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>ANSA-FOCUS/L’Europa non cede sugli asset e studia lo schema Mes – Altre news

(di Valentina Brini)
Il blitz di Ursula von der Leyen
e Friedrich Merz a Bruxelles sugli asset sovrani russi congelati
ha lasciato un solo protagonista in silenzio: Bart De Wever. Il
premier belga non ha proferito parola per l’intera giornata – e
altrettanto ha fatto il suo governo – mentre, a detta della
coppia tedesca, le trattative avanzano in modo “costruttivo”,
senza escludere alcuna opzione in vista del vertice Ue del 18
dicembre. Un appuntamento che, nelle previsioni di diversi
diplomatici, si annuncia come una maratona per sciogliere
l’impasse sui 210 miliardi di euro destinati a finanziare un
maxi-prestito all’Ucraina. La chiave risiede nel trovare una
formula di mutualizzazione dei rischi capace di rassicurare il
Belgio, che attraverso Euroclear, custodisce in pancia ben 180
miliardi di quei beni immobilizzati.

   
La partita non è soltanto tecnica: qualsiasi decisione è
destinata a spingere il quadro giuridico comunitario ai suoi
limiti e a mettere a dura prova la compattezza dei Ventisette.

   
Le strade possibili restano diverse. Oltre al prestito di
riparazione garantito dagli asset – ma senza intaccarne la
proprietà – con cui l’Ue si finanzierebbe sui mercati per
erogare fondi a Kiev a tasso zero, le alternative continuano a
rincorrersi. L’emissione di debito comune europeo per 50-90
miliardi, sul modello Recovery, resta sul tavolo ma si scontra
con il veto ferreo di Budapest e le resistenze di tanti altri, a
partire da Slovacchia e Austria. Da qui l’idea, ventilata
sottotraccia, di ricorrere al Mes: ipotesi che divide la
maggioranza in Italia – con il vicepremier Antonio Tajani che
apre e la netta chiusura della Lega – e subito gelata dal fondo
stesso. “Il trattato ci consente di intervenire soltanto a
favore dei Paesi dell’Eurozona e per tutelarne la stabilità
finanziaria”, ha ricordato una portavoce. E negli ambienti
interni del fondo salva-Stati si è ancora più netti: aprire il
Mes a Paesi terzi richiederebbe una riforma che, dopo le
difficoltà dell’ultima revisione – ancora in attesa della
ratifica italiana -, appare in salita. Da qui anche l’idea di
uno strumento ad hoc, con caratteristiche analoghe al
Meccanismo: un veicolo capace di distribuire tra i Paesi i
rischi finanziari e legali, dalle possibili controversie
internazionali alle oscillazioni dei rendimenti. In sostanza, un
ombrello comune che eviterebbe a singoli di ritrovarsi esposti,
da soli, alle ritorsioni di Mosca o alle incertezze normative.

   
Von der Leyen e Merz hanno tentato di rassicurare De Wever
puntando sulla condivisione del rischio: “Il Belgio non può
essere lasciato solo”, ha ribadito Berlino, ipotizzando un
contributo proporzionale. Ma per ora nessuno si sbilancia:
pesano i timori legali, le pressioni di Washington a non
imboccare la via degli asset e le minacce di Mosca. “Le
discussioni sono in corso”, si è limitata a sottolineare l’Alta
rappresentante Ue, Kaja Kallas, dal Forum di Doha, osservando
che tra “27 democrazie ci vuole tempo per arrivare ai
risultati”. Un tempo che però per Kiev stringe.

   

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