Liguria

Amt, giornata decisiva per la ricapitalizzazione. Cambia il piano: tagli a bus e personale per 20 milioni


Genova. Giornata che potrebbe essere determinante per il futuro di Amt e del trasporto pubblico genovese, all’indomani del blitz nello studio dell’ex presidente Ilaria Gavuglio, ufficialmente indagata per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio. In mattinata Giovanni Mottura, l’esperto nominato dalla Camera di commercio per gestire la composizione negoziata della crisi, incontrerà il presidente Marco Bucci, il vicesindaco Alessandro Terrile e tutti gli enti coinvolti nel piano di risanamento, in vista della proroga delle misure protettive stabilite dal Tribunale.

Il nodo della ricapitalizzazione tra Comune e Regione

Scopo degli incontri, detta in soldoni, è capire chi ci metterà cosa nei prossimi anni per tenere in piedi l’azienda e allontanare lo spettro del fallimento. Il piano, ancora da affinare, sarà ripartito in quattro anni (perché nel 2029 scade il primo dei contratti di servizio) e prevede per il 2026 una ricapitalizzazione nell’ordine dei 98 milioni di euro in liquidità e 40 milioni in immobilizzazioni (in pratica il deposito della metropolitana di Dinegro, per cui il Comune ha già chiesto una perizia all’Agenzia del demanio), nel 2027 ulteriori 61 milioni di liquidità e altri 40 milioni in immobili, e cifre minori per gli anni successivi.

Una parte di questo denaro la metteranno gli attuali soci, tra cui l’azionista di maggioranza che è il Comune di Genova, ma una parte sarà in carico alla Regione Liguria. La disponibilità è stata confermata negli scorsi giorni dal presidente Marco Bucci, che non ha voluto svelare i numeri prima di chiudere l’accordo, ma ha garantito che l’operazione si farà entro maggio. Anche da Tursi per ora bocche cucite: la suddivisione della ricapitalizzazione è proprio il punto principale che andrà definito oggi, e in base a quello si definirà anche il nuovo assetto azionario, che “non necessariamente”, usando le parole del governatore, vedrà Filse oltre il 50%.

Cambia il piano: servono 20 milioni dall’efficientamento

Intanto ieri è stato consegnato ai sindacati il piano di risanamento aggiornato, approvato dal Cda insieme al bilancio 2024. “Ci è stato comunicato che, pur mantenendo invariati i numeri complessivi rispetto al piano originario, sono cambiati gli equilibri tra le diverse voci – riferiscono le segreterie di Filt Cigl, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal -. In particolare, si è ridotta la quota di intervento prevista tramite l’aggiornamento del contratto di servizio con gli enti pubblici, mentre è aumentata la capacità di intervento nell’ambito dell’efficientamento”.

In altre parole: a seguito dell’istruttoria in Città metropolitana, l’adeguamento del contratto di servizio non potrà superare i 24 milioni all’anno. La quota mancante per riportare in equilibrio la parte corrente – al netto della manovra tariffaria e dei contributi extra che potranno arrivare da Regione e ministero dell’Ambiente – andrà assicurata risparmiando sui costi interni. L’intenzione è tagliare circa 20 milioni in quattro anni.

“Abbiamo immediatamente ribadito che non siamo disponibili a trattare su aspetti che non siano conformi a quanto stabilito nel verbale di riunione del 2 ottobre 2025 – avvertono i sindacati -. Ci è stato risposto che la normativa e la contrattazione di secondo livello non sono oggetto di discussione. Per il mese di marzo si ipotizza di raggiungere un possibile accordo, affinché la composizione negoziata della crisi possa avere successo. A breve sarà pubblicata una manifestazione di interesse per l’esodo incentivato, il cui buon esito dipende dalla copertura economica garantita dagli enti”.

Cosa significa? L’azienda predisporrà un fondino, sostenuto dalla Regione, per alimentare il pensionamento anticipato. L’obiettivo è congedare 100 persone all’anno. Dipendenti che non saranno tutti sostituiti, dato che il piano prevede anche una contrazione del personale nell’ordine delle 300 unità. Se è vero che le difficoltà a garantire il servizio dipendono non solo dai 250 mezzi fuori uso ma anche dagli 80 autisti mancanti, è probabile che nemmeno il prossimo futuro sia molto roseo.

Ma non è tutto, perché il piano prevede anche un taglio dei chilometri percorsi e la riduzione delle linee a bassa domanda, una sforbiciata che riguarderà i servizi extraurbani (passati da 8,5 a 11 milioni di chilometri) e pure quelli urbani, eliminando le sovrapposizioni e puntando sull‘integrazione col servizio metropolitano di Trenitalia, destinato al potenziamento dopo la fine dei lavori sul nodo ferroviario. Funzionale a questa riorganizzazione sarà anche il progetto dei quattro assi di forza, che punta a concentrare personale e mezzi sulle quattro linee principali limitando i percorsi delle collinari. Una rivoluzione in parte osteggiata dal centrosinistra nello scorso ciclo amministrativo, che oggi diventa cruciale per la sopravvivenza dell’azienda.




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