>ANSA-BOX/ Cresce la coalizione per Hormuz, 22 i Paesi che hanno aderito – Altre news
(di Michele Esposito)
Ventidue Paesi pronti a
intervenire a garanzia dell’energia del Golfo quando le armi
avranno taciuto. La risposta a Donald Trump, e ai suoi continui
attacchi agli Alleati occidentali, sta prendendo forma e
aumentando dimensione. Nel giro di 48 ore, i Paesi che hanno
condiviso la dichiarazione di Londra, i Sei “Volenterosi” pronti
ad intervenire a Hormuz sono diventati ventitdue. Un numero che
comincia a diventare cospicuo, con un potenziale dispiegamento
di forze teoricamente capaci di annullare la minaccia iraniana
alla navigazione nello Stretto.
Ai firmatari iniziali – Gran Bretagna, Italia, Germania,
Francia, Olanda, Giappone – da giovedì scorso se ne sono
aggiunti sedici. Si tratta di Canada, Corea del Sud, Nuova
Zelanda, Danimarca, Lettonia, Slovenia, Estonia, Norvegia,
Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Bahrein, Lituania,
Australia ed Emirati Arabi Uniti”. Ci sono quindi due Paesi del
Golfo – l’iniziale coalizione annunciata da Trump era formata
solo dalle petromonarchie dell’area – e diversi membri della
Nato. Gli stessi che venerdì il presidente americano ha chiamato
“codardi” per la mancata risposta alla richiesta della Casa
Bianca di intervenire. Il dietro le quinte delle parole spesso
minacciose di Trump nei confronti degli Alleati mostra che
qualcosa si sta muovendo tra le sponde dell’Atlantico.
Tempistica e modalità di intervento dei Volenterosi di
Hormuz restano ancora avvolte nella nebbia. Di certo, la
coalizione si muoverà solo dopo un cessate il fuoco. Nessuno, o
quasi, dei membri della coalizione ha intenzione di entrare in
guerra ora. La via dell’ombrello dell’Onu resta la più
probabile. Lo schema potrebbe passare dalla richiesta da parte
di uno dei Paesi della coalizione – la Francia si è già detta di
fatto disponibile – affinché le Nazioni Unite delineino una
missione. La decisione passerebbe dal Consiglio di sicurezza del
Palazzo di Vetro e avrebbe l’intervento per assicurare il
passaggio del grano nel mar Nero come modello. Il segretario
generale Antonio Guterres – ospite del summit Ue giovedì – ha
chiarito che l’Onu è pronta a dare il suo contributo. A quel
punto anche Trump dovrebbe accontentarsi di collaborare con
l’Onu, senza dar vita a organizzazioni alternative come è
successo per il Board di Gaza.
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