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Allarme smartphone, questa abitudine sta rovinando la tua salute: in pochissimi lo sanno

Secondo studi recenti, sugli smartphone si annidano batteri come Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae: ecco i rischi per la salute

Lo smartphone è ormai un’estensione quotidiana del nostro corpo: secondo dati recenti, gli italiani trascorrono mediamente da 3 fino a 6 ore al giorno davanti allo schermo del proprio dispositivo. Tuttavia, al di là della dipendenza digitale, emerge un rischio sanitario poco considerato: lo smartphone è uno dei principali veicoli di batteri e microrganismi potenzialmente pericolosi per la salute. In questo articolo approfondiremo quali sono i patogeni più comuni che si annidano sui nostri telefoni e come adottare pratiche efficaci per la loro disinfezione.

I telefoni cellulari, pur non generando direttamente batteri, funghi o muffe, diventano un perfetto “cavallo di Troia” per il trasferimento di questi microrganismi dalle mani a parti sensibili come occhi, orecchie e vie respiratorie. La contaminazione avviene soprattutto perché portiamo il telefono con noi in ambienti “a rischio” come il bagno o la cucina, dove la presenza di batteri è elevata.

I batteri più comuni sugli smartphone e i rischi associati

Le analisi microbiologiche sui dispositivi mostrano una grande varietà di specie batteriche. Tra i più diffusi si trovano gli Stafilococchi coagulasi negativi (CoNS) e lo Staphylococcus aureus, batteri generalmente meno pericolosi ma che possono causare infezioni respiratorie e cutanee in soggetti vulnerabili.

Batteri smartphone
Lo smartphone ricettacolo di batteri – (vvox.it)

Più allarmanti sono invece la presenza di Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa:

  • Escherichia coli (E. coli) è un batterio Gram-negativo che normalmente vive nell’intestino umano, ma la sua presenza sugli smartphone indica contaminazione fecale. È responsabile di infezioni urinarie, gastroenteriti e può provocare patologie gravi in persone immunodepresse. L’E. coli è anche uno dei batteri più resistenti agli antibiotici secondo il Global Antibiotic Resistance Surveillance Report 2025 dell’OMS, rappresentando una sfida significativa nelle infezioni del sangue e la sepsi.
  • Klebsiella pneumoniae è un batterio Gram-negativo che può causare polmonite, meningite e infezioni urinarie. È particolarmente pericoloso per soggetti immunocompromessi e pazienti ospedalizzati. Negli ultimi anni si sono diffusi ceppi ipervirulenti e multiresistenti, che resistono a molti farmaci antibiotici, compresi i carbapenemi, farmaci di ultima istanza. Le infezioni da Klebsiella resistente ai carbapenemici (KPC) sono associate a tassi di mortalità elevati, fino al 50% nei casi più gravi.
  • Pseudomonas aeruginosa è un altro patogeno opportunista, responsabile di infezioni respiratorie e cardiovascolari, soprattutto in ospedali e in pazienti con dispositivi medici invasivi.

La presenza di milioni di microrganismi sul telefono non significa che dobbiamo rinunciare a usarlo o ricorrere a protezioni ingombranti. La soluzione più efficace è una regolare pulizia almeno settimanale.

Consigli pratici per disinfettare correttamente lo smartphone:

  • Spegnere il dispositivo prima della pulizia.
  • Utilizzare un panno in microfibra leggermente umido con una soluzione contenente alcol isopropilico al 70%, o salviette disinfettanti specifiche per elettronica.
  • Evitare l’uso di aria compressa, candeggina o prodotti aggressivi che potrebbero danneggiare il dispositivo.

L’Escherichia coli, ad esempio, è un indicatore primario di contaminazione fecale e la sua presenza su superfici come lo smartphone evidenzia una scarsa igiene delle mani o un uso scorretto del dispositivo, specie quando lo si porta in bagno. I ceppi più virulenti di E. coli possono causare infezioni gravi come meningite, sepsi e infezioni urinarie ricorrenti.

Allo stesso modo, la Klebsiella pneumoniae è un patogeno opportunista che sfrutta la presenza di condizioni di immunodepressione per causare infezioni che vanno dalla polmonite alle batteriemie. I ceppi ipervirulenti e multiresistenti – ormai diffusi soprattutto in ambito ospedaliero – rappresentano una minaccia crescente, con una mortalità elevata e scarse opzioni terapeutiche.

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