Amenduni (Acciaierie): «Con la Provincia un incontro costruttivo, adesso il pallino è in mano loro» – Cronaca
BOLZANO. «Un incontro costruttivo: il pallino adesso è in mano alla Provincia». Poche parole strappate a Michele Amenduni, presidente delle Acciaierie Valbruna, mentre ieri sera da una porta laterale (per cercare di dribblare i giornalisti) lasciava Palazzo Widmann, al termine del primo faccia a faccia sulle Acciaierie con il presidente della Provincia Arno Kompatscher e il vice Marco Galateo. Ad accompagnare l’imprenditore dell’acciaio vicentino c’era Alexander Rieper, presidente di Confindustria Alto Adige, che in questa complicata partita, si è assunto il ruolo di mediatore tra le istanze della Provincia, proprietaria dell’immobile di via Volta, e quelle della famiglia Amenduni che gestisce l’impianto siderurgico da 30 anni.
«Stiamo lavorando per trovare delle soluzioni», il suo commento.
Tecnici assenti
Palazzo Widmann per l’occasione blindato, dopo che il presidente Kompatscher, visibilmente contrariato, in mattinata aveva dichiarato: «Questa partita è stata gestita male, adesso la prendo in mano io». I giornalisti hanno dovuto attendere in strada la fine dell’incontro al quale non hanno partecipato i tecnici.Il faccia a faccia – il primo dopo che il bando per la concessione del diritto di superficie è andato deserto – è durato quasi due ore. Al termine la Provincia ha diffuso un comunicato di poche righe in cui si parla di “un incontro costruttivo, che serviva, dopo che la gara per l’assegnazione dei terreni è andata deserta, a individuare le esigenze specifiche dell’azienda riguardo al sito di Bolzano e, per la Provincia, ad acquisire elementi utili per la definizione dei prossimi passi”.
Acquisto e bonifica
L’azienda è tornata a chiedere di acquistare i terreni; posizione sostenuta anche dai sindacati ad eccezione della segretaria della Cisl Donatella Califano che si è detta contraria. L’acquisto è ritenuto dalla famiglia Amenduni condizione indispensabile, per investire nello stabilimento di Bolzano che dà lavoro a 580 persone ed è collegato alla casa madre di Vicenza dove ne lavorano altre 1.200.E far crescere ulteriormente una fabbrica sana che, negli anni, ha conquistato il mercato mondiale degli acciai speciali. Per convincere la Provincia a vendere, la proprietà potrebbe aver messo sul tavolo la disponibilità a bonificare i terreni di via Volta. Si tratta di un intervento da decine di milioni di euro che sarebbero interamente a carico della Provincia in quanto proprietaria delle aree.
No alla vendita
In giunta provinciale però – con l’eccezione del vicepresidente Galateo – prevale la linea, sostenuta anche dai tecnici, del no alla vendita; sì alla concessione. La Provincia sarebbe orientata a proporre un nuovo bando rivisto e corretto rispetto a quello che è andato deserto. Si vorrebbe ridurre la superficie (e magari anche la durata) occupata attualmente dalle Acciaierie, scorporando l’area Erre (ex Lama Bolzano) all’uscita del casello di Bolzano sud dell’A22, per assegnarla all’Alumium Bozen. L’azienda occupa attualmente 10 mila metri quadrati di proprietà della Provincia, che vorrebbe utilizzarli per ampliare il Noi Tech Park. Una soluzione questa che consentirebbe di ridurre i costi della nuova concessione, visto che 150 milioni per 50 anni sono considerati un prezzo improponibile dagli Amenduni. A quanto è dato sapere però l’azienda non vuole ridurre la superficie su cui opera.
Trattativa diretta
Altra questione sul tavolo ieri: nuova gara o trattativa diretta? Galateo avrebbe chiesto ulteriori verifiche agli uffici, circa la possibilità di superare la direttiva europea Bolkenstein e andare a trattativa diretta. I tecnici però hanno escluso tale possibilità, ribadendo la necessità di fare una nuova gara. La trattativa diretta sarebbe invece praticabile, secondo i consiglieri comunali verdi Chiara Rabini, Rudi Benedikter, Luca Di Biasio, Cornelia Brugger, in quanto l’obbligatorietà della gara prevede infatti un’eccezione: “Per realizzare insediamenti con priorità strategica o per conseguire gli obiettivi di politica economica o occupazionale fissati negli strumenti di indirizzo e nei criteri programmatori”.
I sindacati da Urso
L’ipotesi di un nuovo bando preoccupa i sindacati, perché significherebbe per i lavoratori andare incontro ad altri mesi di incertezza. Per l’azienda vorrebbe dire rinviare gli investimenti e magari cominciare a programmare il trasferimento della produzione. Per queste ragioni Riccardo Conte segretario della Fim, Marco Bernardoni della Fiom e Giuseppe Pelella della Uilm, che hanno già organizzato due manifestazioni in difesa dei posti di lavoro, ieri hanno inviato al ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso una richiesta di incontro urgente.




