Società

Alla mostra di Casanova a Venezia: perché il suo mito continua a esercitare un fascino tanto persistente?

Alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio Maggiore, è in corso Giacomo Casanova. Opera in più atti, fino al 2 marzo, mostra prodotta per i trecento anni della nascita di Casanova. Un progetto corale, pensato e coordinato da Renata Codello, che non si limita a presentarsi: si apre come un teatro.

Più che entrare in una mostra, si attraversa una soglia. Come nel Settecento, quando ogni gesto era gioco, maschera, desiderio, anche qui il visitatore è chiamato a partecipare al mistero. All’ingresso lo attende una lanterna fisica, parte di una geografia mobile di ombre e riflessi: un invito a trasformarsi da spettatore in protagonista. Si entra cercando la luce, si procede inseguendo il desiderio.

Alla mostra di Casanova a Venezia perch il suo mito continua a esercitare un fascino tanto persistente

GIULIA GAIA FORTUNA BULLETTI

Il progetto espositivo ideato da Massimo Checchetto, direttore degli allestimenti scenici del Teatro La Fenice, si apre come un sipario. Venezia, soglia del mondo dove ogni viaggio comincia e finisce nello stesso respiro, diventa un ponte invisibile verso l’Europa attraversata da Casanova nel suo irrequieto vagare. Scorrere l’elenco dei luoghi in cui ha vissuto fa emergere la sua qualità più taciuta, benché sia la più contemporanea: nessuno più di lui ha incarnato l’irrequietezza dell’apolide. Era veneziano, e ne andava fiero, eppure ciò che prevale non è il luogo natale, ma le «linee di passaggio». La sua vita è stata un incessante procedere per transiti più che per appartenenze.


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