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>ANSA-FOCUS/ La partita di Meloni e Merz per guidare il rilancio dell’Ue – Altre news

(Di Michele Esposito)
La base di partenza è fatta di
tre priorità: semplificazione, neutralità tecnologica, accordi
di libero scambio. L’obiettivo, tuttavia, va iscritto nel più
ampio disegno di guidare, a scapito della Francia, il rilancio
industriale e geopolitico dell’Europa. Giorgia Meloni e
Friedrich Merz, con la dinamica partecipazione di Bart De Wever,
si accingono a calare il jolly sul tavolo della competitività.

   
Il pre-vertice convocato prima del summit nel castello di Alden
Biesen sarà nello stesso luogo – il maniero situato a un tiro di
schioppo da Maastricht – e avrà quasi gli stessi partecipanti:
una ventina di leader su 27, infatti, sono attesi al tavolo. Ma
a condurre i giochi, nel primo incontro, saranno Roma e Berlino.

   
Ad aprire idealmente il pre-vertice sarà il paper redatto da
Italia, Germania e Belgio. Molto, di quel testo, è stato già
detto. E’ nota, ad esempio, la battaglia contro il Green Deal,
che va dalla richiesta di rivedere il sistema Ets e la Carbon
Tax alla necessità di accelerare sulle misure omnibus. La
novità, invece, sta nel concetto di freno di emergenza: in
pratica si chiede di dare potere di intervento a uno o più Stati
membri se, nel processo legislativo di una determinata misura
Ue, dovessero emergere “eccessivi oneri burocratici”. Ed è in
questo indizio che si cela uno degli obiettivi strategici
principali di Roma e Berlino, quello di trasformare la
cooperazione rafforzata prevista dai Trattati in una
cooperazione tra Stati.

   
Quelle delle riforme è un fronte sul quale Germania e Francia
appaiono molto lontane. La gran parte dei 27 è ormai persuasa
della necessità che il totem dell’unanimità vada superato.

   
Meloni, fino a qualche tempo fa, non ne era affatto convinta. Ma
la sua posizione, nell’asse con Merz (fautore invece di una
cooperazione intergovernativa laddove se a 27 si va incontro
allo stallo), potrebbe risultare fortemente smussata. Una
cooperazione tra Stati così concepita non equivale, tuttavia, al
federalismo Ue targato Emmanuel Macron. Parigi, non a caso, è
contraria al fatto che la cooperazione rafforzata diventi
“metodo”. Ma i punti di attrito tra Merz e Macron non si fermano
qui. Il caso del supercaccia franco-tedesco è ancora
attualissimo, così come le posizioni quasi agli antipodi su
debito comune e preferenza europea nel mercato industriale.

   
Roma, in questo contesto, ha scelto Berlino. Il vicepremier
Antonio Tajani ha addirittura frenato su un vecchio pallino
italiano come gli eurobond, spiegando che “ora al centro ora va
messa la competitività”. Eppure, il nuovo asse italo-tedesco non
piace a tutti. Non certamente a Elly Schlein, secondo la quale
“va nella direzione sbagliata”. Ma neppure a Mario Monti, che
dalle pagine del Ft ha ammonito: “Roma e Berlino frammentano il
mercato unico, la loro ricetta punta ai consensi, non alla
competitività”.

   
Al pre-vertice ci sarà Ursula von der Leyen, nell’inedito
ruolo di equilibratrice in queste ore. Ci sarà quasi certamente
Macron, ma molto probabilmente non Pedro Sanchez, politicamente
distante anni luce da Merz e Meloni. Non sono attesi neppure
Mario Draghi e Enrico Letta, autori dei due rapporti che daranno
il là al vertice dei 27 sulla competitività. Letta rilancerà
l’esigenza di un’agenda semplice ma ambiziosa per rilanciare il
mercato unico, e completarlo entro il 2028. Partendo da tre
fattori chiave, mercato dei capitali, energia, connettività, e
delineando un mercato unico che dia a imprese e cittadini un
accesso più facile a capitali e investimenti e un costo
dell’energia più basso. I richiami di Draghi sono stati finora
già numerosi, sebbene il suo rapporto sia stato attuato solo al
15%. Qualcuno, a Bruxelles, immagina che uno o più leader
possano proporre di dare a Supermario un nuovo ruolo, sempre
nell’ambito della rilancio della competitività. Potrebbe
proporlo Parigi, ad esempio. Ma l’ipotesi resta remota, e il
consenso tra i 27, al momento, tutto da verificare.

   

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