Alysa Liu, che ha detto addio al ghiaccio per vincere due ori olimpici nel pattinaggio
Se potessi rinascere e dovessi scegliere tra mucca e pollo, che animale vorresti essere? È una domanda a cui ha pensato parecchio Alysa Liu – la pattinatrice statunitense che ha incantato la Milano Ice Skating Arena prima nella gara a squadre e poi nel singolo femminile, salendo in entrambi i casi sul primo gradino del podio olimpico a Milano Cortina – quando, nel 2023, insieme a un’amica era impegnata a scalare l’Himalaya. E non ha dubbi: lei vorrebbe essere una mucca. Perchè, come scrive la Cnn, «le mucche se ne vanno in giro tranquille, brucano erba quando ne hanno voglia, e il mondo è la loro mangiatoia personale». Tutti i polli che ha visto in vita sua, al contrario, vivevano in gabbia. E Alysa in una gabbia proprio non ci vuole stare.
Da enfant prodige al ritiro a 16 anni
Classe 2005, è figlia di un uomo fuggito dalla Cina dopo aver preso parte ai movimenti di protesta di piazza Tienanmen che approda in California e si costruisce una famiglia da padre single con 5 figli, tutti nati grazie a maternità surrogata. Alysa è la maggiore. Comincia a pattinare a 5 anni, su consiglio del padre. Emerge immediatamente nelle competizioni di categoria, e a 13 anni è l’atleta più giovane a vincere un campionato assoluto di pattinaggio di figura negli Stati Uniti, circondata da colleghe senior. L’anno dopo, di nuovo: oro ai nazionali. Entra quindi nella spedizione olimpica, che a 16 anni, a Pechino 2022, la vede sesta. Poche settimane dopo, però, a Montpellier, Alysa Liu centra il podio: è bronzo ai Mondiali. Fa sognare l’America, che non può vantare pattinatrici ai vertici mondiali da un po’, e spiazza tutti: su Instagram – da figlia del suo tempo – in un post che comincia con «heyyyyy», perchè in fondo ha solo 16 anni, annuncia il suo ritiro. Una scelta maturata perchè sta per cominciare il college – dove studierà psicologia – e sogna di viverlo con leggerezza, come qualsiasi ragazza della sua età. Ma anche perchè – come racconta al format statunitense 60 Minutes – la pandemia da Covid, che nel 2020 per un po’ ha fatto chiudere tutti i palazzetti, in lei ha cambiato qualcosa: per la prima volta, dopo anni trascorsi ad allenarsi ogni giorno, tutto il giorno, si ritrova ferma. In casa, in tuta, senza costumi ricoperti di cristalli o pattini ai piedi. «Allora è così che ci si sente quando si fa una pausa», dice ridendo all’intervistatrice. E non le dispiace per niente. Racconta, con un sorriso consapevole che lascia intravedere un piercing al labbro che traccia sui denti due frecce, di «un’infanzia molto anormale», passata interamente sulle piste da pattinaggio. A chi le chiede se si trattasse di un lavoro, risponde che a quell’età non sai veramente cosa vuoi, che «il pattinaggio era più una responsabilità, quasi un peso». Ammette di aver sperato che i palazzetti del ghiaccio non riaprissero mai. Ma i palazzetti hanno riaperto, e lei è tornata. Nel team olimpico, per Pechino 2022. Capace, allenata, vincente. Ma senza gioia nel pattinare, dopo 11 anni trascorsi crescendo con preparatori che le dicevano su quale musica performare, cosa non mangiare, persino di non bere troppo «perchè anche l’acqua pesa».
Alysa Liu chiude i suoi canali social, per non vedere nè sentir parlare di pattini per un po’. Si autoesilia dal mondo del ghiaccio per due anni: studia, comincia a fare lunghe passeggiate in montagna – sale sul monte Everest, con un’amica e la sua mamma, decidendo che se mai dovesse reincarnarsi vorrebbe essere una mucca, appunto – sviluppa una passione per la fotografia e per i puzzle 3D. Sperimenta diversi colori di capelli: i suoi social – ora di nuovo attivi – la ritraggono con la sua chioma castana, poi rossiccia, poi fuxia, poi ancora con la caratteristica capigliatura striata che l’ha accompagnata ai Giochi.
Il richiamo dei pattini e il ritorno
Quando le manca un po’ di adrenalina, senza dire niente a nessuno, prova a inforcare di nuovo i pattini. E le emozioni di quando era bambina tornano a galla. Chiama il suo vecchio allenatore, Philip DiGuglielmo. Che prova a dissuaderla, perchè nel pattinaggio di figura due anni di stop sono tanti e «chi ha provato a tornare ha sempre fallito», dice lui. «Ma io ho solo 18 anni», risponde lei. E da lì ricomincia. Con l’obiettivo di tornare a competere, ma alle sue regole. Con la libertà di ascoltare il proprio corpo e decidere quando allenarsi di più e quando serve una pausa. Con la voglia di contribuire anche al processo creativo dei suoi programmi sul ghiaccio: quali musiche scegliere, quali costumi indossare. Affiancata anche dal coreografo italiano Massimo Scali, torna sullo scenario internazionale e sbalordisce ancora: è un ritorno d’oro il suo – come il costume che indossa e la medaglia che agguanta – ai mondiali di pattinaggio su ghiaccio a Boston nella stagione 2024/2025. Da lì a Milano Cortina 2026 è un attimo: anche questa volta il costume indossato è dorato e scintillante. E anche questa volta la medaglia è del metallo più prezioso.
«Non ho bisogno di qualcuno che mi sproni, ho la mia determinazione» dice lei a 60 Minutes, «fare fatica mi fa sentire viva». Si considera un’artista più che un’atleta, per lei le piste di ghiaccio sono come un palco dove fare una performance. «Ritirarmi è stata la scelta migliore che io abbia mai fatto», assicura. E il boato di ieri sera alla Milano Ice Skating Arena, quando a due anni dal suo addio alle gare è tornata da vincente, le dà ragione.
Source link




