Scienza e tecnologia

Amazon ci riprova: ecco lo smartphone AI che vuole sfidare le app

Più di dieci anni dopo il flop del Fire Phone, Amazon starebbe preparando un nuovo ingresso nel mondo degli smartphone. Un ritorno che arriva in un mercato molto più affollato, dominato da Apple e Samsung, e in una fase in cui le vendite globali di telefoni sono previste in calo a doppia cifra nel 2026.

Secondo le informazioni raccolte da Reuters, il progetto interno avrebbe il nome in codice “Transformer” e avrebbe dentro di sé intelligenza artificiale, Alexa e servizi Amazon in un dispositivo studiato accompagnare l’utente durante tutta la giornata.

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Cos’è davvero il progetto Transformer

Transformer nascerebbe all’interno della divisione Devices & Services di Amazon come una sorta di dispositivo personale centrato sulla personalizzazione. L’idea sarebbe usare il telefono come ponte continuo con l’ecosistema dell’azienda: acquisti su Amazon, Prime Video, Prime Music e persino ordini di cibo tramite partner come Grubhub.

Il telefono dovrebbe integrarsi strettamente con Alexa, che resterebbe una componente chiave, anche se non diventerebbe il sistema operativo principale.

In pratica, più che un altro smartphone generico, Transformer punterebbe a essere un acceleratore d’uso dell’AI di Amazon, sia a bordo del dispositivo sia tramite l’assistente vocale.

AI al centro: meno app, più assistente

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale per ridurre la dipendenza dai classici store di app. L’obiettivo sarebbe permettere molte azioni direttamente tramite AI, evitando il passaggio obbligato di scaricare, installare e registrarsi a decine di applicazioni.

È un approccio ambizioso, che arriva dopo vari tentativi di dispositivi nativi AI finiti male: prodotti come Humane AI Pin e Rabbit R1 sono già stati ritirati dal mercato dopo recensioni negative e scarso interesse. Transformer, almeno nelle intenzioni, proverebbe a imparare da questi errori, ma resta un salto nel vuoto in un segmento dove nessuno ha ancora trovato una formula davvero convincente.

Fire Phone.

Chi guida il progetto e cosa vuole Amazon

A guidare Transformer sarebbe il gruppo interno ZeroOne, creato da circa un anno con il compito di sviluppare dispositivi considerati “di rottura“.

A capo del team troviamo J Allard, ex dirigente Microsoft che in passato ha lavorato su prodotti come il lettore musicale Zune e la console Xbox.

Sopra ZeroOne c’è la regia di Panos Panay, responsabile della divisione Devices & Services, chiamato a rimettere in sesto un’area storicamente poco redditizia per Amazon. Nello stesso percorso rientra anche un futuro tablet che, per la prima volta, dovrebbe adottare Android al posto di Fire OS e arrivare sul mercato intorno ai 400 euro.

In questo quadro, Transformer diventa un tassello della strategia più ampia di Amazon per recuperare terreno nelle applicazioni AI, dove l’azienda è forte sul cloud con AWS, ma viene spesso percepita come più lenta rispetto a concorrenti come Google, Microsoft e OpenAI.

Il fantasma del Fire Phone

Il nuovo progetto arriva con il peso del precedente tentativo: il Fire Phone del 2014. Quel modello puntava su funzioni come la riconoscenza dei prodotti tramite fotocamera, con aggiunta diretta al carrello Amazon, e su uno schermo con effetto 3D ottenuto grazie a un sistema multi‑camera.

La combinazione di Fire OS (privo di molte app popolari di Android e iOS), scarsa autonomia e problemi di surriscaldamento ha portato a vendite deludenti. Amazon ha dovuto tagliare il prezzo da circa 649 dollari a 159 dollari e ha chiuso il progetto dopo 14 mesi, registrando una perdita di circa 170 milioni di dollari in magazzino invenduto.

Gli analisti ricordano che un fallimento non rende impossibile un secondo tentativo, ma sottolineano un punto chiave: per convincere gli utenti a cambiare telefono, Amazon dovrà offrire un motivo davvero forte, soprattutto in un mondo in cui la maggior parte delle persone è molto legata ai Play Store e App Store tradizionali.

Smartphone classico o “dumbphone” minimalista?

Al momento Transformer resterebbe in pieno sviluppo e Amazon avrebbe esplorato due strade: un telefono tradizionale e un “dumbphone” con funzioni limitate, pensato anche per ridurre la dipendenza dallo schermo. Non esisterebbero ancora accordi con operatori mobili, segno che il progetto è lontano da un lancio commerciale.

Tra le ispirazioni citate internamente compare il Light Phone, un dispositivo da circa 700 dollari che offre solo poche funzioni essenziali (come fotocamera, mappe, calendario) e rinuncia a elementi come store di app e browser web. Un telefono di questo tipo potrebbe essere proposto come secondo dispositivo, da affiancare a un iPhone o a un Galaxy, più che come sostituto principale.

Non è un’idea marginale: i telefoni “semplici” – dai feature phone ai flip phone – hanno rappresentato circa il 15% delle vendite globali di telefoni nel 2025, secondo Counterpoint Research. In molti casi li usano professionisti che vogliono separare lavoro e vita privata, oppure genitori che cercano un dispositivo controllato per i figli, con accesso limitato ai social.

A rendere il quadro ancora più complesso c’è il contesto di mercato: Apple e Samsung insieme coprono circa il 40% delle vendite mondiali di smartphone, e le spedizioni complessive sono attese in calo del 13% nel 2026 per via dell’aumento dei prezzi dei chip di memoria.

In uno scenario del genere, l’idea di lanciare un nuovo telefono, per di più con un approccio diverso alle app, appare una scommessa ad alto rischio.

Per ora Amazon non commenta ufficialmente, e non emergono dettagli su prezzo, obiettivi di fatturato o entità dell’investimento. Resta una certezza: se Transformer arriverà davvero sul mercato, non basterà evocare l’AI per conquistare spazio in tasca agli utenti, servirà un’esperienza quotidiana capace di far dimenticare il precedente Fire Phone e di giustificare l’ennesimo nuovo dispositivo da ricaricare ogni sera.


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