Alessandro Cappato, l’ex elettricista che ha scelto i fumetti – Bolzano
BOLZANO. La “Tana delle Tigri”, l’agorà del fumetto. Le strisce dell’Eternauta pubblicate negli anni settanta su Skorpio, quelle del terzo millennio dominate dai Manga, sono unite da un preciso filo rosso scolpito dal mondo fantastico dell’autore, dall’eleganza dello stile grafico ed anche dalla spasmodica ricerca dell’ultimo numero o dell’ultimo gadget. Un ricco centro di gravità che Alessandro Cappato “and friends” hanno domiciliato in via Duca d’Aosta con tanto di insegna: la “Tana delle Tigri”. Agorà ideale colorato dalle grafiche accattivanti e dalle storie fantastiche, sostenuto dalla passione e dalla competenza di Alessandro e dagli amici Marco e Felix. La “tana delle Tigri” è il titolo della storia avviata da Alessandro, nel rispetto della passione adolescenziale. «Sono nato nel 1974, spiega il titolare, «e quando cominciai a guardare la televisione aveva appena debuttato il cartone animato dell’Uomo Tigre, che andava ad allenarsi nella tana delle tigri. Per quelli della mia generazione è un must, appena senti pronunciare il nome ti viene la pelle d’oca».
Nell’immaginario fantastico della sua adolescenza ci sono stati altri super eroi?
Certo, poi sono arrivati i vari Goldrake, Mazinga…insomma tutti i “robottoni” dell’epoca, rappresentati nelle serie di quella generazione. Le ho assorbite tutte e questo (indicando l’insegna della fumetteria) è il risultato.
Ha rimosso i supereroi della Marvel?
Assolutamente no. Uomo Ragno, Batman, Captain America hanno dominato verso la fine degli anni ’70. Negli anni ’80 e ’90 sono arrivati i fumetti giapponesi e da lì c’è stata un’altra esplosione della mia passione.Veniamo ai giorni nostri. Anzi riavvolgiamo il nastro riportandolo a dieci anni fa, quando lei decise di aprire una fumetteria.
Quando è scattata la scintilla?
Beh il paragone ci sta tutto perché il mio percorso professionale nasce dopo l’esame, superato, da elettricista. Ho lavorato solo un mese nel settore, lo abbandonai subito perché non mi piaceva. Mi sono dedicato ad altri impieghi, fino a quando mia moglie Magdalena mi disse di adoperarmi in quello che mi rendeva felice. Così, all’età di 41 anni, sono partito a realizzare il mio sogno, aprendo questa fumetteria.
Sapeva di affrontare anche una sfida col futuro?
Ne ero più che conscio, però alla fine la vita è una e bisogna viverla pienamente, sentendosi realizzati. Ho lavorato tanto e in diverse realtà, però sentivo che mi mancava qualcosa. Ho iniziato ad avvertire qualche momento di depressione. Mia moglie mi consigliò di seguire quello che mi rendeva felice, e, con la condivisione di papà Fulvio e mamma Gabriella, ho fatto questa scelta. Mi sono detto: provo ad aprire la mia fumetteria, come la intendo io. Ed è stato come togliersi un peso. Se già sapevo come impostarla? Ne avevo viste tantissime, però volevo che fosse accogliente: quando un cliente entra, deve sentirsi a casa. Dico sempre: quando varcate quella soglia lasciate fuori i problemi, qui dobbiamo rilassarci e fare due chiacchiere.
Il target dei suoi clienti è trasversale?
Parte dal ragazzino di 7-8 anni che inizia ad approcciarsi al mondo dei Manga, ed al quale, ovviamente, bisogna consigliare le letture adeguate, ed io sono qui per quello. Poi ci sono i più grandicelli con la paghetta settimanale che scelgono autonomamente il fumetto preferito. Poi c’è il cliente tipo, quello che ha una possibilità economica e può permettersi il gadget, il modellino un po’ particolare, anche con un costo impegnativo.
Il suo negozio è la testimonianza che è tornata la passione della lettura, sia del fumetto che di un libro?
Certamente. Dopo il Covid si è tornati a leggere, specialmente tra i più giovani.
Le capita di dire al cliente: «Mi dispiace l’ho finito»?
Sì, è capitato, però siamo organizzati che quando finisce un prodotto verifichiamo con il fornitore se c’è la disponibilità. Non vogliamo scontentare nessuno.
Cosa può dirottare l’interesse da sfogliare Topolino a sfogliare un fumetto Manga?
Tante volte succede, perché trovarsi nella fumetteria permette di dialogare con altri clienti. Questo è un luogo di confronto, e questo è stato dall’inizio il mio obiettivo. Volevo una fumetteria che rappresentasse un punto di ritrovo per gli appassionati ed anche per i curiosi, perché non tutti amano il fumetto, magari hanno la passione della lettura di ottimi libri, sottovalutando quella del fumetto.
Secondo lei l’era dell’Intrepido, il Monello, Skorpio è ormai definitivamente sepolta?
Quel tipo di fumetti univano oltre alle storie, anche la parte grafica molto bella. Quei fumetti contenevano più storie, adesso si va tanto sul fumetto monotematico.
Quando la sera torna a casa, qual è l’esperienza che si porta dietro?
La giornata in fumetteria, perché io la definisco sempre una fumetteria e non un negozio, mi carica di esperienze positive perché mi permette di instaurare e sviluppare relazioni. Nella fumetteria, al cliente non consegno solo il fumetto ma anche un dialogo costruttivo ed affascinante. La sera, quindi, quando tiro giù la serranda esco stanco ma soddisfatto.
Qual è stata la richiesta più strana?
Sono state due, la prima quando un cliente è entrato e mi ha chiesto dello yogurt. La seconda quando un signore, che si guardava attorno quasi volesse nascondersi, mi chiese se avevo riviste per adulti…Risposi che per mia scelta non le tenevo.




