Molise

Anime dannate al cospetto del Diavolo, a Isernia si riapre ‘La Porta dell’Inferno’ (LA DIRETTA) – isNews

Torna la mascherata paesana e popolare elaborata nel secolo scorso da Giotto De Matteis: la tradizione continua


ISERNIA. Anche quest’anno, dopo la ripartenza del 2023, per l’evento simbolo di questi giorni di festa isernini si è riaperta ‘La Porta dell’Inferno’. Tantissime le persone che hanno raggiunto il cuore della città per assistere alla mascherata paesana, il musical dialettale che ha per protagoniste alcune anime dannate isernine.

Il testo venne elaborato attingendo dalla tradizione popolare, sul finire degli anni Venti del secolo scorso da Giotto De Matteis. “Le musiche di tale mascherata – almeno per quanto si riscontra dall’edizione messa in scena nel 1929 – furono composte da G. Passarelli – scrive Mauro Gioielli, tra in massimi esperti dei riti del Carnevale in Italia –  In mancanza di spartiti dell’epoca, negli anni settanta e novanta dello scorso secolo, alcuni musicisti isernini (soprattutto Sergio Azzolini e Piero Ricci), sulla base dei ricordi degli anziani, tentarono una prima azione di ‘recupero e ricostruzione’ delle melodie originali, che poi sono state definitivamente pentagrammate”.

Protagonisti de ‘La porta dell’inferno’ alcune ‘maschere’ simboliche, personaggi ciascuno con un suo scopo e caratterizzazione: sono il Diavolo, l’Avvocato, l’Ingegnere, il Medico, il Notaio, il Veterinario, la Farmacista, il Maestro di musica, il Professore, il Muratore, il Falegname, il Calzolaio, il Pittore, il Fabbro, il Sarto, il Sagrestano, il Barbiere, il Macellaio, la Bigotta e il Cafone. “Tali personaggi – spiega ancora Gioielli – scelti secondo una scala sociale più o meno ordinata in chiave decrescente, dai professionisti al ‘cafone’ – inscenano una mascherata. Il Diavolo, fermo davanti alla porta dell’inferno, vede alcune anime che attendono d’entrare. Domanda loro da dove arrivino. Le anime, allora, cantando una per volta, descrivono la città di provenienza. Da quanto ascoltato il demonio comprende che si tratta di Isernia. Quindi, chiede ai dannati cosa vorranno fare una volta entrati, giacché saranno costretti a lavorare per riparare ad ogni colpa commessa. Infine, tutti entrano nell’inferno e la mascherata si conclude”.

In occasione dei carnevali del 1995 e 1996, una operazione di revival recuperò questa mascherata e la portò nelle piazze del centro storico isernino. Poi un lungo oblio. L’anno scorso, sulla scia di un desiderio ripetutamente manifestato da molti cittadini, è stata nuovamente rappresentata, con la regia di Emilia Vitullo, la direzione musicale di Piero Ricci e i costumi di Emilia Leone. E quest’anno il bis, con l’intenzione chiara di re-istituire quest’antica tradizione paesana. Immancabili poi i musicisti che hanno accompagnato i canti dei protagonisti. Una grande festa di popolo con un profondo significato simbolico e dalle forti caratteristiche satiriche.

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