Cultura

Anna Von Hausswolff – Iconoclasts

Un disco così affascinante, complesso ed elegante non lo ascoltavo da tempo. Tutta la straripante potenza vocale, strumentale e compositiva di Anna Von Hausswolff s’incanala verso la forma canzone ma non nel senso di immediatezza o semplificazione. Ha creato strutture sopraffine all’interno delle quali scatenare la sue proverbiali genialità e bravura.

Credit: Gianluca Grasselli

Ad ascoltare questa voce e questi suoni sembra di fare rafting. Scorriamo e ci immergiamo tra cascate, correnti, massi rotolanti e natura selvaggia. Un album che somiglia a un kolossal cinematografico.

La title-track di undici minuti, divisa in tre grandi movimenti, è l’emblema della cura e della varietà di questo lavoro multiforme, tentacolare. Ma lungo tutto il disco si gode di questa pienezza, come in “Mouth” o nell’inquietante strumentale d’apertura “The Beast”. Che dire della magnifica “Stardust”? Solo Anna può unire il sinuoso al doom, l’arabeggiante all’epico. “Aging Young Women” con Ethel Cain è un duetto da leccarsi i baffi. “Facing Atlas” è monumentale. Anna intona versi che evocano la fatica del mondo: “Life on Earth full of shit and full of evil”.
Il brano incarna il peso del vivere e insieme il desiderio di rovesciarlo. È l’Atlante che si scrolla il globo dalle spalle. In “Whole Woman” la voce di Iggy Pop è quella di un profeta stanco, roca e paterna.
Von Hausswolff lo accompagna e ci incanta come una sirena.
Il testo parla di un corpo che rinasce dopo essere stato consumato: “I am the whole woman now / fractured, bleeding, still divine.” “Consensual Neglect” è un grandissimo strumentale. Il sassofono è divino, il pezzo è infernale, apocalittico, straordinario.

E qui arriviamo al massimo livello del disco. Ancora un meraviglioso sax apre “Struggle With The Beast”. Percussioni irresistibili. Adrenalina a mille. Arriva l’organo, poi le chitarre e sembra di essere a un sabba officiato dai Tangerine Dream. All’apice dell’orgia entra la voce di Anna, la sacerdotessa, a completare uno dei brani più belli del 2025. In ginocchio di fronte a tanta grandezza.

Dopo questo capolavoro pagano, è il momento della quiete ambient di “An Ocean Of Time”.

“Iconoclasts” ruota attorno al tema della liberazione. Rompere vincoli, distruggere icone, rifiutare le strutture che imbrigliano. È una vera e propria chiamata all’azione. Ad accompagnarci in questo viaggio abbiamo di tutto. Droni, organi, atmosfere gotiche, sperimentazione, accenti pop-rock, arrangiamenti barocchi. Un rito ancestrale di settantacinque minuti.
In questo contesto la voce di Von Hausswolff resta il fulcro: potente, teatrale, immacolata. Pochi artisti attuali abbracciano una gamma così ampia di registri restando coerenti.

“Iconoclasts” è un album drammatico, sperimentale e potentissimo.


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