Anna Scarafoni: «Dna dei cani, così ho messo all’angolo Walcher» – Cronaca
BOLZANO. «Ammetto di essere entrata in maniera un po’ garibaldina sulla tassa per i cani, tanto che l’assessore Walcher si era arrabbiato tantissimo. Ma – come si suol dire – il fine giustifica i mezzi. Il 30 ottobre ho segnalato pubblicamente, nel corso di una conferenza stampa, il tentativo di parte della giunta di introdurre una tassa sul possesso dei cani. Il giorno successivo la delibera sarebbe dovuta approdare in giunta, ma è stata ritirata». Anna Scarafoni, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio provinciale, unica rappresentante femminile del gruppo italiano, ripercorrendo l’attività dell’anno che si è appena concluso, racconta con orgoglio la sua battaglia contro l’introduzione di una tassa da 100 euro per i cani non ancora sottoposti al test del Dna. Una battaglia che le ha creato non pochi problemi con la Svp, ma ha aumentato i consensi tra i proprietari di cani.
Quella vicenda è la conferma che come si dice in Provincia, la consigliera Scarafoni non è facile da “gestire”.
Me ne sono sentita di tutti i colori, ma alla fine ha vinto il buonsenso: niente tassa sui cani che non avessero fatto il test del Dna; esonero della sanzione per gli inadempienti. Il passo successivo dovrà essere l’abolizione totale di questa normativa che comunque non avrebbe risolto il problema della sporcizia delle strade. In larga parte non dipende dalle deiezioni canine. Invece avrebbe scoraggiato l’adozione di cani; favorito l’abbandono; messo in difficoltà in particolare le fasce più deboli della popolazione. Soprattutto gli anziani, per cui il cane rappresenta una compagnia importante.
Il prossimo passo?
Sarà trovare il modo per risarcire chi, nel rispetto di una legge successivamente “congelata”, ha effettuato il test del Dna.
Lei è una farmacista “prestata” alla politica, si trova a suo agio in questa veste?
Ho lavorato 40 anni dietro il banco della mia farmacia: mi piaceva individuare i problemi e cercare le soluzioni, per aiutare chi si rivolgeva a me. La mentalità è rimasta la stessa. Oggi spesso vengo contattata da cittadini che si trovano alle prese con un problema. È stato così anche con il trasporto disabili. Un tema che conosco molto bene. Era stata fatta una gara d’appalto e il servizio non funzionava. I familiari di persone con disabilità si lamentavano. Ho lottato, ho promosso una raccolta di 5 mila firme. Alla fine il servizio è stato affidato nuovamente a chi lo gestiva in precedenza. E tutto adesso funziona.
Non ha nostalgia del Comune, dove forse riusciva ad incidere di più?
Assolutamente no. In Comune è tutto più complicato, perché c’è ostruzionismo da parte di chi è legato alla vecchia amministrazione. In Provincia invece le cose si possono fare in maniera più diretta.
Che rapporto ha con Galateo, vicepresidente della Provincia e presidente provinciale di Fdi?
Andiamo d’accordo. Siamo complementari. Questa è una situazione nuova anche per quanto riguarda l’assetto nazionale: a Roma, in Provincia e a Bolzano governa il centrodestra. È un contesto storico da sfruttare.
In Provincia oggi ci sono solo cinque rappresentanti del gruppo italiano. Solo in quattro però facciamo parte del governo di centrodestra. Siamo pochi, ma ci facciamo valere. La Svp per la prima volta nella sua storia si trova a far parte di una coalizione di cinque partiti.
Nonostante ci sia il centrodestra al governo sia in Provincia che in Comune, il disagio degli italiani c’è ancora.
Io vedo che c’è il disagio di tutti. Però so che gli italiani sono orgogliosi di appartenere a questa terra, anche se ci sono personaggi come Sven Knoll di Stf che devono interpretare il proprio ruolo.
E allora qual è il problema del gruppo italiano?
Stiamo pagando un passato di condiscendenza. È un dolore che gli italiani non vadano a votare, ma nessuno finora ha dato l’impressione di fare qualcosa per cambiare.
Quindi anche con voi che adesso siete al governo – a Roma, in Provincia, a Bolzano – le cose non stanno cambiando.
Tanto per cominciare la Svp adesso ci deve ascoltare. E per quanto riguarda il capoluogo la nuova giunta sta lavorando bene. Il sindaco è aperto, ascolta, si dà da fare. L’assessora Patrizia Brillo sta facendo un ottimo lavoro sul fronte dei migranti. Prima valeva il principio dell’accoglienza a tutti i costi; adesso per essere ospitati bisogna trovarsi sul territorio comunale da almeno quattro settimane e fornire i documenti. Poi c’è il nostro capogruppo Roberto Muraro, organizzatore di eventi internazionali, molto bravo.
Cosa dobbiamo attenderci per il 2026?
Mi attendo importanti cambiamenti per il capoluogo, perché dovrebbe consolidarsi e dare frutti l’asse Provincia-Comune.
In questi giorni si discute molto di liste Civiche che, alle prossime elezioni provinciali, potrebbero fare concorrenza ai partiti nazionali: lei cosa ne pensa?
Le Civiche sono ininfluenti. Abbiamo bisogno di partiti strutturati, di legami forti con Roma. Con le Civiche si disperdono e si polverizzano i voti.
È stata spesso contestata dalle femministe.
Quando ero in Comune non mi volevano far entrare nella Commissione pari opportunità, perché avevo scritto un articolo sul calendario del Codacons con le foto artistiche di donne nude, firmate da Tiziana Luxardo. Per me un’esaltazione della bellezza tradotta in arte; per le femministe un calendario sessista. Si perdono in queste discussioni, ma non fanno nulla invece su temi importantissimi come le spose bambine e le menomazioni genitali.
Lei non partecipa ai lavori del consiglio provinciale da fine ottobre; non c’era neppure alle sedute dedicate al bilancio, cosa le è successo?
Ho avuto qualche problema di salute.
Adesso è tutto risolto?
Sono contenta, perché si sta tutto risolvendo per il meglio e sono pronta a tornare operativa.
A.M.




