Ancona sul tetto d’Italia è Capitale della Cultura: «Ora siamo protagonisti»
ANCONA «Non è un lutto, avete vinto». Dev’essere stata l’espressione monolitica del sindaco Silvetti ad aver suggerito la battuta al ministro Giuli. Appena dopo la proclamazione, ha invitato il primo cittadino a sciogliere la tensione accumulata nell’intensa mattinata romana. Sì, Ancona è sul tetto d’Italia: è Capitale della Cultura 2028. L’annuncio ieri mattina alla Sala Spadolini del Ministero della Cultura.

Le emozioni
Silvetti era incredulo, attraversato da uno tsunami di emozioni. Consapevole di aver tagliato un traguardo storico, ha preso la parola – con voce rotta – affiancato dal ministro e dal presidente della commissione Davide Desario: «Un obiettivo importante per tutta la comunità cittadina e per le Marche – ha rotto il ghiaccio – un’enorme quantità di energie messe in campo per comporre un dossier originale in grado di creare suggestioni che diano un contributo a far percepire diversamente il nostro tessuto socio-culturale, da vera città protagonista». Le ragioni della vittoria le ha espresse Giuli: «Un programma di eventi solido e interdisciplinare; una strategia di investimenti coerente con gli obiettivi». Ancona, infatti, ha portato in dote 59 milioni di euro di interventi: 52 per progetti strutturali, parte dei quali già avviati come i progetti per di rigenerazione urbana, altri 7 ancora da mettere a terra. Una spinta arriverà dal Ministero (1 milione come riconoscimento per l’investitura) e dalla Regione (1 milione, come avvenuto precedentemente per Pesaro). Le altre motivazioni: «Una valida rete tra istituzioni culturali; l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea e infine il coinvolgimento dei giovani come parte attiva del progetto».
La prospettiva
Ciò che si staglia ora all’orizzonte è una sfida corale di grande responsabilità: rappresentare non solo il territorio d’appartenenza, ma più ampiamente il paradigma culturale italiano. Ancona, con le impronte della sua storia millenaria e la visione tracciata dalla squadra che ha redatto il documento di 80 pagine (88 progetti descritti), ha scavalcato le altre nove finaliste: Anagni, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia. Una competizione agguerrita, che la Dorica ha combattuto contendendosi – fino all’ultimo – l’ambito titolo specialmente contro le quotatissime Sarzana e Tarquinia i cui dossier avevano mpressionato la giuria. Ma alla fine la valutazione è stata unanime: il giudizio sul dossier «è eccellente». Una pioggia di congratulazioni. Le parole che più hanno colpito Silvetti, riportate con sentita emozione ieri pomeriggio durante la acclamazione in Comune, sono state quelle della senatrice a vita Liliana Segre: «Un riconoscimento meritato e necessario per una capitale globale della cultura» ricordando anche le sue origini doriche: «Mio nonno materno, l’avvocato Alfredo Foligno era di Ancona, città amatissima».
L’ispirazione
“Ancona, Questo Adesso” è il claim che è stato scelto per il dossier. Il “qui e ora” che strizza l’occhio all’hic et nunc della matrice latina che, insieme a quella greco-siracusana, permea la stratificazione storica del capoluogo. Ma l’ispirazione per la scrittura delle 80 pagine «arriva da Scarabicchi» ha confidato ieri pomeriggio l’assessora alla Cultura, Marta Paraventi. Il poeta anconetano, con i suoi versi, ha illuminato il percorso creativo coronato con una vittoria «non scontata – ha rimarcato l’assessora – ma che adesso ci conferma quanto Ancona sia pronta ad aprirsi e a fare il doppio salto». Consci che la gioia per il traguardo raggiunto «si carica di responsabilità – ha aggiunto il soprintendente Pessina – e in questo saremo al fianco della città per aiutarla a cogliere questa occasione storica».
La cavalcata
Si entra nel vivo. Comincia oggi la grande cavalcata verso il 2028, quando tutti i progetti che hanno fatto breccia nel cuore della giuria nazionale dovranno materializzarsi. Così che Ancona possa, coerentemente con il ruolo che le è stato conferito, mostrare orgogliosa il vessillo appena conquistato. Un orgoglio per la città. Per tutta la regione. «Oggi ci sentiamo un po’ tutti anconetani e detto da un ex sindaco di Ascoli, non era per niente scontato» ha ironizzato l’onorevole Castelli, commissario straordinario alla Ricostruzione. Un capoluogo che ora avrà l’onore e l’onere di far valere la posizione che riveste. «Senza dimenticare di essere la porta d’Oriente e via della Pace – ha commentato il monsignor Angelo Spina – guardando alla cultura come leva capace di generare futuro e puntando sui giovani, protagonisti di questo progetto».




