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>ANSA-FOCUS/ I chiarimenti dell’Ue, ‘aerei, pharma, energia esenti dai nuovi dazi Usa’ – Altre news

(di Valentina Brini)
Se la chiarezza da Washington
tarda ad arrivare, Bruxelles prova almeno a fare ordine in casa
propria. Aerei, farmaceutica ed energia restano fuori dal
perimetro dei nuovi dazi voluti da Donald Trump: la Commissione
europea ha voluto essere la prima a chiarirlo, annunciando che
settori simbolo dell’industria continentale, già protetti
dall’accordo di luglio, restano nella “zona protetta”. Ma anche
per acciaio, auto, camion, legname non ci sarà l’effetto
valanga: il nuovo 10% – ha precisato il portavoce Ue
responsabile per il Commercio, Olof Gill – non si somma alle
tariffe già imposte con la Sezione 232 americana per motivi di
sicurezza nazionale, scongiurando una doppia stangata per i
comparti che stanno già pagando il prezzo più alto della guerra
commerciale. Ma il nodo politico è ancora tutto da sciogliere.

   
“Il tetto del 15% concordato a luglio non si tocca”, è tornato
ad ammonire l’esecutivo di Ursula von der Leyen, continuando ad
aumentare la pressione sulla Casa Bianca chiamata a “onorare gli
impegni”.

   
Per il momento Bruxelles mantiene la linea del dialogo:
negozia, chiede chiarezza ed evita lo scontro frontale. I
contatti del commissario Maros Sefcovic con il tandem formato da
Jamieson Greer e Howard Lutnick sono attivi, ma il messaggio che
filtra è netto: l’Europa non accetterà che il patto di scozzese
di Turnberry venga svuotato pezzo dopo pezzo. “I prodotti
europei devono continuare a beneficiare del trattamento più
competitivo, senza aumenti tariffari oltre il tetto chiaro e
onnicomprensivo precedentemente concordato” del 15%, è il
richiamo che Palazzo Berlaymont accompagna i numeri. Nella
maggior parte dei casi, i dazi americani di base – quelli della
tariffa ‘nazione più favorita’ – sono inferiori al 5%: con il
nuovo 10% si resta sotto il tetto. Per circa il 7% delle
esportazioni continentali però il dazio iniziale supera già il
5% e il rischio di sforare il 15% è reale. Per questo l’Europa
continua ad “attendere chiarimenti” dall’altra sponda
dell’Atlantico.

   
Washington “ha dato chiare indicazioni” di voler rispettare
l’accordo. Resta da capire “come” quella promessa verrà tradotta
in pratica, passando dalle parole ai codici doganali, continuano
a ripetere i funzionari Ue, insistendo sulle due parole chiave
per le imprese continentali: affidabilità e certezza giuridica.

   
L’amministrazione Trump parla di una fase di transizione fino a
150 giorni: una finestra che, vista da Bruxelles, non può
trasformarsi in un limbo. Un ulteriore monito che l’Europa
rafforza cercando di strappare nuove esenzioni. Nulla di più,
nelle parole della Commissione, di una questione di “coerenza”
per difendere l’intesa di luglio.

   

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