All’esordio in F1 si schiantò, ora Antonelli è nella storia: è il più giovane poleman di sempre e fa sognare l’Italia. “Voglio vincere”
L’Italia ha fatto colazione con la storia. Perché in uno sport tendenzialmente avaro di primati per gli atleti italiani, ora ne vanta uno bellissimo. Kimi Andrea Antonelli è diventato il pilota più giovane in 77 stagioni di Formula 1 a conquistare una pole position a 19 anni, 6 mesi e 18 giorni. Battuto il primato di Sebastian Vettel che durava da 18 anni (Monza 2008), uno in meno rispetto all’ultima italiana di Giancarlo Fisichella in Belgio nel 2009. Ma non c’è molto da stupirsi perché Antonelli è sempre stato un campione di precocità.
Nel 2021 Mercedes lo ha inserito nel suo programma junior annunciandolo con la descrizione ben precisa (e lungimirante) “our future star”. Nel 2023 ha vinto il campionato di Formula Regional Middle East europea con due gare di anticipo, dominando la categoria. Poi il salto diretto in Formula 2 e neanche un anno dopo l’annuncio a una settimana di distanza come pilota titolare in Formula 1 per sostituire il detentore di ogni record di grandezza Lewis Hamilton.
E pensare che la storia di Antonelli in F1 è cominciata con uno schianto. Quando dopo dieci minuti delle prime prove libere è uscito alla Parabolica di Monza. L’attesa in macchina, qualche lacrima e il messaggio di Toto Wolff, che ha sempre creduto in lui, fin dal giorno zero: “Non importa Kimi”. Un nome di battesimo che rimane iconico per i tifosi Ferrari, quello di Raikkonen a oggi ancora l’ultimo campione del mondo in rosso nel 2007. Ma non è riferito al finlandese: i suoi genitori cercavano un secondo nome da affiancare ad Andrea e, un amico di famiglia, suggerì ‘Kimi’.
Nato e cresciuto in una famiglia motoristica, Kimi ha sempre seguito come un’ombra papà Marco, pilota di GT. La prima volta lo ha introdotto in un paddock di F1 nascondendolo dentro a una pila di gomme. Kimi è nato a Bologna e con la sua città ha un legame profondissimo. Gli amici di una vita sono sempre quelli e con loro condivide la vita come un ragazzo normale, ordinario. La maturità affrontata tre giorni dopo il primo podio in carriera in Canada e la notte prima degli esami a ripassare, godersi i momenti e guardare con i suoi compagni il basket (gran tifoso della Virtus).
Kimi è diventato grande e ora è andato a vivere da solo: “Mi sta anche piacendo tenere in ordine la casa e fare le lavatrici”. Lui che dormiva in una cameretta a casa di Toto Wolff quando era a Brackley in sede Mercedes. Tappe ordinarie di vita di un ragazzo che le ha sempre bruciate. Cresciuto forse troppo in fretta in un ambiente che non ammette ritardi ed errori. E con la stessa velocità Antonelli ha saputo affrontare e superare le criticità fisiologiche della prima annata in Formula 1. Una parte centrale di stagione quasi disastrosa, solo due punti nelle gare europee. Difficoltà iniziate in quello che è stato per lui il weekend più speciale a Imola, dietro casa. Per la prima volta li ha assaggiato veramente cosa significa essere un pilota di F1 a tutto tondo. L’attenzione spasmodica, le attività media sfinenti che accompagnano la vigilia del Gran Premio di casa: “Non me l’aspettavo, le ho sottovalutate”, ammise.
L’eroe locale che comunque rimane ragazzo. I compagni di scuola nel paddock a caricarlo, le lasagne della mamma da condividere con il team. Italianità e veracità. Kimi ha sempre voluto rimanere con i piedi per terra nonostante quello che la vita gli sta (meritatamente) offrendo ed è rimasto attaccato ai suoi valori: il rispetto come prima cosa. Proprio la traccia di attualità che ha scelto di sviluppare all’esame di maturità.
“Job’s not done” dicono in F1 dopo il sabato di qualifiche. C’è una gara da provare a vincere ora – l’ultimo italiano a farlo è stato Fisichella il 19 marzo 2006, siamo a 5 giorni dai vent’anni esatti – resistendo al compagno Russell e al ritorno dei due Ferrari. E Kimi fa già sognare tutti: “Vorrei riportare l’Italia alla vittoria“, ha dichiarato dopo la pole position. Hamilton, suo predecessore, l’aveva già individuato da bambino e lo ha designato come suo erede quando gli faceva da chioccia nell’ultimo anno in Mercedes e oggi lo ha esaltato: “È un teenager fantastico”. Il ‘piccolo’ del Circus è pronto a diventare (definitivamente) grande. Anche perché non si è nascosto: “Quest’anno voglio lottare per il mondiale”. Un italiano non lo vince dal 1953 quando Ascari trionfò in Ferrari.
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