>ANSA-FOCUS/ Dal Social summit a Coimbra, tutti i richiami di ‘Super Mario’ all’Ue – Altre news
(di Michele Esposito)
Inazione, punto di rottura,
lenta agonia. In due anni è cambiata la scenografia alle sue
spalle ma non il senso del messaggio di Mario Draghi. Un
richiamo, una richiesta, a un avvertimento all’Europa sulla
necessità di rompere lo status quo. In un incontro a porte
chiuse a Strasburgo, al Social Summit di La Hulpe, al vertice di
Coimbra, all’università di Lovanio: sono ormai diverse le
occasioni in cui l’ex presidente della Bce ha provato a
svegliare l’Ue mentre, attorno, il mondo cambia radicalmente. Il
12 febbraio, questa volta nel castello di Aiden Biesen, Draghi
avrà nuovamente il palco, questa volta di fronte ai leader dei
27 Paesi membri, per lanciare la sua roadmap.
Sul rapporto Draghi Ursula von der Leyen ha programmato la
prima parte della sua agenda economica, con risultati
altalenanti. Oggi il senso di urgenza è di certo aumentato. A
determinarlo, forse più dei richiami di Draghi, è stata la
consapevolezza che con gli Usa di Donald Trump l’Ue deve
ripensare se stessa. E non è un caso che il presidente del
Consiglio europeo Antonio Costa abbia convocato per la prossima
settimana un “ritiro” dei 27 tutto incentrato sulla
competitività. Con Draghi e Enrico Letta – autore del rapporto
sul mercato unico – invitati a parlare. Eppure, è ormai da
tempo che “Super Mario” prova a dare una scrollata all’Europa.
Il 27 febbraio del 2024, incontrando i presidenti delle
commissioni dell’Eurocamera, scandiva la necessità di riforme
urgenti. “Non si può dire sempre di no”, erano state le sue
parole. Una manciata di settimane dopo, a La Hulpe, non lontano
da Bruxelles, l’ex premier pronunciava un discorso che qualcuno
interpretò come un programma di un candidato ai top jobs
dell’Ue. Era il mese di aprile, la campagna per le Europee di
giugno stava per entrare nel vivo. Il nome di Draghi come
presidente della Commissione o del Consiglio europeo entrava nei
rumors di palazzo. “Proporrò un cambiamento radicale per l’Ue.
Serve un’Europa che sia adatta al mondo di oggi e domani”,
sottolineava da par suo Draghi, anticipando il senso del suo
lavoro. Il rapporto veniva pubblicato in settembre. Un nuovo
debito comune sul modello del Recovery, un tetto di investimenti
doppio rispetto al piano Marshall e un aumento netto delle
decisioni a maggioranza qualificata sono solo alcuni pilastri
del testo con cui Draghi tracciava la strada per spezzare “la
lenta agonia” del continente.
Nel febbraio 2025, all’Eurocamera a Bruxelles, Draghi si è
fatto più netto. “Non si può dire no a tutto, altrimenti
bisogna ammettere che non siamo in grado di mantenere i valori
fondamentali dell’Ue. Quindi quando mi chiedete ‘cosa è meglio
fare ora’ dico che non ne ho idea, ma fate qualcosa!”, è stato
il suo monito. Nel frattempo, i rapporti tra gli Usa e l’Ue
hanno preso la piega temuta. A maggio, ospite del vertice Cotec
a Coimbra con il presidente Sergio Mattarella, Draghi ha
sferzato nuovamente i leader parlando di “punto di rottura” per
l’Europa. Nel settembre successivo, in occasione della
conferenza ‘A un anno dal Rapporto Draghi’, l’ex premier ha
detto senza mezzi termini come l’inazione dell’Ue sia una
“condanna” per la sua sovranità. E quando, in ottobre, ha
ricevuto ad Oviedo il premio Princesa de Asturias, Draghi è
tornato con la sua “bacchetta” a descrivere “un mondo che è
cambiato”, mentre “l’Ue fatica a rispondere”. In quell’occasione
che l’ex premier ha introdotto il concetto di “federalismo
pragmatico” rimarcato anche a Lovanio. Ovvero di un’Ue
federalista su temi importanti e specifici, ma non per forza a
27. Qualcuno la chiama Europa a più velocità. E in tanti, a
Bruxelles, cominciano a pensare che questa sia la strada
obbligata.
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