo Berlaymont. Dove, come sempre quando si parla di Trump,
si fa appello ad una calma fermezza ma soprattutto alla
prudenza. “Restiamo in stretto contatto con l’amministrazione
statunitense per chiarire quali misure intende adottare in
risposta a tale sentenza”, ha spiegato un portavoce della
Commissione.
Neppure il tatticismo dei vertici dell’esecutivo comunitario
può frenare però la portata della decisione della Corte Suprema.
Accolta con fragore da socialisti, liberali e verdi. E con un
assordante silenzio da popolari e conservatori, strenui
sostenitori dell’intesa Ue-Usa. La loro posizione, tuttavia, ora
rischia di essere minoritaria. Con il rientro della crisi
groenlandese, la Commissione e il Ppe avevano chiesto e ottenuto
di riprendere con celerità l’iter parlamentare per l’ok
all’intesa sui dazi. Ad una manciata di ore dalla decisione
della Corte Suprema il quadro è già cambiato. “Dobbiamo ora
valutare attentamente la sentenza e le sue conseguenze.
Pertanto, ho appena convocato una riunione straordinaria del
team negoziale del Parlamento europeo sull’accordo di Turnberry
per lunedì, al fine di valutare le possibili implicazioni sui
lavori in corso e, in particolare, in vista del voto della
commissione”, ha annunciato il presidente della commissione
Commercio internazionale, il socialista tedesco Bernd Lange. Il
suo gruppo, come spiegato da Brando Benifei, è più che mai
intenzionato a ricongelare l’iter. Liberali e Verdi sono sulla
stessa linea. Secondo fonti parlamentari si andrebbe quindi con
decisione verso il rinvio del voto in commissione Commercio,
previsto per il 24.
La stangata della Corte ha ridato voce a chi, da Parigi a
Madrid, ha sempre chiesto maggiore fermezza alla Commissione. Il
ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha invece provato
a derubricare la questione dicendosi convinto che “non ci
saranno grossi cambiamenti”. Di tutt’altro tenore la replica
arrivata da uno dei bersagli preferiti dei dazi di Trump, il
Canada. La decisione della Corte dimostra che le tariffe erano
“ingiustificate”, ha sottolineato Ottawa. Londra si è detta a
sua volta “pronta a collaborare con l’amministrazione Trump”
sull’impatto della bocciatura dei togati. Un impatto tutto da
decifrare, in un mare di confusione.
Per l’Europa sembra certo che le tariffe introdotte da
Washington sulla base della cosiddetta Section 232 del Trade
Expansion Act restino immutate. Sono i dazi motivati dalla
sicurezza nazionale, che hanno colpito l’acciaio e l’alluminio
europei e che toccano il 50%. Su tutti gli altri prodotti è
invece nebbia fitta. E la Commissione, quasi fosse una litania,
anche in quest’occasione ha sottolineato un principio: “Le
imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla
stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali”.
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