Trentino Alto Adige/Suedtirol

Alloggiava a sbafo negli hotel di lusso: ennesima condanna – Cronaca



BOLZANO. Dodici condanne in tutta Italia a cui se ne sta per aggiungere una tredicesima, a tre mesi di reclusione per insolvenza fraudolenta da parte del tribunale di Bolzano. A queste si aggiungono circa sessanta denunce in ventuno province d’Italia, di cui una trentina solo in Alto Adige. Un dato in linea con i comuni altoatesini da cui è bandito: trentadue in tutto. Sono i numeri collezionati negli ultimi due anni da Alfonso Russo, noto nel settore turistico di tutta Italia per la tendenza a frequentare hotel di lusso, dormire in suite e svuotarne i minibar senza saldare i conti. Intervistato ai microfoni del programma televisivo “La vita in diretta” si è sempre difeso parlando di «leggerezza» o di «piccoli sbagli nella vita di un uomo».

Il 22 febbraio è attesa la sentenza definitiva del tribunale di Bolzano. Il primo procedimento a chiudersi su quattro previsti solo per fatti che riguardano l’Alto Adige. A metà gennaio era arrivata la condanna del tribunale di Como a sei mesi con il rito abbreviato unita a seimila euro di risarcimento provvisionale in vista di una futura definizione in sede civile per la truffa ai danni dell’hotel Aria Resort di Cima di Porlezza.

Il caso

Si presentava alla reception con disinvoltura, millantando di lavorare come manager in società importanti. Il modo di fare garbato, gli abiti eleganti e l’auto di classe facilitavano il copione che recitava per soggiornare gratis negli hotel di lusso.

Accumulando conti che, in alcuni casi, corrispondevano a diverse migliaia di euro.Nei suoi soggiorni, che potevano durare oltre una settimana, non si faceva mancare nulla: servizio in camera, massaggi, saune. Vacanze all’altezza di un dirigente di alto calibro, in modo da non destare sospetti. I periodi di ferie dell’uomo terminavano da un momento all’altro, con una fuga, spesso nel cuore della notte.

Nonostante le ripetute denunce, il 47enne campano tornava regolarmente in Alto Adige, puntando un altro hotel da truffare. Basava la sua scelta sul lusso, ovviamente, ma non solo. Il suo piano andava in porto solo ed esclusivamente nelle strutture che al check-in non richiedono la pre-autorizzazione (ovvero il blocco temporaneo di un determinato importo sulla carta di credito). «Saldo tutto alla fine», ripeteva agli albergatori. Non ha mai sganciato un euro.




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