Alzheimer, rafforzare le sinapsi per contrastare la malattia: la nuova sfida della ricerca italiana spiegata dal suo promotore
Il 2026 si è aperto con una notizia rilevante per la ricerca neuroscientifica italiana e per la ricerca sull’Alzheimer. Cristian Ripoli, professore ordinario di Fisiologia della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, ha vinto il Mid Career Award 2025 promosso da Airalzh (Associazione Italiana Ricerca Alzheimer) e dalla Fondazione Armenise Harvard. Il bando, destinato a ricercatori a metà carriera attivi nello studio delle malattie neurodegenerative, assegna un finanziamento complessivo di 200mila dollari per sostenere linee di ricerca ad alto potenziale innovativo.
Il progetto guidato da Ripoli punta allo sviluppo di proteine ingegnerizzate in grado di intervenire sul malfunzionamento sinaptico, uno degli elementi centrali della malattia di Alzheimer. Un approccio che si discosta dalle strategie più diffuse, spesso focalizzate sull’eliminazione delle proteine tossiche come beta-amiloide e tau, e che propone invece di agire sulle conseguenze funzionali della patologia: la perdita di plasticità neuronale e la vulnerabilità delle connessioni tra neuroni.
Il Mid Career Award non rappresenta solo un sostegno economico, ma un vero e proprio acceleratore di carriera e di idee, pensato per consolidare risultati scientifici in una fase cruciale del percorso dei ricercatori. Un modello che mira a rafforzare il passaggio dalla ricerca di base alla valorizzazione preclinica e traslazionale anche attraverso ulteriori opportunità competitive dedicate. Ne abbiamo parlato con Ripoli.
Partiamo dal riconoscimento: che cosa rappresenta per lei il Mid Career Award 2025 di Airalzh e Fondazione Armenise Harvard e perché questo tipo di finanziamento è cruciale per la ricerca di base sulle malattie neurodegenerative?
«Il Mid Career Award di Airalzh e Fondazione Armenise Harvard rappresenta un riconoscimento di grande valore scientifico, poiché consentirà una continuità a una linea di ricerca che il mio laboratorio porta avanti da anni e che è focalizzata sullo sviluppo di nuove strategie biotecnologiche. Gli approcci che sviluppiamo nascono con un duplice obiettivo, da un lato comprendere con sempre maggiore precisione i meccanismi alla base del funzionamento delle cellule nervose e, al tempo stesso, verificarne il potenziale come strumenti terapeutici per affrontare le alterazioni neuronali alla base di numerose patologie neurologiche e neuropsichiatriche. La ricerca di base sulle malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer, è oggi più che mai cruciale. Purtroppo le molte strategie sperimentate nel corso degli anni non hanno ancora portato a terapie realmente efficaci. È necessario, quindi, esplorare nuovi approcci potenzialmente capaci di aprire nuove possibilità. Infatti, se questi approcci dovessero dimostrare efficacia in fase preclinica, potrebbero costituire le basi per lo sviluppo di trattamenti futuri. Un ulteriore elemento di grande valore del Mid Career Award è che non si limita al semplice finanziamento di un progetto ma sostiene i ricercatori in un percorso. I vincitori avranno, infatti, accesso a ulteriori opportunità competitive dedicate, come la Sofinnova Biovelocita Call for Ideas, rivolta allo sviluppo di terapie favorendo il passaggio dalla ricerca di base alla valorizzazione preclinica e traslazionale. In questo senso, il Mid Career Award è un vero e proprio acceleratore di idee con un potenziale alto impatto per la ricerca sulle malattie neurodegenerative».
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