Annegati nel Garda, ecco la superperizia di Unibz – Cronaca
BOLZANO. Le immagini dell’esperimento parlano chiaro: l’acqua fredda, più pesante, entra nell’acqua a temperatura più alta creando un vortice che dalla superficie trascina con forza verso il basso. Un effetto fisico che non lascerebbe scampo nemmeno a un nuotatore esperto. La perizia effettuata dal professore Lub di costruzioni idrauliche Maurizio Righetti simula quello che potrebbe essere accaduto a Riva del Garda nel luglio del 2024, quando Hanna Shrabatska, di 56 anni e suo figlio Oleksii, 19, morirono annegati nella spiaggia di Punta Lido, nel punto dove si immette il torrente Varone. A meno di un mese di distanza nello stesso punto morì un ragazzo bresciano.
Il risultato dimostrato dagli esperti Unibz avrebbe convinto il giudice per le indagini preliminari di Rovereto a respingere la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. A fare ricorso e a richiedere la perizia di parte sono stati i legali di Mauro Mariotti, compagno della vittima. Dal giorno della tragedia il punto di accesso all’acqua è stato transennato e interdetto al pubblico. Oggi c’è un cartello che vieta la balneazione. «Divieto che prima non c’era», sottolinea l’avvocato bolzanino Federico Fava. «Si tratta di un’area pericolosissima per l’immissione del torrente. Questo è quanto accertato dalla perizia del professor Righetti dell’università di Bolzano con precise prove di laboratorio – prosegue – Per la Procura non solo non c’erano responsabili, ma non c’era neanche un reato. Il giudice ha deciso di accogliere il ricorso». Ora, spiega, bisognerà chiarire un’eventuale responsabilità della Provincia di Trento, custode dell’area che fa parte del demanio idrico provinciale, e in secondo luogo del Comune, per la funzione di controllo che grava sui Comuni rivieraschi.
«Capire se questa tragedia si sarebbe potuta evitare – prosegue l’avvocato – La balneazione è sempre libera a meno che non sia specificatamente vietata». Al divieto posto dal Comune di Riva in estate sarebbe, secondo il legale, seguita una determinazione della Provincia nel febbra- io dell’anno scorso con la quale si estendeva l’area interdetta alla balneazione fino a oltre Punta Lido. L’indicazione precedente, invece, l’avrebbe fatta terminare prima della foce del Varone. «E quindi la zona dove Hanna e Oleksii avevano fatto il bagno, fino alla fine dello scorso febbraio, era fuori da quella vietata», così l’avvocato.
Hanna Shrabratska e il figlio Oleksii, entrambi in Italia in fuga dalla guerra in Ucraina, avevano scelto di passa- re la giornata di metà luglio al lago per cercare un po’ di fresco. «Avevo accompagnato Hanna e Oleksii a Rovereto per prendere la corriera diret- ta a Riva e intorno alle 18 ero tornato ad aspettarli per il rientro. Ma non sono mai tornati», aveva raccontato Mariotti.
Alle 11.17 Hanna aveva inviato a Mauro, tramite Whatsapp, l’ultima fotografia. Madre e figlio erano poi entrati in acqua, nel punto dove, di lì a poco, si sarebbe consumata la tragedia. In serata l’uomo aveva presentato denuncia di scomparsa ai carabinieri della Compagnia di Rovereto. La mattina dopo i sommozzatori avevano rinvenuto i corpi a 18 metri di profondità.
La denuncia aveva portato all’apertura di un fascicolo, per il quale era stata successivamente richiesta l’archiviazione, respinta però dal Gip.
L’esperimento
Quel giorno di metà luglio le temperature del lago in superficie supera- vano i venti gradi (23-26°). L’immissione delle fredde acque del torrente Varone (con una temperatura di 7-15 °C) avrebbe, secondo la perizia, determinato un fenomeno noto come «corrente di densità». Per dimostrarlo l’esperimento ha cercato di riprodurre nel modo più fedele possibile temperature velocità del flus- so. Il laboratorio di ingegneria idraulica e dinamica dei flussi gestito dal professor Righetti si trova al Noi Techpark. La perizia bolzanina sulla tragedia di Riva ha contribuito affinché il caso non venisse archiviato.




