anche i minorenni erano ubriachi nella rissa di Capodanno. Convalidato l’unico arresto

SAN BENEDETTO Un solo coltello per 4 feriti oltre a inquietanti analogie con la morte di Amir, il giovane ucciso la mattina del 16 marzo scorso davanti alla discoteca Kon Tiki. È un caso complesso quello che stanno cercando di dipanare gli agenti della polizia di Stato diretti dal commissario Guido Riconi coordinati dal sostituto procuratore di Ascoli, Cinzia Piccioni. Stanno vagliando le immagini delle telecamere sia pubbliche sia del locale privato per collocare le varie persone coinvolte sulla scena del crimine e per comprendere le responsabilità di ciascuno, oltre a valutare se ve ne siano a carico di altre.
Intanto la Gip Angela Miccoli ha convalidato l’arresto del giovane di Carassai. Dovrà rispondere di lesioni gravissime e rischia fino a 14 anni. Avrebbe sferrato lui il colpo alla guancia del minorenne di Pescara arrivato a San Benedetto con un amico. Entrambi all’insaputa dei genitori che li credevano in giro per il capoluogo abruzzese avevano bevuto oltre misura (è da capire dove visto che è vietato offrire alcol gli under 18) e sedevano allo stesso tavolo con il gruppo di albanesi e il rumeno residente a Pedaso che ha poi rischiato la vita per la recisione dell’arteria del braccio. È questa la prima analogia con il caso Amir, il giuliese morto dissanguato una mattina di marzo scorso.
I servizi
A lui però è andata meglio perché a Capodanno c’erano in servizio 3 pattuglie della polizia (2 dei carabinieri, 1 della guardia di Finanza e 2 dei vigli urbani) e una di queste si è trovata davanti al Jonathan poco dopo la rissa: l’intervento degli agenti è stato provvidenziale. Inoltre sono simili i futili motivi che, con tutta probabilità, sarebbero stati alla base del litigio, il fatto che tutti siano stati allontanati dalla security del locale per poi darsele di santa ragione nei pressi e, infine la presenza di un coltello particolare di quelli che vengono usati dai carpentieri. In quel caso l’arma del delitto fu prelevata da una Fiat Panda con la quale la vittima e il suo conoscente che poi lo ferì mortalmente, erano arrivati in città. In questo caso si dovrà stabilire dove era stata celata e chi ne era a conoscenza. Di certo si sa che è stata una unica arma a ferire tutti.




