Allarme a Taiwan: ecco quali sono le “spiagge rosse” che Pechino potrebbe attaccare
Migliaia di chilometri separano il Venezuela da Taiwan ma, dopo l’operazione Usa che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro, Caracas e Taipei sembrano più vicine che mai. Mentre le autorità cinesi condannano ufficialmente l’intervento americano in Sud America, bollato dal ministero degli Esteri di Pechino come una “chiara violazione del diritto internazionale“, sui social della Repubblica Popolare dilagano i commenti degli internauti che vedono nel blitz della Delta Force un modello per un attacco a sorpresa contro l’isola e per la cattura del presidente William Lai.
Che la Cina possa valutare un intervento lampo o no, l’allerta torna a salire. Nel suo discorso di Capodanno il presidente Xi Jinping ha definito “inarrestabile” la riunificazione con la “provincia ribelle”. Pochi giorni prima Pechino ha dato il via alle esercitazioni Missione Giustizia 2025 attorno all’isola, incluse alcune aree dello Stretto di Taiwan. Annunciando le manovre, l’Esercito popolare di liberazione ha chiarito che intende “lanciare un serio avvertimento alle forze separatiste che cercano l’indipendenza dell’isola e alle forze di interferenza esterna“. I militari del gigante asiatico hanno sottolineato che le esercitazioni, durante le quali la Cina ha lanciato razzi verso l’isola e simulato un blocco dei suoi porti, sono un’azione “legittima e necessaria” per “proteggere la sovranità e l’integrità territoriale” e hanno l’obbiettivo di “mettere alla prova la capacità di combattimento congiunto del teatro operativo“.
In risposta alle manovre, Taiwan ha dichiarato di aver dispiegato “forze appropriate” ma non nasconde la preoccupazione. Massimo è l’allarme sull’isola che si concentra adesso sulle circa 20 “spiagge rosse”, sezioni della costa taiwanese che Pechino potrebbe usare, in caso di invasione, per far sbarcare i suoi soldati. Tra tutte le aree costiere, quella dal più alto valore strategico è la spiaggia di Linkou, parte di New Taipei City, la municipalità che circonda la capitale. Proprio questo, dicono gli analisti, sarebbe uno dei posti più pericolosi di Taiwan. Se non del mondo.
La spiaggia di Linkou infatti è situata non lontano dall’aeroporto più grande di Taiwan e dal porto di Taipei e confina con la foce del fiume Tamsui, che scorre attraverso il centro della capitale. Tzu-yun Su, direttore dell’Institute for National Defence Research, dichiara al Daily Telegraph che “l’occupazione di quest’area taglierebbe i principali collegamenti esterni di Taiwan con Taipei, isolando la capitale, interrompendo la sua fornitura di cibo e minando il morale“. “In sostanza“, avverte l’esperto, “una campagna in stile guerra lampo“. Secondo gli addetti ai lavori se le forze cinesi dovessero raggiungere Linkou, comunque un obbiettivo non facile, sarebbe in grado di accedere ai principali centri di controllo di Taiwan in meno di un’ora.
Non tutti gli esperti sono convinti che Pechino avvierebbe l’attacco contro la provincia ribelle con un assalto anfibio su larga scala. C’è chi evoca la possibilità che il gigante asiatico, in tale scenario, sia pronto invece a lanciare attacchi informatici e blocchi navali. L’ipotesi di un D-Day cinese, pur considerando le difficoltà legate alle proibitive condizioni che caratterizzano lo Stretto di Taiwan, non può però essere scartata. In tal caso, per approdare sulle spiagge rosse l’esercito di Xi Jinping potrebbe fare affidamento su navi ancorate ai fondali e collegate tra loro da ponti estensibili che potrebbero collegarsi alla terraferma o ad altre chiatte ed imbarcazioni.
Gli esperti consultati dal quotidiano britannico hanno espresso un certo scetticismo sulle capacità della Cina di sbarcare truppe sull’isola, mettendo in evidenza che i cambiamenti nei livelli del mare e le costruzioni lungo la costa abbiano reso tutte le spiagge inagibili per un’operazione di assalto anfibio.
Intanto, il ministero della Difesa di Taiwan ha comunque affermato che le sue forze armate “effettuano regolarmente ispezioni sulle spiagge principali e dispiegano i marines per verificare se le spiagge sono potenziali siti di sbarco“.
Source link




