Ancona Capitale della Cultura, ecco svelato il dossier tra Design week e Dardust
ANCONA – Ottanta pagine di speranze, di visioni ma anche di progetti per costruire la dimensione culturale della città di domani. È il dossier con cui Ancona concorre al titolo di Capitale italiana della Cultura 2028, presentato giovedì in audizione davanti ai commissari del Ministero della Cultura. Molto più di un libro dei sogni, a detta di chi l’ha scritto e ci ha creduto fin dall’inizio.

Il corpus
Oltre 80 progetti racchiusi nello slogan “Questo e adesso”, ma divisi anche in quattro aree specifiche. La prima: Questo mare. Ancona è il suo mare, e non poteva che partire da qui il viaggio della città dorica verso l’ambito riconoscimento. Il pilastro fondamentale, in questo caso, è quello che il Comune chiama già Museo della Civiltà del mare Adriatico, uno spazio dove ripercorrere – anche e soprattutto attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie – la storia delle genti che per millenni hanno solcato l’Adriatico passando per l’antico porto di Ancona. Nulla è lasciato al caso, men che meno la direzione artistica, che Palazzo del Popolo ha voluto affidare allo scenografo Premio Oscar Dante Ferretti. Parallelamente, l’idea è quella di costruire un Archivio Visivo e Sonoro del Mare, affidato alla cura del regista e musicologo Francesco De Melis.
La suggestione
Suggestiva, poi la Design Sea Week, un progetto del quale non si sa ancora molto ma propone una valorizzazione del distretto della nautica di lusso di Ancona attraverso un evento di caratura internazionale con la collaborazione di Confindustria. La seconda direttrice del dossier, neanche a farlo apposta, si chiama Via Maestra. Per ammissione degli stessi ideatori, si tratta del percorso che metterà a sistema gli istituti culturali e la storia di Ancona, intitolato a Ciriaco, il patrono della città dorica. Si spazia dal Premio per il Dialogo Interculturale, intitolato sempre a Ciriaco e promosso con il Segretariato della Macroregione Adriatico-Ionica (che ha sede ad Ancona, ndr) fino alla creazione di una rete museale naturale, con Ancona città pilota sulle linee guida del Ministero della Cultura. E ancora, le mostre in Pinacoteca dedicate al Rinascimento Adriatico e curate dallo storico dell’arte Enrico Maria Dal Pozzolo. Da non dimenticare, inoltre, lo studio già commissionato dal Comune all’Università di Venezia “Ca’ Foscari” sul dialetto anconetano. Terzo punto, Adesso Parco. E il parco, in questo caso, è quello del Cardeto. Un gioiello verde, affacciato sul mare e custode della storia di Ancona. Proprio per questo, all’interno del polmone verde verranno proposti appositi trekking alla scoperta di Ancona greco-romana o bizantina. E infine, il Mare culturale. Dal mare siamo partiti e qui ritorniamo. Questa è forse la parte più audace del progetto, una piattaforma che trasformi la Dorica nel teatro naturale per arti digitali, performative e immersive.
Le performance
Dai festival già noti e apprezzati come Adriatico Mediterraneo e Popsophia fino al coinvolgimento di nomi di peso, come il producer marchigiano Dardust (ieri sera a Sanremo per la serata delle cover, tra l’altro) o Busta, membro dei Subsonica. E questi sono soltanto alcuni degli 80 progetti sottoposti all’attenzione del Ministero della Cultura, chiamati a sfidare i dossier analoghi di città come Forlì o Catania, giusto per citare le altre due favorite – assieme ad Ancona – per il titolo di Capitale della Cultura 2028. E se non dovesse andare come previsto? A Palazzo del Popolo, la sconfitta non è contemplata. Ma la maggior parte di questi progetti, anche senza il lauto finanziamento che il Ministero riconosce alla città vincitrice, potrebbero essere comunque portati avanti. Perché la Cultura non è uno spot.




